AUGURI TRISTI – Ex Zuccherificio allo stremo. Ecco “Il Molise che non c’è”

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CAMPOBASSO – “Auguri tristi e amari di male in peggio” è lo stato d’animo degli ex lavoratori dello Zuccherificio di Termoli una volta fiore all’occhiello dell’agroalimentare molisano che insieme allo zucchero vantava di avere un conservificio che tirava fuori conserve e passate di pomodoro, prodotto in zona, uniche, l’Aia di Bojano produttrice e macello di carne bianca di rara salubrità alimentare, di un Frigomacello e di una Centrale del latte a Campobasso che oltre che produrre qualità e quantità del posto impiegava centinaia di addetti. Un tonfo negli ultimi venti anni disastroso con la dispersione di circa duemila posti di lavoro oltre il doppio  con l’indotto a fianco di un’agricoltura che per le colture di specie è scomparsa con perdite di Pil regionale enorme e soprattutto con un danno incalcolabile per i redditi degli agricoltori costretti a orientarsi verso colture di minori guadagni e soggette ad una stagionalità bizzarra troppo legata alla meteorologia che sovente manda all’aria raccolti e sacrifici.

Una parte di economia letteralmente rasa al suolo con centinaia di persone che hanno perso il lavoro la dignità spesso la credibilità nella stessa famiglia in cui vivono perché laddove non entrano soldi i problemi di comunità anche familiari diventano difficili e spesso insuperabili. Non sappiamo cosa rispondere alla disperazione dei 50 lavoratori dello Zuccherificio molisano che da mesi lanciano appelli invettive critiche e considerazioni comprensibilissimi in particolare su quanto succede in questa regione agli apparati amministrativi e politici locali guidati da amministratori lautamente pagati che evidentemente non si compenetrano nello stato di sofferenza e nell’angoscia di persone che non hanno uno stipendio che hanno i figli all’università e che forse dovranno ritirarli da qui perché non hanno la capacità economica per farli studiare e che non posseggono le risorse per curarsi e quasi per mangiare.

Tanto stringe il cuore nel giorno del Natale  e comprendiamo lo sfogo di questi giorni di tanti ex lavoratori e quelli dello Zuccherificio a cui era stato promesso un veloce ricollocamento dalla passata amministrazione di centrosinistra attraverso Bandi ad hoc a servizio dei Comuni o altre forme di aggiornamento formativo per il loro reinserimento occupazionale. Iniziative che i lavoratori non avevano gradito e non accettano perché ritenute poco efficaci  per i loro casi personali da riqualificare in tempi brevissimi e con interventi più mirati e adeguati al ritorno al lavoro.

Gli ex lavoratori attaccano anche la stampa, ma non mi pare che quest’ultima non sia stata vicina ai loro problemi, tutt’altro!. La verità e che qui tutto passa nel giro di una nottata e il giorno dopo lo sguardo è altrove, ogni cosa prende il posto di prima.  Cosa possiamo fare? Le battaglie, è vero,  si fanno anche insieme, riteniamo a questo punto che sia necessario progettare un cammino comune (ma i sindacati dove sono?) perché qui è in gioco  il futuro di tutti, non solo dei lavoratori dello Zuccherificio, della Gam, della Ittierre e di tutte quelle aziende, che durante la settimana protestano avanti palazzo D’Aimmo in preda allo sconforto e alla rassegnazione ma anche di tanti giovani bravi e seri, laureati e disoccupati, che ormai non amano più la loro regione e detestano i governanti del posto.

Ci dicono: La Regione non può essere un’azienda privata, è vero, che da lavoro, ma certamente deve ritornare a essere un’azienda pubblica con il senso dirigistico del privato rigoroso ed efficiente in grado di dare benessere alla collettività che deve guidare la sua politica sulla programmazione del territorio con gli interventi che servono a promuoverla a creare attrazione e quindi in questa funzione a creare lavoro soprattutto per coloro che rappresentano il futuro.

Crediamo poi che da qui,  bisogna concentrarsi dalle infrastrutture, strade ferrovie, trasporto, al dissesto idrogeologico, al riadeguamento del suo patrimonio immobiliare anche in funzione del suo alto grado di  sismicità.  Il Molise è a pezzi nella sua viabilità e morfologia reale del territorio Rimettiamolo in piedi e poi pensiamo a confezionargli un bel vestito per creare la massima attrazione.

In questi giorni molte persone che sono arrivate dall’estero o da fuori regione non volevano credere che per raggiungere da Roma  una regione così bella attraente nel paesaggio e diciamo noi in quelle poche cose che ha,  hanno impiegato 3 o 4 di auto e  oltre tre ore di treno. Per coprire un percorso stradale di circa 200 chilometri. E costoro non conoscono ancora in quali condizioni versano la Trignina, la Bifernina, la Fondovalle del Tappino, la strada del Verrino, per non parlare del Molise interno! Aggiungasi a quanto due tratti di ferrovia su tre chiusi.

il direttore

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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