LAVORO – La Boccardo (Uil) “La Regione cambi metodi e atteggiamenti”

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CAMPOBASSO – “Lavoro” un’altra seduta monotematica per dopodomani del Consiglio regionale sollecitata da 16 consiglieri regionali e dai tre segretari regionali e interregionali  di Cgil Cisl e Uil dove si… parlerà, si parlerà si parlerà…, aspettando i microfoni delle telecamere e le penne sui taccuini. Poi arrivederci a settembre. E tutto sarà come prima.

La Boccardo della Uil lancia prima del rompete le righe estivo l’ennesimo messaggio sindacale alla classe politica locale ponendo la lente della polemica ancora sulla cenere di quello che era e non è più auspicando, (beata lei!), che il confronto in aula serva a qualcosa.

La segretaria della Uil alza lo sguardo dai singoli problemi e spera in un diverso approccio, un metodo di azione che non vanifichi gli sforzi, che non mandi deluse le aspettative, che reimposti la stessa azione politica e amministrativa.

È necessaria una nuova fase politica e programmatica per la Regione. Avvertiamo l’urgenza di un percorso aperto, plurale e partecipato che rilanci i valori che contraddistinguono il Molise e ne giustificano, persino, la stessa sopravvivenza come unità amministrativa autonoma. Serve unire il campo politico e culturale, al di là delle legittime diversificazioni fra opzioni e appartenenze, per puntare a coinvolgere cittadini, intellettuali, personalità, forze politiche e sociali per costruire insieme progetti e programmi di governo. Vorremmo tanto, come UIL, che dal Consiglio uscisse, più che la solita lista di promesse o l’auspicio di soluzioni miracolistiche, una traccia, un percorso aperto al contributo di tutti coloro, cittadine e cittadini, lavoratori e coloro che vorrebbero esserlo presto, forze politiche e sociali presenti in Molise per costruire, dal basso, partendo dai problemi, una qualche strategia.”

Qualche suggerimento dalla Segretaria della UIL Molise:

“Dobbiamo fare tesoro di quanto ci hanno insegnato i Sindaci alle prese con il Contratto Istituzionale di Sviluppo. La prossimità: chi vive quotidianamente i problemi e c’è a contatto, meglio sa analizzare, più agilmente può progettare, con maggior efficacia riesce a verificare, seguire i percorsi e realizzare gli obiettivi.”

“Ma dobbiamo mettere a fattor comune quanto, anche in questi giorni, abbiamo avuto modo di intuire dalla lettura della nostra stampa. La competenza: anche da noi vi sono professionisti, docenti, ma anche specialisti di varie qualifiche, in grado di mettersi in ascolto e accompagnare le scelte, progettare gli interventi. Chi meglio dei coltivatori può efficacemente orientare le scelte in materia di politica agricola o di sviluppo rurale? I sindaci, loro sì, sanno quali possono essere le attività nelle quali impegnare i tanti fruitori di ammortizzatori sociali. I lavoratori dei Centri per l’Impiego o per la Formazione professionale sapranno bene come riallacciare il rapporto fra domanda e offerta di lavoro, fra competenze richieste e competenze da acquisire (e non abbiamo certo bisogno di attendere i navigator perché il tutto si metta in moto).”

“C’è poi un altro fattore rilevante: l’affidabilità e la rappresentatività. Non è certo la stessa cosa concordare con il Sindacato confederale, che da noi rappresenta e organizza decine di migliaia di lavoratori, il piano di stabilizzazione dei precari che inseguire il particuliare del piccolo sindacato autonomo e di altri soggetti autoreferenziali. Confindustria, le Associazioni dell’Artigianato, del Commercio o dell’Agricoltura, la Cooperazione, gli Ordini professionali, l’Università e il mondo della Scuola, e altri ancora, sono, ognuno per la propria parte e nello specifico contesto economico, portatori di interessi, ma anche di esperienze e di capacità di impegno, peraltro con il coinvolgimento possibile delle loro articolazioni nazionali. Vorrei tutti costoro attorno al letto del moribondo Molise, a confrontare terapie e percorsi.”

La Boccardo conclude:

“È indispensabile per la costruzione di un possibile percorso di ripresa economica, sociale e politica del Molise un totale rinnovamento nei metodi e negli stessi atteggiamenti delle Istituzioni. A partire dalla Regione, la cui articolazione operativa va peraltro interamente rivista, perché così com’è non può certo sostenere la nuova fase da molti auspicata.”

Ecco la strada indicata:

Il Consiglio regionale dimostri coraggio. Non si limiti ad un qualche documento di generici impegni per poi, via, tutti a scappare in ferie. Non chiuda ma apra. Apra una nuova stagione politica e programmatica per il nostro Molise e chiami tutti a fare la propria parte. Si programmi una tre giorni di confronti articolati e intrecciati, già alla ripresa autunnale, in cui coinvolgere, proprio in base ai parametri di prossimità, competenza, affidabilità e rappresentatività, gli attori sociali, le forze della produzione e del lavoro, gli intellettuali e i tanti competenti, per mettere a punto una lungimirante elaborazione programmatica, un disegno strategico di ampio respiro e proiettato in azioni raccordate e condivise. Ne uscirebbe rafforzato anche il nostro senso di appartenenza e l’orgoglio di cui i molisani vanno fieri.”

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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