VENAFRO – Prospettive di agricoltura e olivicoltura, tavola rotonda di imprenditori ed esperti

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EVENTO – Importante appuntamento alla Palazzina Liberty di Venafro con “Prospettive dell’agricoltura e dell’olivicoltura nella Piana di Venafro: iniziative per una ripartenza”.

Imprenditori ed esperti a confronto per parlare della valorizzazione del territorio, a partire da quegli olivi tanto decantati già dagli antichi romani. Purtroppo con il passare del tempo, a cominciare dal secondo dopoguerra, sono stati tanti i terreni che man mano venivano abbandonati e quell’olio, un tempo fonte di ricchezza, oggi viene prodotto sempre meno e sul mercato non gli viene attribuita la giusta importanza.

Scopo della tavola rotonda, dunque, è proprio quello di capire quali azioni intraprendere per ripartire e riattivare la filiera agricola e, in particolar modo, l’olivicoltura.

Dopo i saluti del sindaco di Venafro, Alfredo Ricci, e del presidente del Parco dell’Olivo, Emilio Pesino, la parola è passata all’architetto Franco Valente, il quale ha parlato della storia dell’olivicoltura del territorio.  A seguire è intervenuto l’ingegnere Gianfranco Nocilla (consulente, direttore di un’azienda di formazione e R&D in ambito alimentare, executive coach PccIcf) che ha parlato di “Metodi, strumenti e progetti per lo sviluppo e la valorizzazione dei prodotti agroalimentari di alta qualità”, dopo di lui Daniele Giallonardi (che sta curando la costituzione del presidio Slow Food in città) ha relazionato sulla valorizzazione dell’olio di Venafro. A parlare di “Strumenti comunicativi per la promozione dei prodotti agrolimentari e del territorio” il giornalista ed esperto di comunicazione enogastronomica Massimo di Cintio.

L’incontro è stato moderato dall’imprenditore agricolo Mario Rimbaldi, il quale ha sottolineato le difficoltà dell’olio venafrano di sfondare sul mercato, nonostante le proprietà delle olive siano rimaste intatte nel corso dei secoli. L’olio di Venafro, infatti, è tanto pregiato da poter essere considerato un vero e proprio prodotto di nicchia, a cui è stato riconosciuto recentemente il presidio Slow Food.

“Questo incontro è nato per evidenziare un problema di sempre: l’olio di Venafro non riesce a trovare una via da traghettare, non riesce a traghettare il mercato e avere la sua giusta remunerazione. – ha detto Rimbaldi – Senza una giusta remunerazione è impensabile continuare a sperare che quest’olio tanto decantato dai romani possa avere un riscontro sui mercati. Ovviamente stiamo parlando di un prodotto di nicchia, altamente qualitativo, l’aurina ce l’abbiamo solo noi come oliva in tutto il mondo. L’aurina è una pianta che Licinio riuscì a portare 2000 anni fa qui a Venafro e a impiantarla, andando contro le tendenze del momento in cui si diceva che l’olivo non poteva essere piantato a più di 40 km lontano dalle coste”.

“Essendo una pianta antica, – ha spiegato ancora – è una pianta che non è stata modificata geneticamente, non è stata alterata la sua forza produttiva e non è stata possibile nessuna manomissione dell’uomo che ne ha diminuito le proprietà organolettiche. L’aurina è coltivata nel Campaglione, la montagna di Venafro, dove è impensabile usare tecnologie nuove di coltivazione, poter usare macchine che migliorano la produzione”.

“Ci aspettiamo la valorizzazione del nostro prodotto, – ha concluso Mario Rimbaldi – ci aspettiamo di poterlo commercializzare e poter ripagare in qualche modo gli sforzi fatti dagli agricoltori. Questo è un prodotto di nicchia che ha bisogno del giusto riconoscimento sul mercato”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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