VENAFRO – 15 marzo 1944, Ricci: “Il passato non viene dimenticato, ma si pone come insegnamento per il presente e come direttiva per il futuro”

VENAFRO - 15 marzo 1944, Ricci Il passato non viene dimenticato, ma si pone come insegnamento per il presente e come direttiva per il futuro
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COMMEMORAZIONE – Anche quest’anno, a 75 anni dal tragico bombardamento, la città di Venafro ha ricordato le sue vittime in una solenne commemorazione.

Medaglia d’oro al Merito Civile, la comunità venafrana dovette affrontare ben due bombardamenti: nell’ottobre del 1943 e il 15 marzo 1944, due stragi nelle quali persero la vita centinaia di civili. Oggi, a cominciare dal Palazzo Comunale, un corteo di cittadini e istituzioni ha attraversato la città per depositare le corone d’alloro e onorare il ricordo di tutte le persone morte in quei giorni difficili, quando la democrazia tentava di imporsi sulle barbarie nazifasciste.

Dopo la Messa presso la chiesa dell’Annunziata, quindi, il corteo ha fatto tappa ai piedi del palazzo municipale, dove è stata deposta una corona. Successivamente il corteo, passando per il centro storico, si è recato in Piazzetta Largo XV Marzo, luogo simbolo del bombardamento, dove è stata deposta una seconda corona. Proseguendo lungo Corso Campano e via Roma, i partecipanti hanno infine raggiunto il monumento ai Caduti, in piazza Vittorio Veneto, dove è stata deposta l’ultima corona.

La manifestazione si è conclusa col discorso ufficiale del Sindaco.

Sig. Vicario del Prefetto, Eccellenza Mons. Vescovo, Autorità Civili, Militari e Religiose, vi rivolgo un saluto e un ringraziamento per la presenza assicurata a questa cerimonia.

Saluto le associazioni di reduci e militari in congedo, che con la loro presenza perpetuano il ricordo dei tragici eventi che oggi commemoriamo.

Un saluto rispettoso ai sopravvissuti e ai familiari dei caduti del 15 marzo 1944 e di quelli dell’ottobre 1943, che danno il senso della storicità di questa celebrazione commemorativa.

Un caro saluto rivolgo a tutti i cittadini e agli alunni delle scuole, che con la loro presenza conferiscono a questa cerimonia il vero significato di una comunità che muove dalla Storia e dai suoi eventi più tragici per trarne insegnamenti proiettati nel futuro.

Un ringraziamento particolare va all’Associazione Winterline, grazie al cui impegno nelle prossime ore avremo un ricordo speciale di quei fatti.

Il significato di questo 75° anniversario, commemorato in una cerimonia ogni anno apparentemente uguale, in realtà è tutt’altro che stantio e ripetitivo.

Quei tragici eventi, attraverso la memoria storica e la coscienza e l’emozione della nostra comunità, rivivono e vengono proiettati nel presente e nel futuro.

La Storia, ci spiegavano i classici greci, si pone come momento di riflessione e rilettura, perché il passato non solo non venga dimenticato, ma si ponga come insegnamento per il presente e come direttiva per il futuro.

In questo senso, il ricordo del bombardamento di Venafro del 15 marzo 1944 deve costituire insieme un momento di commemorazione storica e un’occasione di consolidamento della pace.

La suggestione della odierna cerimonia è data da ciascun singolo momento che la compone.

La celebrazione eucaristica iniziale, con la commemorazione religiosa che costituisce il punto di partenza imprescindibile per una comunità, quale quella venafrana, che affonda le proprie radici nella Fede, e nella Fede cattolica; la deposizione delle corone alle lapidi commemorative, che ci proietta nella realtà delle famiglie coinvolte; il corteo attraverso il centro storico, che ci fa rivivere quei tragici eventi attraverso la visita ai luoghi che ne furono teatro; e, da ultimo, la commemorazione ai piedi di questo monumento, la cui funzione è quella di richiamare la gloria del passato alle generazioni future.

Riusciamo così a rivivere la storicità di quei fatti.

Riecheggiano i boati di quei minuti, le urla di terrore della gente, il pianto straziante delle madri e dei padri, dei figli, delle mogli e dei mariti, dei semplici amici dinanzi alla constatazione di avere perduto la persona cara.

In questa giornata il nostro tributo va a quelle urla e a quei pianti, a coloro che sotto le macerie di quei bombardamenti persero la vita e così il loro diritto al futuro.

Rispetto ai concittadini caduti in quei bombardamenti e ai loro familiari va il nostro sentimento di vicinanza e solidarietà, che non viene mai esaurito o archiviato con il passare del tempo, in quanto è rivolto non soltanto alla memoria, ma alle emozioni che si sono trasmesse nelle famiglie e nella nostra comunità di generazione in generazione.

Quei bombardamenti portarono distruzione, distruzione strutturale, con le case abbattute, distruzione fisica, con le persone cadute, distruzione morale, con le famiglie colpite da gravi lutti e con l’intera cittadinanza impaurita, ferita, affranta.

Ma proprio tale distruzione e la prova a cui la nostra Città fu sottoposta rese grandi gli anni a venire.

Voglio oggi tributare il mio ringraziamento anche a coloro che, dopo quei fatti e il periodo di lutto e smarrimento che ne seguì, seppero essere artefici della ricostruzione.

La ricostruzione fu dei luoghi e comunque del tessuto urbano, ma soprattutto fu ricostruzione morale, in cui più si poté toccare con mano la capacità dei Venafrani di essere comunità e di unirsi per ripartire, pur nelle difficoltà degli anni che ne seguirono.

Fu in quel contesto di distruzione che i Venafrani seppero creare le basi della Venafro di oggi.

Un unico filo conduttore ci porta da quel 15 marzo 1944 ai giorni nostri e ci proietta nel futuro.

È questa la funzione della memoria storica di cui parlavo.

La lezione che ne viene è quella di aborrire la guerra.

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”: così recita l’art. 11 della nostra Costituzione, nata sulle macerie di quegli anni e tassello essenziale della successiva opera di ricostruzione.

Siamo in qualche modo riusciti in questo intento attraverso il progetto di integrazione europea, che ha garantito ai nostri popoli oltre 70 anni di pace, e che va rilanciato anche attraverso un fisiologico adeguamento, per non perderne la spinta solidaristica che l’ha ispirato, evitando di scadere in un’entità burocratica di rilevanza meramente economico-finanziaria.

Ecco, muovendo dai tragici fatti del 15 marzo 1944 siamo giunti a svolgere riflessioni sull’attuale momento politico: da quegli eventi traiamo ancora spunto per costruire il futuro.

Così il senso di distruzione che parte da quel giorno diviene ancora una volta occasione per ripartire, messaggio di ricostruzione e poi di progresso e di solidarietà tra i popoli, ancora attuale.

Di questo messaggio, in giornate come questa, i nostri giovani raccolgono idealmente il testimone, proiettando ancora nel futuro l’insegnamento degli errori commessi nel passato.

Grazie.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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