CAMPOBASSO – No al ddl Pillon, anche in Molise si scende in piazza

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MANIFESTAZIONE – Domani, sabato 10 novembre, in oltre 50 piazze italiane si terranno manifestazioni per dire “no” al disegno di legge Pillon.

Il 1° agosto 2018 è stato presentato il DDL n. 735 d’iniziativa del senatore leghista Simone Pillon, concernente “Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità”.

“Il testo del disegno di legge – si legge nella nota stampa delle associazioni aderenti alla protesta – apporta modifiche all’impianto già esistente in materia, in quanto incide pesantemente sulla vita dei minori, mette a rischio le donne che vogliono uscire da relazioni violente, incrementa il conflitto fra i coniugi, allunga i tempi di separazione, non considera le disparità economiche ancora presenti tra i generi in Italia e costituisce una pesante ingerenza dello Stato nelle scelte di vita delle persone. Un disegno di legge che come dichiara la stessa ONU ‘introdurrebbe disposizioni che potrebbero comportare una grave regressione, alimentando la disuguaglianza e la discriminazione basate sul genere, e privando le vittime di violenza domestica di importanti protezioni’”.

Sabato 10 novembre è stata indetta una giornata di mobilitazione nazionale per protestare contro il disegno di legge. A Campobasso, in piazza Vittorio Emanuele, dalle 10 alle 12 saranno distribuiti volantini informativi.

NO alla mediazione obbligatoria e a pagamento, vietata peraltro dalla Convenzione di Istanbul nei casi di violenza domestica. Inoltre la mediazione essendo a pagamento e senza possibilità di beneficiare del gratuito patrocinio, diventerebbe una spesa onerosa per i genitori meno abbienti.

NO ai tempi paritari e alla doppia domiciliazione del minore che dovrà dividersi tra la casa del padre e della madre per un numero di giorni stabilito dal tribunale che siano almeno 12 al mese, non tenendo conto dell’interesse e dell’età del minore stesso.

NO al mantenimento diretto, in pratica niente assegno di mantenimento di un genitore all’altro. Nonostante nella maggior parte dei casi siano le donne quelle che economicamente sono più precarie, ogni genitore contribuirà al sostentamento economico del minore al 50%.

NO al piano genitoriale, in cui si stabilisce cosa il figlio o la figlia debbano fare, che scuole frequentare, che sport praticare. Il tutto senza nessuna considerazione delle attitudini, opinioni ed esigenze del minore, il cui ascolto non è assolutamente previsto dalla norma.

NO al coordinatore genitoriale, una figura che nei casi di elevati conflitti tra i genitori assume poteri decisionali. Non vi è alcuna disposizione che preveda il vaglio delle decisioni assunte dal coordinatore né la rispondenza delle stesse al preminente interesse del minore. Non è prevista nessuna norma che assicuri la terzietà e l’imparzialità del coordinatore né il possesso di specifiche competenze.

NO al concetto di alienazione parentale, una teoria priva di fondamenti scientifici che dice che Il bambino o la bambina rifiuterebbero di vedere il padre non perché, per vari motivi, non vogliano incontrarlo, ma perché la madre li avrebbe manipolati per evitare che abbiano rapporti con il padre. In sostanza se il minore rifiuta il genitore è a rischio la responsabilità genitoriale dell’altro genitore. Non si tiene conto che il rifiuto potrebbe essere causato da violenze e maltrattamenti”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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