LAVORO – Area di crisi complessa, CGIL “Il tavolo permanente non basta”

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CAMPOBASSO – Area di crisi complessa il tavolo permanente non basta.

La CGIL del Molise resta fortemente convinta che oltre ai singoli temi territoriali legati, ad esempio, all’area di crisi complessa, occorra una seria discussione con tutto il partenariato sulla grave crisi regionale e sulle azioni da intraprendere per uno sviluppo territoriale compatibile nel suo insieme.

Nel corso dell’ultimo incontro, convocato dal Presidente Toma lo scorso 10 maggio, si è quindi confermata la positività del metodo utilizzato nel convocare il sindacato e le parti sociali per l’illustrazione dei quattro bandi riferiti all’area di crisi complessa Campochiaro/Venafro per un valore complessivo di 15 milioni.

I rappresentanti della CGIL, Franco Spina e Paolo De Socio, hanno ribadito la necessita di confermare sicuramente il metodo della partecipazione alle scelte e di utilizzare questi confronti per avviare una seria programmazione dell’idea di sviluppo regionale che comprenda anche la proposta di piano infrastrutturale, di quantificazione reale delle risorse complessive e di come queste risorse possano dare risposta concreta al problema atavico del Molise: il lavoro.

La Cgil quindi sottolinea che i singoli bandi possono rappresentare un primo intervento, ma se essi sono scollegati da una idea complessiva di sviluppo, avranno un effetto molto limitato sia in termini di tempi che di ricadute occupazionali.

“Troppe volte  – sottolineando Franco Spina e Paolo De Socio della Cgil – si  è assistito ad annunci su imminenti disponibilità di fondi per opere e programmazioni attese da anni, dal Patto per il Molise alle opere infrastrutturali deliberate dal CIPE, dalle risorse dell’FSE all’area di crisi complessa e semplice. Puntualmente a tali annunci non sono seguiti proporzionalmente i fatti, a tal punto che tutti i dati macroeconomici confermano una difficoltà sempre più crescente della popolazione regionale.

Continua una costante diminuzione dei residenti molisani, un abbandono dei piccoli Paesi ed in particolare nelle aree interne, una diminuzione del reddito procapite a tal punto da far ritornare la nostra Regione nel famigerato Obiettivo 1 inerente le politiche di aiuti comunitari. Per quanto ci riguarda, abbiamo sempre sostenuto che le risorse, se ci sono, vanno impegnate, altrimenti si rischia solo di ingenerare aspettative che non saranno mai evase. Occorrono scelte coraggiose ma strategiche, perché continuare a proporre singoli interventi senza una chiara visione di sviluppo, non porterà mai a una reale crescita nel futuro del Molise.

Se le risorse sono reali – continuano i due dirigenti della Cgil regionale e interregionale – esse dovrebbero riavviare un processo economico e sociale importante, a partire dal lavoro. Servirebbe comprendere perché allora l’area di crisi complessa non decolla, perché i cantieri edili non si aprono, perché nonostante i forti incentivi attuali e soprattutto futuri non decollano nuove iniziative imprenditoriali.

Al tavolo abbiamo ribadito ancora una volta la necessità di dare priorità al completamento di opere infrastrutturali necessarie e che aiuterebbero la nostra realtà ad uscire dall’isolamento e dai tanti problemi tra cui quelli ambientali come nel caso di Venafro. Non opere futuribili difficilmente realizzabili per il loro costo, ma finanziamenti di opere già progettate e condivise anche dalla cittadinanza.

Se al forte ritardo accumulato e alla mancanza di una visione strategica aggiungiamo la triste realtà legata ai commissariamenti in atto, a partire da quello alla sanità, passando per la ricostruzione e il contratto istituzionale di sviluppo (che di fatto esautora la Regione), è evidente il rischio di un sempre maggiore impoverimento della Regione e della sua perdita di autonomia.

C’è bisogno in tempi brevissimi di attuare un piano di programmazione condivisa che faccia sintesi delle varie misure economiche esistenti, dei vari accordi istituzionali raggiunti, della verifica sulle effettive risorse spendibili, creando interventi rapidi per far riavviare il lavoro. La ripresa passa anche attraverso l’utilizzo corretto e integrato delle risorse pubbliche, dagli investimenti in opere ed infrastrutture sia materiali che tecnologiche (ad esempio la banda larga) e nella capacità di pensare la nuova programmazione comunitaria 2021/2026 nell’ottica di ricostruire un modello attrattivo per il rilancio del Molise.

Un piano che non sacrifichi la necessaria cultura della legalità e del rispetto dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro con il duplice intento di non creare squilibri e concorrenza sleale tra le imprese e garantendo la giusta dignità ai lavoratori.

Nel corso dell’incontro è stata rilanciata la necessità di attenzionare costantemente la platea dei lavoratori che in questi anni di crisi tremenda sono stati espulsi dal Mercato del Lavoro, servono risorse appropriate per parlare di politiche attive, ovvero quelle legate al reimpiego dei lavoratori. La dotazione annunciata, ad oggi, è del tutto insufficiente per fronteggiare la platea di riferimento.

Per il Molise non c’è più tempo. – concludono Spina e De Socio – La CGIL, partendo dalla positività del tavolo Istituzionale, ha sottolineato la considerazione che l’embrione di proposta di sviluppo avanzato dal Governo Regionale – che va sicuramente integrato con strategie complessive di programmazione – deve considerarsi come l’inizio di un ineludibile PATTO PER LO SVILUPPO E PER IL LAVORO teso ad accantonare piccole visioni di parte e sterili questioni di campanile, a volte proposte anche da distratti amministratori locali. Auspichiamo che il Molise inizi a ragionare con una visione di insieme, per una nuova stagione di programmazione condivisa e partecipata funzionale alla crescita del territorio e al miglioramento del benessere collettivo”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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