SANITA’ – La Cgil “Con la sanità l’ennesimo fallimento in Molise”. Sabato manifestazione a Roma

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CAMPOBASSO –  Sulla notizia dell’arrivo di medici  militari negli ospedali molisani laddove mancano alcuni specialisti, ma smentita in altra parte del giornale dal coordinatore regionale della Lega Mazzuto, la Cgil Abruzzo Molise così osserva con Carmine Ranieri.

“Dopo ben 12 anni di commissariamento del sistema sanitario in Molise ciò che emerge inequivocabilmente è l’inadeguatezza di una classe politica che è stata incapace di dare risposte al bisogno di salute e di garantire l’accesso universale alle cure dei cittadini.

Quanto accade oggi in Molise, come nel vicino Abruzzo, è frutto di una politica, nazionale e regionale, scellerata che ha omesso nel corso degli anni di investire sul sistema sanitario pubblico. Il rischio odierno di chiusura dei reparti è l’esito di una inappropriata programmazione sanitaria, del mancato turn-over, dei mancati investimenti, dell’impoverimento progressivo ed inarrestabile della sanità pubblica.

E’ prevalsa negli anni la scriteriata logica della politica dei due tempi che ha costretto le regioni in regime di rientro a tagli lineari ai servizi ospedalieri senza la necessaria e contestuale messa a regime del sistema sanitario pubblico territoriale.

Il blocco del turn over conseguente ai limiti di spesa per il personale, che affligge tutto il comparto  pubblico, in questo caso si somma alla inidonea programmazione dei fabbisogni degli specialisti. Anche qui la politica nazionale e locale hanno mancato nel dialogare con gli Atenei e solo oggi sentiamo proclami circa gli incrementi numerici di ingressi nelle scuole di specializzazioni.

Tutto il personale sanitario vive una situazione di criticità, con gravosi carichi di lavoro, difficoltà a fruire delle ferie e quant’altro. Per il personale medico inoltre ancora oggi permane il mancato rinnovo del contratto nazionale di lavoro fermo ormai da oltre 10 anni.

Nell’immaginario collettivo siamo tutti abituati a pensare all’intervento dei militari in occasione di calamità e catastrofi naturali ed eventi simili. Grave l’utilizzo per la gestione ordinaria delle strutture ospedaliere.

A questo punto ci chiediamo cosa potrà “salvarci” da una politica nazionale e regionale che non riesce ad esercitare il proprio ruolo di programmazione con la messa in campo in questo caso di azioni straordinarie in ordine ai lavoratori della sanità destinando sufficienti risorse per le assunzioni ed i rinnovi dei contratti scaduti.

Non è ulteriormente rinviabile mettere al centro delle politiche i bisogni delle persone. Non è tollerabile che nelle nostre regioni i cittadini rinuncino a curarsi e a fare prevenzione e siano costretti a vivere condizioni non degne di un paese civile.”

Intanto a Roma ci sarà una manifestazione nazionale sabato 8 giugno in piazza con CISL e UIL, anche per difendere il sistema sanitario pubblico.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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