CGIL CISL UIL – Dopo i tagli, investimenti per la crescita

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CAMPOBASSO – Il punto sulla situazione del sistema Molise ieri oggi e domani.

I sindacati si interrogano come procedere e su quale terreno di confronto o di scontro agire con le istituzioni locali e quindi con la Regione. Cgil Cisl e Uil con i rispettivi responsabili delle segreterie locali Del Fattore, Notaro e Boccardo  durante una conferenza stampa nella disamina di tutti i settori in cui le attività e la programmazione regionale è impegnata ha posto come priorità assoluta il lavoro.

“Il lavoro era e resta un’emergenza e una priorità per il Molise Spunti di discussione Il periodo di crisi ha duramente colpito la nostra regione a partire dal 2008, relegandola agli ultimi posti tra le quelle italiane in termini di PIL, consumi, occupazione. In particolare, preoccupa fortemente l’evidenza che il paese viaggia a diverse velocità anche sul fronte della timida ripresa: i dati forniti dai diversi centri studi concordano, infatti, sulla circostanza che sta aumentando il divario tra Nord e Sud del paese e non sono certo sufficienti gli annunci di Piani per il Sud o di Masterplan che invitano a programmare risorse comunque già nelle disponibilità delle singole regioni, per superare il quadro drammatico relativo ai livelli di povertà, all’occupazione, all’inesorabile decremento demografico e alla riduzione degli investimenti pubblici e privati. In questo complicato contesto molte sono le fragilità della nostra Regione, che può apparire piccola, isolata e vecchia, incapace di cogliere le sfide della globalizzazione con le quali anche il nostro territorio e il nostro modello economico devono iniziare a fare i conti, all’interno di uno schema competitivo che vede un mondo più piccolo e soprattutto più veloce”.

I Sindacati chiedono che governare la Regione sia una pratica condivisa.

“La classe dirigente, poi, ha spesso smarrito l’idea di visione di insieme e di confronto, dimenticando che governare esige la riproposizione condivisa di una pratica che sembra essere scomparsa dalle diverse agende politiche: la programmazione sostenibile. La condizione sociale delle persone non prescinde dalle scelte politiche. Occorre prendere consapevolezza che la condizione economica e sociale del Molise è conseguenza diretta delle politiche europee, del governo nazionale e del governo regionale, ognuno con le proprie responsabilità. Quindi serve un lavoro dignitoso, non sostituibile da redditi di povertà, cittadinanza o simili che, seppure utili ad affrontare fasi particolari della vita non aiutano a migliorare le condizioni di chi si trova in difficoltà strutturali. Un lavoro che andrebbe valorizzato anche recuperando ed investendo nei fattori culturali, nella formazione e riqualificazione professionale continua, curando percorsi che accrescano conoscenze, competenze e attitudini utili a favorire nuova occupazione. Dunque, la gravità della crisi economica che continua ad attraversare il Paese e le conseguenze negative che colpiscono in particolare le famiglie, i giovani, i lavoratori e i pensionati molisani, impongono una rapida azione nella politica economica del Governo regionale”.

Dopo i tagli la crescita.

“Gli ultimi anni, in cui abbiamo assistito per lo più a politiche fatte di tagli, revisioni, progettualità adesso urge mettere in campo politiche che favoriscano la crescita, il lavoro, l’equità sociale e fiscale. I numeri con i quali ci presentiamo oggi sono preoccupanti, nonostante alcuni timidi segnali di ripresa. La disoccupazione, nei primi tre mesi del 2018, è stata pari al 12,2% (10,5% tra gli uomini, 14,8 per le donne), in calo rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso quando toccò il 15,2%. Occorre precisare però, che questa piccola crescita occupazionale, si basa essenzialmente sull’esplosione di lavoro a termine e non strutturato. La forza lavoro in regione, dato relativo al primo trimestre di quest’anno, è pari a 119mila unità facendo riferimento alle persone occupate e a quelle disoccupate. Il dato più duro resta quello sulla disoccupazione giovanile ferma al 47%, che scende ancora in maniera troppo lenta. Dunque, quasi un giovane su due (47,3%) tra 15 e 24 anni è in cerca di un lavoro, contro una media nazionale del 34,7 per cento. I giovani tra 15 e 34 anni che non lavorano e non studiano (i cosiddetti neet) sono il 26% (24% in Italia). Un Pil pro capite di 19.674 euro che cresce sì più della media nazionale, ma resta ancora quasi un terzo più basso rispetto al totale dell’Italia e quasi la metà della Lombardia. Cgil-Cisl-Uil, letto e analizzato il documento con cui la Regione e il Presidente Toma espongono le linee programmatiche e che contraddistingueranno i prossimi anni di attività di governo, chiedono quindi l’apertura urgente di un confronto con la Regione Molise, sulla base delle proposte che vengono avanzate con l’obiettivo prioritario di invertire la pericolosa tendenza recessiva in atto da alcuni mesi e di realizzare al più presto di un nuovo piano di sviluppo regionale”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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