Gioco d’azzardo, il rapporto con media e minorenni

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Il ruolo dei media sta diventando sempre più rilevante nella vita dei cittadini italiani. Il bombardamento di informazioni a cui si viene sottoposti tutti i giorni ha una conseguenza, la più rapida diffusione di notizie. Un’opportunità non sempre positiva, perché può contribuire alla diffusione di tendenze pericolose. Come il gioco d’azzardo.

Prima delle ultime elezioni Agcom aveva presentato alla Camera dei Deputati il Libro Bianco Media e Minori 2.0, uno studio approfondito sul ruolo dei media nella diffusione del fenomeno gambling del Paese, analizzato nel dettaglio da GamingReport. Il lavoro ha utilizzato dati Censis, che hanno evidenziato la stretta relazione tra l’aumento del volume di gioco e degli investimenti nel settore pubblicitario da parte delle aziende di betting. Di sicuro la legalizzazione dell’online ha permesso di portare l’azzardo più vicino ai consumatori, che possono accedervi da qualsiasi piattaforma. E gli spot televisivi, radiofonici e digitali permettono agli spettatori di venire a conoscenza delle loro possibilità nel settore dell’azzardo. Il problema è che il gioco a distanza contiene alcune caratteristiche specifiche che lo rendono più pericoloso di quello terrestre. I comportamenti di sfida e di dipendenza vengono fomentati, anche per la presenza dell’anonimato e quindi l’assenza di un controllo sociale.

Tutte queste motivazioni rendono il gioco online più adatto alla ludopatia. Spesso la tendenza a scommettere su internet è accompagnata da una personalità ossessivo-compulsiva. Inoltre, sono più a rischio i soggetti che hanno la tendenza a isolarsi dalla società, che trovano un posto in cui passare il tempo. Il tema del riscatto sociale è fortemente collegato alla ludopatia: diversi studi dimostrano che scommette soprattutto chi non ha lavoro e cerca di sistemare la propria situazione economica. La speranza di avere successo e di raggiungerlo tramite una vincita in denaro, un binomio quanto mai errato, è comune a numerosi scommettitori. Le varie pubblicità infine celano i disturbi cognitivi spesso collegati con il gambling, come l’illusione di un controllo sulla propria situazione finanziaria e la percezione di essere migliore rispetto agli altri giocatori.

Merita un capitolo a parte la questione del gioco minorile. Su internet, come in tutte le ricevitorie sul territorio, vige il divieto per tutti i minorenni. La procedura d’iscrizione è in realtà molto efficace, con la necessità di inviare un documento d’identità per vedere l’attivazione dell’account. Nonostante questo, gli ultimi dati confermano che il 23,3% dei bambini e il 39% degli adolescenti ha effettuato una puntata su internet almeno una volta in un anno, con un tasso di crescita del 13%. In genere la strategia è utilizzare l’account di un genitore, un parente o un amico maggiorenne, che controlla le puntate. Un comportamento comunque piuttosto irresponsabile, poiché avvicina al gioco giovani che non sempre hanno la consapevolezza per riconoscere il pericolo. Per questo sarà importante, da parte dei genitori e delle istituzioni, promuovere la consapevolezza sui rischi legati all’azzardo. E i mezzi di comunicazione potrebbero essere un’arma fondamentale in questa battaglia. Bisognerà però riuscire a dare una legislazione chiara ed efficiente anche al mercato pubblicitario, oltre al comparto delle scommesse.

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