TRASPORTI – Soppressione fermata, 50 pendolari restano a piedi

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CAMPOBASSO – Il Molise che i nostri amministratori e politici continuano a sostenere che esiste, per dovere di facciata o per giustificare di amministrare una comunità, invece, in fuga alla ricerca di lavoro e regione dove per quelli che decidono di restare i mezzi di trasporto pubblico risultano essere  minimi non pienamente adeguati ai fabbisogni della richiesta che a volte non consentono, ai più “fortunati” di raggiungere i luoghi  di lavoro.

Una regione quindi che invecchia sempre più perché ricambio generazionale non ce n’è per una serie di ovvie ragioni che è inutile ripeterle e dove la qualità della vita al di là delle solite “canzonette”, aria, cibo, monti, valli e acque fresche che hanno tutte le regioni d’Italia, aggiungiamo  frane e dissesti che fanno ancora più selvaggia la natura e impenetrabile il territorio, diciamo per non essere troppo fatalisti, riproduce standard esistenziali  precari o miseri.

Ci agganciamo dopo questa prefazione a quanto afferma la vicepresidente del Consiglio regionale Patrizia Manzo di Cinque stelle che mette il dito nella piaga che nessuno vuole vedere curare evitando di commentarla concretamente continuando a ripetere che il Molise esiste, invece, di correre ai ripari con programmi e interventi d’urgenza.

“Spesso, parlando coi miei coetanei – dice la Manzo –  con tanti ragazzi che definisco coraggiosi, mi rendo conto di quanto sia difficile decidere di rimanere in Molise. Lo fanno per amore o per attaccamento alla propria terra, ma quando tutto si mette di traverso chiediamoci cosa fa la politica per trattenerli.

Non parlo solo per chi un lavoro non ce l’ha, ma di chi una occupazione l’ha trovata in una regione vicina e ha deciso di restare a vivere in Molise facendo il pendolare. È in questo contesto che un servizio di mobilità poco efficiente entra in gioco, accelerando il declino demografico della nostra regione e mettendo a dura prova chi fa già tanti sacrifici con turni di lavoro massacranti.”

E qui la notizia nella notizia ma niente di nuovo perché questi episodi si ripetono da anni e nessuno li “vede”

“È notizia di questi giorni, infatti, che oltre 50 lavoratori molisani, pendolari verso il nucleo industriale di Val di Sangro, a causa della soppressione di alcune fermate da parte dell’Atm, rimarranno letteralmente a piedi.

Cos’è accaduto? In passato all’ATM è stato affidato il servizio per il trasporto dei lavoratori alla Sevel. Con gli anni si sono uniti a loro altri giovani molisani che hanno trovato lavoro in altre aziende insediate nel nucleo industriale di Atessa. Ne conosco diversi che con il tempo hanno deciso di trasferirsi in quelle zone, e tanti che invece hanno deciso di restare a vivere in Molise, sapendo di poter usufruire del servizio Atm.

Da lunedì prossimo, però, molti di loro si vedranno garantire il servizio solo fino alla Sevel, ma per raggiungere la loro azienda dovranno percorrere a piedi 10 chilometri. Una scelta insostenibile.

La Regione avrebbe due strade percorribili, pagare l’Atm per il servizio all’interno del nucleo industriale o sincronizzare l’arrivo di tutti gli autobus davanti alla Sevel e prevedere una sorta di cambio con un unico mezzo che percorrerà gli ulteriori 10 km accompagnando tutti gli altri lavoratori. Quest’ultima potrebbe essere una scelta ragionevole da percorrere, però, con la partecipazione di tutte le parti sindacali coinvolte”

Braccio di ferro ovviamente tra trasporto pubblico e Regione che non riesce a trovare una opportuna soluzione con le aziende di trasporto da venti anni a questa parte, da quando si è avvertita la necessità di abbassare i costi del servizio e quindi di mettere a sistema la rete dei trasporti con un gestore unico azzerando una miriade di padroncini di aziende di settore che ancora ne detengono in parte la guida. Ricordiamo i tempi dell’assessore Velardi, della Giunta Iorio, quando sembrava che tutto conducesse alla gara di appalto del gestore unico e invece dopo 20 anni ancora siamo punto e a capo. Ma assessore Niro vuole spiegarci perché questi ritardi perché le aziende continuano a fare il bello e cattivo tempo? Ma quante volte abbiamo sentito in Consiglio regionale promettere revoche multe e quant’altro laddove se ne ravvedano la necessità e quindi se ne giustifichino violazioni di legge e normative ?

“Siamo di fronte all’ennesimo braccio di ferro tra un’azienda di trasporto pubblico e la Regione: ognuno avrà le proprie ragioni, ma chi pagherà le conseguenze saranno ancora una volta i molisani, gli operai, i pendolari che pur di restare a vivere in Molise hanno deciso di percorrere ogni giorno tanti chilometri per raggiungere il posto di lavoro – continua Patrizia Manzo – In attesa di un nuovo bando per l’affidamento del servizio a un unico gestore, una vicenda che ci trasciniamo dal 2011 tra ricorsi, sentenze, interrogazioni e dibattiti consiliari, la Regione potrebbe cominciare a fare una cosa: razionalizzare”.

“Finché non si definisce una nuova rete dei servizi minimi sui flussi di traffico – conclude la vicepresidente del Consiglio regionale -, finché non si passa allo studio dei costi, a un piano economico e finanziario, fino al nuovo bando, la razionalizzazione diventa prioritaria. Consentirebbe, infatti, di risparmiare fondi su tratte percorse da più di una società rivedendo il costo dei flussi in entrata e cercando di garantire il servizio ai tanti molisani che si recano nel nucleo industriale di San Salvo. Sarebbe una delle soluzioni a breve termine per scongiurare la notizia di questi giorni che metterebbe in seria difficoltà i lavoratori molisani che ogni giorno si recano in Val di Sangro”.

L’auspicio anche della Manzo.

“Auspico che l’assessore Niro si faccia carico di questo dramma denunciato dalle organizzazioni sindacali in rappresentanza di tutti quegli operai che attendono una risposta. Al più presto!”

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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