PARI OPPORTUNITA’ – A rischio il congedo di paternità nella Legge di stabilità

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CAMPOBASSO – Congedo di paternità, senza una copertura finanziaria nella legge di stabilità è un provvedimento carta straccio. Un’ipotesi che preoccupa la consigliera di Parità e Autorità per i diritti e le pari opportunità della Regione Molise Giuditta Lembo.

“Infatti – precisa la Lembo – se non verrà rifinanziato, a partire dal primo gennaio 2019, i neo-papà non avranno neanche un giorno obbligatorio retribuito dall’INPS al 100% per stare con la propria figlia o il proprio figlio. Per questo motivo è stata lanciata on-line una petizione al fine non solo di rendere strutturale questa misura ma, anzi, rilanciarla proponendone l’estensione da 4 a 10 giorni.

La Ragioneria di Stato, circa un anno fa, ha calcolato che se tutti i padri lo utilizzassero, il congedo costerebbe alle casse dello Stato 10 milioni di euro al giorno e per estenderlo a 10 giorni, occorrerebbero 100 milioni. Da un primo monitoraggio sull’utilizzo del congedo di paternità è venuto alla luce che ad oggi, sono molto pochi i neo-papà che ne usufruiscono e ciò  sorprende molto dato che si è trattata di una misura obbligatoria!

I motivi sono molteplici, perché, se da un lato si può certamente criticare la scarsa informazione, per cui molti neo-papà neanche sanno di avere questa opportunità, dall’altro c’è ancora una resistenza di natura culturale, per cui il congedo è qualcosa che riguarda ancora solo le mamme. Ma non si può non fare una tiratina di orecchie anche alla classe dirigente politica che ha sottovalutato il tema della conciliazione invece di considerarlo un tema cruciale per il benessere delle famiglie e quindi di tanti padri e madri lavoratrici.

Secondo i dati forniti dal Ministero del Lavoro gli uomini che utilizzano il congedo obbligatorio per stare con il proprio figlio: nel 2014 erano 67.664, nel 2015 72.630 e nel 2016 il numero era salito 91.136, numeri bassi che sono al di sotto del 20%, rispetto ad una platea molto maggiore di potenziali beneficiari e rispetto alle percentuali degli altri Paesi europei, e ciò a dimostrazione che il problema a conciliare lavoro – famiglia è reale e che se lo Stato italiano si adoperasse di più ad individuare misure a favore, si prodigherebbe contemporaneamente anche a promuovere una nuova cultura della condivisione dei ruoli familiari. Il tema del congedo di paternità – conclude Giuditta Lembo- è un tema che riguarda l’uguaglianza sociale e la crescita di un Paese. Naturalmente, nel confronto uomo-donna il genere penalizzato è quello femminile: se pensiamo che per il settore economico si considerano ai fini della valutazione la composizione della forza lavoro, le differenze retributive e gli avanzamenti di carriera la spiegazione è presto data. Il problema è che studi complessi e articolati hanno dimostrato la stretta relazione fra l’uguaglianza di genere, il livello di competitività e produttività, e quindi il prodotto interno lordo e addirittura il livello di sviluppo umano.

In poche parole, se aumentasse il potere dato alle donne e dunque diminuisse la disuguaglianza di genere, migliorerebbe perfino la crescita economica del Paese. Più volte nel tempo ho rivolto il mio appello alle forze politiche regionali sull’importanza di offrire maggiori incentivi per l’occupazione femminile e nello stesso tempo offrire maggiore strumenti di conciliazione vita familiare – vita lavorativa attraverso l’utilizzo dei fondi comunitari, poiché laddove ciò è accaduto si è avuto un incremento della natalità. Nella programmazione regionale 2014-2020 sono state stanziate, ad esempio, risorse importanti per l’imprenditoria femminile che urge mettere in campo.”

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