ARCICHIARO – Dossier su un’opera incompiuta in mezzo al Matese

GUARDIAREGIA -Arcichiaro quale futuro, Legambiente Molise presenta il dossier
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GUARDIAREGIA – “Dossier Arcichiaro quale futuro?”

Una delle tante opere incompiute dighe in Molise con sperpero di denaro pubblico rimasta in mezzo alle montagne a mò di pantano inutilizzzata e senza alcuna previsione anche allo stato attuale di quanto si possa fare per produrre energia portando l’acqua a valle e quindi sfruttandola per l’irrigazione dei campi per un agricoltura che non c’è sebbene l’acqua arrivi in una piana abbastanza fertile collegata a vie di comunicazioni abbastanza attrezzate verso Napoli Benevento e Roma. Stamattina a Guardiaregia è stato presentato  presso la sala consiliare del Comune di Guardaregia, il Dossier, realizzato da Legambiente Molise per sollecitare una discussione alla luce del lungo excursus storico di un’opera tuttora incompiuta, sulla cui realizzazione Legambiente, già diversi anni passati, cercò di porre l’attenzione. Tale discussione risulta quanto mai necessaria in virtù della istituzione del Parco Nazionale del Matese.

“Crediamo – dichiara Giorgio Arcolesse, Vicepresidente di Legambiente Molise – che dell’invaso di Arcichiaro non sia chiara la funzione né al tempo presente né in prospettive future. L’utilizzo previsto delle acque dell’invaso per scopi industriali stride con le politiche recentemente introdotte dall’Ente regionale per la valorizzazione del bene Acqua del Molise.”

“Con la realizzazione di questo dossier – conclude Arcolesse – si intende sollecitare una rinnovata attenzione verso una risorsa di eccellenza del territorio regionale che merita interventi consapevoli, programmati, e integrati alla luce della strategia SNAI e delle problematiche connesse ai cambiamenti climatici.”

Alla conferenza hanno partecipato Fabio Iuliano, Sindaco di Guardiaregia, Giorgio Arcolesse e Simone Nuglio, responsabile di Goletta dei Laghi, e Angelo Sanzò, della SIGEA.

LE PROPOSTE DI LEGAMBIENTE

  1. Adeguare gli impianti fognari, di raccolta, di depurazione e di trattamento delle acque reflue, separando la rete delle acque bianche da quelle nere.
  2. Contrastare la perdita della biodiversità attraverso la tutela e la conservazione dei fragili ecosistemi lacustri, pianificando e valutando a priori l’impatto di ogni intervento antropico.
  3. Contrastare il fenomeno dilagante del consumo di suolo, di una scellerata corsa all’urbanizzazione, spesso fondata su scelte sbagliate e incompatibili con la reale capacità del territorio.
  4. Salvaguardare la sicurezza del territorio lacustre con un costante controllo delle attività illecite, dal mancato rispetto delle autorizzazioni nel settore edilizio fino all’abusivismo vero e proprio, passando per le captazioni e gli scarichi illegali.
  5. Tutelare la salute dei bagnanti e dell’ambiente con l’applicazione di normative serie e restrittive sulle acque di balneazione. Garantire un monitoraggio continuo da parte delle autorità competenti e un facile accesso alle informazioni.
  6. Promuovere e sostenere un turismo diffuso e leggero, in cui la buona gestione dei rifiuti, la diffusione delle energie rinnovabili, la presenza di aree verdi, la mobilità alternativa diventano il criterio base nella scelta da parte dei cittadini della propria meta turistica.

Dopo la tappa che ha attraversato il lago di Arcichiaro, la Goletta dei Laghi si dirigerà verso il lago di Varano, per l’ultima tappa della campagna.

N.B. del direttore Qui trattasi di un lago contenuto all’interno di una diga con pochi milioni di metri cubi di acqua raccolti dal Matese e quindi dal monte Mutria sotto cui insiste che pur non andando a sconvolgere troppo il paesaggio anzi al contrario rendendolo più attrattivo con la sola stonata nota della colata di cemento che ne mantiene il suo bacino e  che andrebbe meglio nascosta con diverse strutture architettoniche, dovrebbe servire da un punto di vista turistico e produttivo economico per la Regione che butta acqua dappertutto sciupando centinaia di milioni di euro capace soprattutto di produrre energia. L’invaso di Arcichiaro di proprietà di Molise acque non è compatibile né per l’uno né per l’altro. Perché non ci sono politiche territoriali regionali adattate alla specie di programmazione, nessuno, e quindi l’assessorato competente ai lavori pubblici, ne fa una recensione topografica una revisione strutturale allo stato dell’arte, uno studio appropriato per riportarlo al meglio quindi alla valorizzazione  del paesaggio all’ottimizzazione dei beni ambientali e naturalistici ad un progetto, infine, di riutilizzo compatibile e sostenibile, ambientale e agricolo. L’acqua di Arcichiaro di inverno e d’estate continua a straripar a impantanarsi nel suo invaso sotto il Matese senza un uso specifico e programmato per arrivare poi a valle spesso perdendosi in altri rivoli e finendo in qualche misura nel Biferno attraverso le gole del Quirino. Una perdita economica notevole di una risorsa naturale che termina la sua corsa nell’Adriatico da decenni, che non interessa ad alcuno, acque  ingabbiate in una megastruttura, la diga di Arcichiaro, costata decine di milioni di euro di soldi pubblici ora immobile e inutilizzata in mezzo alla maestosità del Matese.                                               

Aldo Ciaramella

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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