EMIGRAZIONE – Molisani nel mondo a servizio dell’accoglienza e dell’integrazione

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CAMPOBASSO – Storie di emigrazione al contrario al servizio, in altre parti del mondo, dell’accoglienza e dell’integrazione.

Di giovani ricercatori esperti molisani che continuano a dare la loro opera specializzata la loro competenza e soprattutto la loro umanità a servizio del prossimo. Auser di Associazione Giuseppe Tedeschi ricorda Michela IZZO, la ricercatrice di Campobasso, laureata all’Università degli Studi del Molise, che per la sua attività scientifica ed umanitaria nella Repubblica Dominicana condotta da 13 anni con una ONG che opera sotto la supervisone della FAO e dell’ONU ha ricevuto il riconoscimento di “Donne che Cambiano il Mondo 2018”.

E Francesca Ricciardi, che da 6 anni opera in Spagna nell’accoglienza umanitaria di profughi, rifugiati e richiedenti asilo, tenendo conferenze internazionali, iniziative pubbliche e confronti sui principali mass – media spagnoli. Francesca rappresenta uno dei migliori esempi di emigrazione per scelta, seguendo una propria vocazione umanitaria, ed è riuscita ad affermarsi con successo in uno dei mondi più difficili del nostro tempo, quello dell’accoglienza umanitaria, ricevendo attestati di stima e riconoscimenti a livello internazionale per competenza, passione e determinazione.

“Per l’Associazione “Padre Giuseppe Tedeschi” – commenta Michele Petraroia dell’Associazione Padre Giuseppe Tedeschi – è importante custodire il filo tra l’emigrazione storica molisana avvenuta dal 1860 al 1970, la nuova emigrazione regionale partita dagli inizi del 1990 ed il fenomeno della fuga dei giovani laureati e dei talenti come Michela Izzo, Francesca Ricciardi e tanti altri che oggi operano con successo nei principali studi di architettura, banche d’affari, cliniche specialistiche o grandi istituzioni internazionali a Berlino, San Paolo, Sydney, New York, Londra, Ginevra, Bruxelles, Parigi, Toronto o Amsterdam. Non bisogna smarrire i contatti con chi va via. Al contrario è indispensabile che li manteniamo, nel limite del possibile, collegati alla propria terra d’origine.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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