
UECOOP – In Molise 2 carceri su 3 soffrono di problemi di sovraffollamento, è quanto emerge da un’analisi dell’Unione europea delle cooperative Uecoop Molise su dati del Ministero della Giustizia.
L’allarme è stato lanciato dal Garante Nazionale dei Diritti delle persone private della libertà personale, Mauro Palma. Dall’inizio del 2018, infatti, in Italia si sono suicidati 53 detenuti e sono 1 carcere su 3 rispetta la capienza prevista. Nel 67,6% dei casi le strutture sono sovraffollate e hanno più reclusi di quelli che in teoria potrebbero ospitare, creando situazioni di disagio e a volte di tensione nelle realtà più gremite.
In Molise, la situazione più grave è a Larino dove a ottobre 2018 si è registrato il 71,9% di esuberi, con 196 detenuti su una capienza di 114 posti.
“Un altro caso problematico – spiega Uecoop regionale – è quello di Campobasso, con il 53,7% di esuberi, 163 detenuti su una capienza di 106. Situazione a norma ad Isernia, dove si registra un numero di detenuti inferiore alla capienza, (26 detenuti su 50 posti)”.
“In Italia – rileva Uecoop Molise – a fronte di una capienza a ottobre di 50.616 posti, ci sono 59.803 detenuti dei quali circa 1 su 3 straniero. Il mondo dietro le sbarre è uno dei più complessi da gestire, sia per quanto riguarda la vita dei reclusi che per il rapporto con l’esterno e i percorsi di reinserimento sociale sui quali la cooperazione sociale è da sempre in prima linea. La cooperazione è uno strumento strategico per la gestione dei detenuti negli istituti di pena, dove si paga il proprio debito con la giustizia ma dove in alcuni casi si può anche avere la possibilità di ricrearsi un percorso nella legalità attraverso progetti di istruzione, reinserimento lavorativo e sociale come già avviene per oltre 50mila persone alle quali si applicano misure alternative al carcere”.
“Il percorso di reinserimento – conclude Gherardo Colombo il Presidente di Uecoop – è importante per ridurre il rischio di recidiva e per dare una prospettiva di futuro e quindi di vita non solo ai detenuti ma anche alle loro famiglie e per indicare ai figli la via delle regole e del rispetto della società piuttosto che la legge della strada”.
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