SANITA’ – Assenti i Commissari, il Consiglio si spacca con tre pregiudiziali

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CAMPOBASSO – Senza i commissari Giustini e Grossi, che evitando il “processo” in aula, il Consiglio regionale avrebbero dovuto chiarire presente e futuro sulla sanità molisana, il dibattito in aula presenta il solito menabò su questo argomento tra maggioranza e opposizione.

In “tribuna” i Comitati a difesa della sanità pubblica, degli ospedali San Timoteo e Cardarelli che hanno ascoltato rumoreggiando di tanto in tanto sulle esternazioni politiche provenienti dall’emiciclo dei lavori poco gradite soprattutto quando si sono alzati scudi a difesa della sanità privata.

Insomma una discussione della serie “io me la canto e io me la suono” che senza i “contralti” dei Commissari è diventata una ripetizione delle tante adunanze consiliari a tema sulla sanità. Dove da una parte c’è la difesa di quanto si porta avanti sul fronte pubblico e soprattutto privato e dall’altra si aprono lingue di fuoco contro la gestione organizzativa e finanziaria  della sanità privata puntando in particolare le due strutture private Neuromed e Cattolica, sapendo tuttavia poco tra l’altro probabilmente come uscire da un quadro di profonde incertezze e da un sistema assistenziale di emergenza e preventivo fuori e dentro gli ospedali perché non si hanno ben precisi gli obiettivi del Programma operativo sanitario né la Regione sa cosa vuole come ristabilire ripescare o rivalutare strutture, quali quante dove e come, oggi sotto il mirino della contestazione popolare o condotte davanti ai Tribunale amministrativi.

Insomma un pasticciaccio che il presidente Toma cerca ogni volta di presentare e recuperare alla Conferenza Stato Regioni luogo dove può comunque baipassare le tagliole dei Commissari nel tentativo di avere la solidarietà degli altri colleghi Governatori per arrivare al Governo con maggiori crediti e fiducia su quanto espone.

I problemi di uno smantellamento degli ospedali locali sono evidenti. C’è bisogno di deroghe che possono arrivare solo da qui. Come la ridiscussione sul punto nascite gli accordi e le assunzioni su nuovi professionisti da inserire negli organici ospedalieri la ridefinizione di un sistema che rivaluti e promuova al massimo le forze operative che si hanno e stabilisca una volta per sempre l’offerta senza extrabudget indefiniti della sanità privata.

Senza Giustini e Grossi, il presidente Toma ha esposto stamane ad inizio seduta quello che non può fare con la presenza di quest’ultimi e i loro poteri avendo così le mani legate su molti adempimenti.  Ampia la discussione scaturita dal suo intervento a cui sono seguiti tre pregiudiziali avanzate una dai Cinque stelle che ha proposto proprio il blocco degli extrabuget, la formazione medica aumentando le risorse per questo obiettivo, forme pubblicitarie per favorire l’adesione ai Consorzi in sanità, incentivazione ai medici per assicurarsi le loro prestazioni negli ospedali oggi limitati di figure specialistiche e la costituzione di un tavolo permanente di confronto e di ascolto con la partecipazione di Enti sindacati ordini professionali Comitati e Associazioni.  La seconda dalla maggioranza avanzata da Nico Romagnuolo per la realizzazione di un sistema integrato con strutture pubbliche legate tra di loro per funzione e complementarietà con quelle private convenzionate capaci di coniugare i parametri di efficacia efficienza ed economicità e di garantire qualità e diritto alla salute. E la terza dal partito democratico che ha presentato una mozione proponendo la costituzione di una commissione speciale sulla sanità.

Per concludere una discussione quasi inutile. Senza i Commissari. I quali sarà difficile che possano partecipare in futuro al tiro a segno dell’aula se è vero come è vero che sono i Commissari e che devono dare conto in qualche maniera solo a chi li ha mandati qui. Poi: Se c’era bisogno di un documento unitario che in questo momento può essere di accompagnamento al Pos per un dialogo con loro, sarebbe stato più pratico configurarlo e condividerlo prima in una riunione allargata  dei capigruppo e di tutte le forze politiche presenti in Consiglio e quindi portarlo in aula per votarlo senza ulteriori e inutili forzature di parole di atteggiamenti e prese di posizione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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