EVENTO – Sulla mia pelle, gli ultimi giorni di Stefano Cucchi per la prima volta in Molise

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BOJANO – Arriva per la prima volta in Molise “Sulla mia pelle”, il film rivelazione che racconta gli ultimi giorni di vita di Stefano Cucchi.

Film d’apertura alla 75° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, ha ricevuto sette minuti di applausi al termine della proiezione. Mercoledì 7 novembre, alle 19, la pellicola potrà essere vista a Palazzo Colagrossi a Bojano in collegamento via Skype con Ilaria Cucchi.

I diritti umani non hanno colore, né nazionalità, ed è per questo che l’organizzazione del Centro Studi Agorà Mediapoli e quotidiano Un Mondo d’Italiani, si sono avvalsi della collaborazione, oltre che di Ippocrates, Servizio Civile Nazionale, Istituto Italiano Studi Filosofici, Casa Molise, Aitef, comune di Bojano, anche dell’Ambito Sociale Territoriale di Campobasso, Assel Coop Soc, Gruppo Awa, Promidea, Sprar Karibu, Sprar Integramondo, Borghi d’Eccellenza e AICCRE, nell’ambito del Molise Noblesse, il Movimento per la Grande Bellezza di una piccola regione. Eccezionale, inoltre, nel ruolo di co-organizzatore, Stefano Cucchi onlus, l’associazione, senza fini di lucro, che opera nell’ambito della tutela dei diritti umani e civili.

Dopo il film, dibattito condotto da Maurizio Varriano e Mina Cappussi, invitati ad intervenire anche il comandante provinciale dell’Arma di Campobasso e il comandante della Compagnia Carabinieri di Bojano, ten. Roberta Cozzolino, nonché l’Associazione Nazionale Carabinieri guidata da Edoardo Varanese.

Il 15 ottobre 2009, alla periferia di Roma, Stefano Cucchi viene fermato mentre cede, per 20 euro, un pezzo di hashish. Portato in caserma, viene perquisito e trovato in possesso di 12 confezioni di hashish (per un totale di 21 grammi), tre dosi di cocaina, una pasticca di sostanza inerte, una pasticca di Rivotril (il ragazzo era epilettico). Venti giorni dopo, nell’abitazione dei genitori, a Morena, saranno rinvenuti circa un chilo di hashish e un etto di cocaina. Stefano è fortemente denutrito, pesa solo 43 chilogrammi per 162 cm di altezza. Muore per mancanza di cure sanitarie, dopo essere stato pestato a calci e pugni in caserma, dove il suo viso e tutto il corpo presentano evidenti tumefazioni. Il 14 novembre 2009 la procura di Roma contesta il reato di omicidio colposo a carico dei tre medici dell’ospedale Pertini e quello di omicidio preterintenzionale ai tre agenti di polizia penitenziaria. Ma la Corte d’Appello assolve tutti. Il legale della famiglia Cucchi preannuncia un ricorso alla Corte di Cassazione, mentre la sorella Ilaria incontra il Procuratore della Repubblica Pignatone. Oggi, dopo le recenti ammissioni di uno dei carabinieri coinvolti, sono almeno sei le persone indagate nel nuovo filone di indagine: cinque carabinieri e un avvocato. L’omicidio di Stato viene a galla solo grazie alla tenacia di Ilaria Cucchi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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