CRONACA – Presunta usura bancaria, il ministro Savona nel registro degli indagati a Campobasso. La Procura della Repubblica “atto dovuto”

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CAMPOBASSO – Paolo Savona, ministro del governo Conte agli affari europei è iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Campobasso per presunta usura bancaria.

L’accusa che lo colpirebbe insieme ad altri 22 indagati e che coinvolgerebbe l’Unicredit è quella dell’applicazione di interessi oltre il limite consentito dalla legge. Una vicenda che sarebbe iniziata nel 2005 e che sarebbe andata avanti fino al 2013. Nel giugno del 2017 due imprenditori pugliesi ma residenti da tempo a Campobasso titolari della società Engineering attraverso la quale avevano realizzato molti parchi eolici in Molise Puglia e Campania, hanno presentato in tal senso una denuncia. Da qui la Pm Rosanna Venditti ha deciso di andare avanti nelle indagini per verificare se fossero stati applicati dei tassi usurai dopo l’autorizzazione del Gip. Tutto questo dal Tribunale di via Veneto a Campobasso viene definito come “atto dovuto”. Intanto dalla Procura della Repubblica del Tribunale di Campobasso arriva una nota di precisazione del dott. Nicola D’Angelo che qui riportiamo.

“In relazione alle notizie di stampa, riguardanti il Ministro Paolo Savona e le indagini condotte da questa Procura della Repubblica per ipotesi di usura bancaria, si ritiene di dover rappresentare quanto segue:

– il fascicolo è stato incardinato a seguito di un esposto presentato dai legali rappresentanti di una società a responsabilità limitata i quali lamentano che, nell’ambito delle operazioni bancarie intervenute, in un arco temporale di oltre un decennio, sui c.c. intestati alla società- già in essere presso Rolo Banca 1473, poi confluita in Unicredit s.p.a.- sarebbero stati applicati interessi usurai;

– l’iscrizione nel registro notizie di reato ( Mod. 21) di tutti i soggetti ( direttori di filiali, presidenti dei consigli di amministrazione ed amministratori delegati degli istituti di credito interessati- succedutesi nel tempo rispetto al periodo oggetto di contestazione- ed individuati, in numero di 22, dalla polizia giudiziaria delegata per le indagini), astrattamente responsabili del reato denunciato, costituisce atto dovuto a garanzia degli imputati. Trattandosi, infatti, di adempimento volto ad evitare che la condotta di taluno sia oggetto di indagine da parte della Procura della Repubblica per un periodo di tempo indeterminato e senza un controllo giurisdizionale sull’attività in corso, così come invece imposto dal codice di rito.

– le indagini- tutt ora nella fase preliminare- sono volte, come per legge, a verificare sia l’effettiva configurabilità del reato prospettato in denuncia sia, in caso affermativo, le posizioni e le condotte dei singoli soggetti astrattamente coinvolti”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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