VENAFRO – Le storiche tradizioni, la Madonna del Carmine di una volta

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TRADIZIONI – Giorni di vigilia a Venafro della Festa della Madonna del Carmine, ricorrenza civile e religiosa di metà luglio per importanza seconda solo alle festività patronali dello scorso mese di giugno.

Un appuntamento, questo dedicato alla Vergine del Carmine o del Carmelo, assai atteso dai venafrani che vi partecipano in massa affollando i riti religiosi e i festeggiamenti civili nei pressi della chiesa dedicata alla predetta Madonna, periferia ovest di Venafro, per i quali è al lavoro apposito comitato festivo per la raccolta delle libere offerte della popolazione con cui approntare il programma delle celebrazioni.

Si comincia, come da tradizione, il 15 luglio e si conclude il tutto l’indomani, il 16, con la solenne processione con la Statua della Vergine attraverso le principali strade dei quartieri occidentali di Venafro prima di rientrare nel luogo di culto da dove si era partiti.

Tale rito e gli adempimenti che precedono fanno venire alla mente quanto avveniva in passato sia per vestire l’immagine sacra della Vergine con l’abito della festa e sia per portarla successivamente in spalla nel corso della solenne processione attraverso strada e piazze della città. La vestizione della Madonna. Vi provvedevano le donne del posto e nessun uomo poteva assistere a quanto avveniva nella sacrestia della Chiesa della Madonna  del Carmine. Erano ammesse a tale particolarissimo rito esclusivamente le donne ed in particolare alcune sorelle di età avanzata. Portata la statua della Vergine nella sacrestia della chiesa scendendola dall’altare principale dove solitamente era (ed è) esposta, le predette donne procedevano alla vestizione della Madonna con l’abito bello e nuovo della festa senza che altri potessero assistere a quanto avveniva. Solo quanto ogni cosa era ultimata, gli uomini entravano in sacrestia per trasferire l’immagine sacra e sistemarla là dove tutto il popolo potesse ammirarla nei giorni di festa.

Nel frattempo comitato festivo e vigili urbani prelevavano l’oro della Madonna dal sito dov’era stato riposto un anno intero e ne ornavano la statua, contribuendo ad esaltarne bellezza e suggestione.

Finalmente, nel tardi pomeriggio del 16 luglio, arrivava l’ora della solenne processione con l’immagine della Vergine vestita a festa ed impreziosita dall’oro votivo donato dai fedeli nel corso dei decenni. Prima però, come da storica tradizione, si procedeva all’ “ammessa”, l’asta pubblica popolare che avveniva dinanzi alla stessa Chiesa del Carmine per portare subito dopo in processione l’immagine sacra. A contendersi tale onore ed onere erano prevalentemente gli ortolani di Venafro, assai devoti alla Madonna del Carmelo e che non lesinavano consistenti impegni economici pur di mettersi in spalla l’immagine della Vergine. Si era negli anni ‘50/’70 e puntualmente l’ “ammessa” del Carmine sfiorava o addirittura superava il milione di lire, cifra decisamente ragguardevole dati i tempi! Finalmente il banditore batteva i classici tre colpi aggiudicando l’asta, i sorrisi degli aggiudicatari dell’ “ammessa” (in genere, quattro/otto ortolani) erano larghi e pieni di gioia, il pubblico presente applaudiva l’esito delle operazioni, non mancavano amichevoli strette di mano tra quanti si erano aggiudicati l’asta e coloro che non ce l’avevano fatta, ed a quel punto finalmente la processione poteva avere inizio, coi vincitori dell’asta soddisfattissimi di girare per il paese tenendo in spalla la veneratissima immagine sacra sotto gli occhi dei compaesani.

L’asta oggi per la processione della Madonna del Carmine? Non si tiene più e spetta al comitato festa individuare i portatori della statua della Vergine del Carmelo che comunque conserva intatte bellezza e suggestione storiche, a ribadire la profonda fede popolare dei venafrani.

Tonino Atella

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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