VIABILITA’ – Si doveva chiamare “Lungolago” la strada che avrebbe messo in sicurezza il Liscione

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CAMPOBASSO – Si doveva chiamare la “Lungolago“.

Strada ideata diciotto anni fa da progettare e realizzare per la messa in sicurezza del viadotto del Liscione in caso di calamità di qualsiasi genere, per alleggerire negli anni il traffico che certamente si sarebbe moltiplicato in loco e perché no per dare un valore aggiunto infrastrutturale allo sviluppo turistico dello specchio d’acqua antistante il paese di Guardialfiera.

L’opera che avrebbe dovuto correre lungo la sponda destra dell’invaso artificiale, direzione Termoli, per 12,3 chilometri dal bivio di Casacalenda a quello di Larino, suggerita dall’allora assessore ai lavori pubblici della Regione Molise Roberto Ruta, ebbe nel 2000 anche l’okay dell’Associazione industriale guidata da Enrico Colavita dai sindacati e dal resto del partenariato attraverso un protocollo d’intesa ampio e condiviso.

L’idea progettuale fù suggerìta a tutti i Governi nazionali e locali che si sono succeduti dal 2000 in avanti, fù  presentata al Ministro dei lavori pubblici dell’epoca Nevio Nesi e alla Conferenza Stato Regione ma successivamente si perse nei cassetti romani dei Ministeri venendo puntualmente ignorata perché nella mente si aveva la realizzazione dell’autostrada altra nostalgica chimera miseramente naufragata.

L’opera, tra l’altro, come ci racconta l’ex on. Ruta, fu inserita pure nel programma dell’ex governatore Frattura mai valutata nella sostanza e nella finalità, sottoposta all’attenzione qualche  mese fa al nuovo assessore regionale ai lavori pubblici Vincenzo Niro.

MORALE

Il Molise è quasi isolato. Nel caso il viadotto del Liscione dovesse avere necessità di interventi o trovarsi di fronte a situazioni imprevedibili, senza collegamento su ferro, chiusa la ferrovia Campobasso-Termoli qualche anno fa dopo aver speso oltre sei milioni di euro per ritracciarla, e senza, incrociamo le dita, la Bifernina al completo, dal capoluogo regionale per raggiungere l’Adriatico bisognerebbe o raggiungere Foggia per imboccare quindi l’autostrada verso nord o arrivare ad Isernia e imboccare la Trignina, ma anche qui dovrebbero essere avviati seri controlli ai viadotti, o mettersi l’anima in pace e percorrere la vecchia Statale 87 dal bivio di Lupara alle piane di Larino con inimmaginabili tempi di percorrenza considerato il traffico che  qui ora viene  deviato causa mezzi pesanti, bus e quant’altro per una carreggiata piena di curve stretta e con salite e discese.

Aggiungiamo poi che la vecchia Statale 87 è rimasta parzialmente incompiuta perché nel momento in cui si progettava di riadeguarla, una ventina di anni fa, nel tracciato e nella sede stradale, i lavori condotti per alcuni chilometri da Matrice in avanti sono  fermi al bivio di Sant’Elia a Pianisi con tratti stradali da li in poi mal  manutenuti e non terminati fino a Casacalenda. Insomma non aggiungiamo altro, la mobilità su gomma si trova in un disastro! Cominciamo subito da qui perché non c’è sicurezza e sviluppo senza una rete stradale minima ed efficiente che assicuri un servizio dignitoso soprattutto per chi se ne deve servire quotidianamente per necessità.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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