LEGGE STABILITA’ – Gli Uffici regionali di Isernia e Termoli salvi. Verso il voto: Basta con la frase “cittadino al centro”. Ma al centro di cosa?

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CAMPOBASSO – Consiglio regionale, tempi ancora lunghi per la votazione finale alla legge di stabilità e quindi del Bilancio.

Ancora un ginepraio di emendamenti e subemendamenti che attorcigliano un dibattito lungo spesso spigoloso dove si intreccia un rapporto sempre più difficile tra maggioranza e opposizione. Ci sono nelle mani del segretario del Consiglio ancora oltre un centinaio di atti amministrativi da discutere da correggere probabilmente in sub  emendamenti che tireranno avanti la discussione almeno per altri due giorni.

Il dato positivo della giornata nella riprese dei lavori dopo il 1° maggio è un clima certamente più sedato in aula dopo le scintille dei giorni passati dove per alcuni episodi si è passati anche sulle pagine della carta stampata nazionale. Evidentemente si è capito che l’aula di palazzo D’Aimmo che rappresenta il luogo dove i cittadini del Molise hanno dato mandato di nobile rappresentanza non può assumere i connotati di un locale pubblico dove si discute in piena libertà di parola e di linguaggio eludendo il valor e l’importanza oggi di un momento e di un luogo dove si sta decidendo o si è già deciso per i prossimi anni sui costi della politica o su ulteriori aumenti, togliendo soldi ai bisogni dei cittadini, e sull’aggravio di una pressione fiscale indiretta occulta e micidiale appostata su alcuni servizi indispensabili che avviliscono un contesto sociale già fragile umiliato e senza prospettive di recupero.

Stamane è ripreso il confronto, dicevamo attraverso comportamenti e atteggiamenti molto più sereni, rispetto ai giorni passati, che ha trovato confermato quando  maggioranza e opposizione hanno convenuto almeno con un emendamento e un subemendamento poi di Toma di conservare gli Uffici regionali di Isernia e Termoli. Il rischio trasferimento di quest’ultimi nel capoluogo regionale si era paventato nei mesi passati senza però fare molta chiarezza sul personale e quindi sulle future destinazioni. Insomma un primo traguardo comunque centrato sebbene alcuni interventi tecnici arrivati da parte del partito democratico tendevano a riconfermare  la convivenza logistica e amministrativa di personale e luoghi rappresentativi della Regione in quelle sede che si vogliono riconfigurare probabilmente ricavandone risparmi e funzionalità. Naturalmente i nodi da sciogliere o meglio le idee e i propositi politici e gestionali concretamente diversi tra maggioranza e opposizione sono nettamente evidenti nelle politiche sociali dove si chiede una riprogrammazione dei fondi europei quelle per il Patto per il Molise per ridare ristoro e sostegno alle situazioni di rifugio previdenziale  soprattutto per quelle aziende o lavoratori rimasti senza lavoro da anni. L’aumento del 40 per cento del trasporto pubblico, dei costi del Consiglio regionale passati da 5,8 milioni di euro a 6 milioni di euro con un + 200 mila euro e la lievitazione delle spese annue, + 900 mila euro per le Comunità montane che avrebbero dovuto essere cancellate entro giungo prossimo, rappresentano ormai il passato perché già decise.

Ci si adoperi nei restanti due giorni che rimangono per votare la legge di stabilità ad un maggiore confronto collaborativo per la rimodulazione di quei 25 milioni di euro residui del Bilancio almeno alla voce occupazione giovanile attraverso progetti di qualità attinenti alle loro specializzazioni universitarie. Il problema numero uno sono loro. Ascoltavo nei giorni passati politici che dicevano il futuro sono le iniziative private, noi non possiamo fare nulla, i giovani devono tirarsi le maniche e fare impresa. Ma dove? Ma con quali soldi, con quali aiuti? Ma si può fare impresa in una regione che non ha strade adeguate, autostrada o strada a 4 corsie verso l’Adriatico o il Tirreno,  non ha ferrovie, smantellate al 90%,  enti a sostegno di qualsiasi tipo di marketing locale territoriale o regionale, non ha un aeroporto, ma qui forse parliamo di fantascienza, non ha una rete ferroviaria elettrificata, che  ha un servizio pubblico di trasporto su gomma minimo, irrisorio. Aggiungiamo. La politica che in questi giorni prepara i suoi programmi locali ed europei  presentandosi all’ennesima competizione elettorale dovrebbe  fare un atto di umiltà. Dire la verità  su quello che è accaduto, che sta accadendo, su quanto hanno prodotto nella loro attività amministrativa su ciò che hanno disatteso e probabilmente annunciare: faremo una sola cosa, ne diciamo una a caso, le strade, e su quella concentrarsi. Basta pronunciare proclami e programmi su tutto sapendo di realizzarne nemmeno uno e basta con la frase “cittadino al centro“. Ma al centro di cosa?!

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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