POLITICA – Domenico Di Lisa “La Sinistra che non c’è e il paese che affonda”

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Assicurazioni Fabrizio Siravo

CAMPOBASSO – Già consigliere regionale sindaco di Roccavivara esponente accreditato della Sinistra regionale Domenico di Lisa analizza il momento politico locale e nazionale.

“Da anni faccio fatica a sentirmi parte di questa società che, dopo aver dato il meglio di sé durante la resistenza e nel primo periodo della Repubblica, testimoniato anche dalle conquiste sociali e democratiche ottenute, è andata progressivamente organizzandosi per caste e gruppi di potere economico-finanziari, si è completamente disarticolata, spappolata, senza un denominatore “pubblico” ed obiettivi comuni, percorsa da un profondo degrado morale, sempre pronta a dare sostegno ed alimentare un sistema fatto di piccoli e grandi privilegi, di sprechi finalizzati alla creazione e mantenimento del consenso. Una società che in assenza di riferimenti ideali e di guida politica, lentamente, ma gradualmente, ha perso coscienza dei doveri da assolvere e diritti costituzionalmente garantiti da rivendicare, non realizzando che l’uguaglianza è un valore costituzionale che precede le differenze in quanto capace di garantire le libertà costituzionali e rimettere in moto il futuro”.

Fatico a sentirmi italiano.

“In questo quadro di deresponsabilizzazione generale, individualismo esasperato, di rassegnazione a processi ritenuti ingovernabili e indipendenti dall’intervento dei singoli e delle comunità, di una sfiducia oscillante tra fatalismo, indifferenza o addirittura connivenza ed accondiscendenza nei confronti di un ceto politico arrogante, avido, cinico, corrotto, incolto, incapace, sono venuti addirittura a peggiorare i tratti della “italianità”, storicamente caratterizzata da furbizia, sotterfugi, servilismo, inclinazione all’imbroglio, cialtroneria, insofferenza verso qualsiasi regola.

E lentamente, ma inesorabilmente, la mia tendenziale inclinazione al pessimismo ha preso il sopravvento, tanto che oggi non nutro alcuna residua speranza che le cose possano migliorare. Cosicché da tempo mi sento apolide e ai miei interlocutori, che spesso mi interrogano sul mio disimpegno politico, ripeto che esso è il frutto non solo della estraneità a questa politica ma della sostanziale estraneità a questa società. Fatico a sentirmi italiano”

Chi sa leggere e scrivere è un nemico del popolo.

“E l’avvicendamento di ceto politico, che almeno sulla carta avrebbe potuto e dovuto segnare il punto di ripartenza, ha prodotto sì un “cambiamento” (al quale non ho mai creduto e non ho mai assecondato), ma un cambiamento regressivo che sta già provocando un ulteriore e definitivo degrado della politica e della società che ha ribaltato una scala di valori. Sono diventati valori da esibire la grettezza, l’ignoranza, la supponenza, l’arroganza (basta seguire qualche talk show), e sono diventati i solutori dei problemi del lavoro proprio coloro che nella loro vita non hanno mai lavorato. Chiunque sa leggere e scrivere é un potenziale “nemico” del popolo. Oggi Erasmo scriverebbe “L’elogio dell’ignoranza o della stupidità”.

Tralascio per il momento ogni commento sulla politica economica di questa maggioranza che, nel solco di quelle precedenti, non solo non punta ad eliminare le cause strutturali che determinano l’abissale disparità nella formazione della ricchezza e neanche lontanamente si pone il problema della sua redistribuzione (una patrimoniale sui grandi patrimoni, lotta vera all’evasione fiscale) per finanziare misure sociali indubbiamente necessarie, se pensate con criterio ed intelligenza e non per acquisire facili consensi.  E lo fa, ancora una volta, a debito, scaricandone gli oneri sulle future generazioni che, tra i soggetti deboli, sono quelli più deboli. E non esprimo giudizi sulla opposizione di sinistra (inesistente) ancora nelle mani di coloro (o dei loro cloni) che negli anni, sviluppando politiche sociali ed economiche di destra, ne hanno determinato il disastro e precluso la possibilità stessa oggi, o nel breve-medio termine, di avere titolo a poter parlare, e ancor meno a rappresentare i giovani, gli ultimi, i lavoratori, il ceto medio, per provare a riaprire una prospettiva democratica per il Paese.”

Decrescita demografica è un enorme problema strutturale.

“Tralascio anche le pur indispensabili considerazioni su un Paese che dovrebbe riflettere sul proprio invecchiamento nel quale la decrescita demografica rappresenta già un enorme problema strutturale.

Mi preme invece soffermarmi sull’ ulteriore imbarbarimento della società italiana, che incantata dai nuovi “pifferai magici” – non si rivolgono mai ai “cittadini” ma al “popolo”, confondendolo con la maggioranza, dal quale ritengono di avere avuto una investitura scevra dal rispetto di qualsiasi forma di limitazione – è in preda ad una deriva xenofoba e razzista, che in  epoche non lontanissime ha prodotto immani sciagure. Altro che il razzismo degli italiani è una invenzione mediatica!

Siamo perciò in presenza di una società che invece di indignarsi di fronte ai dati che ci dicono che un manipolo di persone al mondo possiede la ricchezza di oltre tre miliardi di poveri, se la prende proprio con i depredati, i poveri del mondo. Una sorta di sindrome di Stoccolma”.

Non è una colpa essere ricchi.

“Siccome non ho mai ritenuto una colpahi essere ricchi, a maggior ragione trovo aberrante l’idea che è una colpa essere poveri, soprattutto se essa alberga nei più poveri. E non ho mai ritenuto, e non ritengo, che l’Italia possa ospitare tutti i migranti che fuggono dalle guerre, persecuzioni, carestie, povertà, quasi sempre provocate dallo sfruttamento dei Paesi più ricchi, Italia compresa. Così come non sottovaluto gli oggettivi e gravissimi errori commessi nel passato nella gestione della questione migranti, diventato per alcuni italiani un colossale affare, e neanche il sacrosanto diritto alla sicurezza o, meglio, la percezione distorta della insicurezza: i dati dimostrano che i delitti complessivamente diminuiscono e che la maggior parte di essi si commettono tra le mura domestiche. Ma assistere al livore, all’odio montante, alla intolleranza e, sempre più spesso, alla violenza delle istituzioni e delle persone nei confronti dei migranti, mi offende, mi amareggia e mi indigna.”

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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