LAVORO – Cgil, Franco Spina “Ora l’odg approvato sia una risposta concreta non solo enunciazioni”

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CAMPOBASSO –  Emergenza lavoro, dopo il solito odine del giorno del Consiglio regionale servono risposte concrete attraverso la discussione e la finalizzazione di tutte le le tematiche e le vertenze messe in campo e scritte nel documento votato all’unanimità dal Consiglio regionale.

La Cgil si batte su tanto e sollecita la Regione attraverso il suo segretario interregionale Franco Spina che fa un’analisi della situazione sociale della Regione.

“Il Molise, a livello economico e sociale, sta affrontando una delle peggiori crisi dalla sua istituzione ad oggi, tant’è che non è esagerato affermare che la sua stessa sussistenza può definirsi a rischio.

Evitando di riportare integralmente i dati statistici completi per ogni settore già ampiamente divulgati in passato, ci soffermiamo su alcuni di essi al fine di evidenziarne il contesto in cui ci troviamo. E non si può non partire dalla drastico spopolamento in atto, infatti negli ultimi 5 anni la popolazione residente è passata da 314.725 del 2014 ai 306.100 del 2018, quindi abbiamo perso oltre 8 mila abitanti. Cosa ancora più grave, è il dato anagrafico di chi lascia il nostro territorio, ovvero parliamo in prevalenza di una fascia di età tra i 27 e i 45 anni. Le motivazioni sono diverse, ma l’incertezza di prospettiva, di crescita e occupazione, risulta essere di gran lunga la principale causa dell’abbandono da parte di questi nostri concittadini che decidono di trasferirsi definitivamente in altre realtà, soprattutto del Nord Italia, ma anche al di fuori dei confini nazionali”.

Dati ul lavoro Molise

“Accanto a questo scenario preoccupante – continua Spina – , occorre aggiungere quello relativo ai dati sull’occupazione e sulla disoccupazione regionale. Come noto, i dati Banca D’Italia del 2008 definivano in 126 mila gli occupati molisani, con un PIL pro-capite pari a 22.680 euro. Nel 2018, invece, gli occupati sono stati solo 105 mila, con una perdita secca di circa 26 mila addetti che non sono certo compensati dalla pur lieve ripresa numerica del primo semestre del  2019, pari a circa 1.000 unità. Nel frattempo, il PIL pro-capite si è ulteriormente ridotto nel 2018,  toccando i 20.400 euro contro una media nazionale pari a 27.700 e un Pil pro-capite delle regioni del nord pari a 37.000 mila euro.

Per meglio specificare il disastro sociale in atto, ricordiamo che dal 2014 al 2017 sono aumentate le famiglie molisane che vivono una situazione di povertà assoluta, passando dal 19% del 2014 al 21% del 2017, differenza che si è ulteriormente ampliata nel 2018. Di conseguenza, crescono anche le famiglie a rischio povertà, comprese quelle che, pur avendo componenti con almeno un reddito, non riescono a soddisfare a pieno le esigenze familiari e rinunciano a servizi essenziali come le cure mediche.”

Serve Piano straordinario di rilancio

“Con questi numeri – precisa il segretaria Cgil – occorre necessariamente fare i conti, e sarebbe il caso che la classe dirigente di questa Regione avviasse una seria riflessione per prenderne coscienza e procedere ad un grande piano straordinario di rilancio. Noi siamo fortemente preoccupati e per quanto ci riguarda il LAVORO deve essere centrale nell’azione politica quotidiana. La priorità per il Molise è creare le condizioni affinché si riavviino o si creino nuove attività produttive. Dopo decine di annunci, tavoli tecnici, sottoscrizioni di accordi con il Governo Nazionale e gli innumerevoli comunicati stampa sull’imminente ripresa del Molise (area di crisi complessa e semplice, Patto per il Molise, sblocco dei fondi CIPE per le infrastrutture, ZES, Contratto Istituzionale di Sviluppo, fondi comunitari ecc.), vorremmo sapere se siamo in condizioni di dire con onestà ai cittadini, disoccupati e lavoratori molisani, quando effettivamente si materializzeranno tutti questi investimenti e come spenderemo quelle risorse (se ci sono).”

Razionalizzazione delle Partecipate

“La Regione non ha perso tempo nel procedere con urgenza e senza indugio alla razionalizzazione delle proprie partecipate – continua Spina –  e nel chiudere quelle aziende dove lavoravano centinaia di lavoratori. Si è voluti prima dismettere e poi porsi il problema delle maestranze, tutto il contrario di quello che è avvenuto in altre realtà nello spirito della norma nazionale. Dalle ceneri di molte aziende e dalla drammatica situazione occupazionale derivante, abbiamo avviato anche in Molise le procedure per il riconoscimento dell’area di crisi complessa e poi quella semplice, ma dal lontano 2014 ad oggi non sono certo migliorate le condizioni economiche ed occupazionali del Molise. Allora serve chiedersi, ma interesserà a qualcuno il destino dei giovani, dei meno giovani, dei disoccupati, dei precari di questa regione? Così come vien da chiedersi se quando si sottoscrivono accordi, ordini del giorno e mozioni vincolanti in consiglio regionale per affrontare i temi delle aziende in crisi, si ritiene che essi debbano essere rispettati o servono solo a prendere tempo ed assistere passivamente alla moria dei posti di lavoro?”

Perdita posti di lavoro

“Diciamo questo perché esistono tanti documenti in seno al Consiglio regionale, ai Ministeri, agli Assessorati, che affrontano le varie vertenze che in questi anni sono state oggetto di discussione: dalla GAM, allo Zuccherificio, al Korai, all’Ittierre, senza dimenticare la Protezione Civile, la sanità, la formazione professionale, la mobilità in deroga, i forestali, Solagrital, i precari del sistema Regione e dei CPL e l’elenco sarebbe ancora molto lungo – precisa Spina – .

Questi incontri e verbali cosa hanno prodotto, quante vertenze abbiamo risolto, quanti lavoratori hanno trovato una ricollocazione o quanti disoccupati sono riusciti ad entrare nel mondo del lavoro? Non possiamo continuare in questo modo, non c’è più tempo. Occorre con urgenza definire un nuovo programma regionale di sviluppo, agganciato al territorio e alle risorse disponibili, un piano che finalmente dia una visione e una prospettiva al Molise partendo dalle cose che si possono immediatamente fare.

Tante volte abbiamo sottolineato la necessità di unire le risorse, costruire poche azioni ma mirate e avviare a realizzazione le opere. Il lavoro si crea in questo modo. Servono investimenti pubblici che pur ci sono. Spendere le risorse e sperderle bene può cambiare anche il volto futuro del Molise. È possibile quindi avviare una discussione vera che ragioni di filiere in Molise?”

Il ricordo dell’era del lavoro

“C’erano le filiere del tessile, dell’avicolo, dello zucchero, dell’indotto metalmeccanico e accanto a queste avevamo un sistema edilizio forte, un’agricoltura di qualità; invece ad oggi le filiere sono al collasso e i settori edile ed agricolo in ginocchio. Occorre chiedersi, se abbiamo perso interi pezzi di economia regionale ritenuti non più utili allo sviluppo regionale, abbiamo nel frattempo costruito una idea di programmazione che consenta di creare le condizioni per nuovi investimenti e nuova occupazione in altri settori e filiere? – dichiara il segretario interregionale Cgil Spina –

Eppure le risorse, ad esempio sulle infrastrutture, esistono e con esse possiamo avviare i cantieri previsti dal Patto per il Molise e dalla delibera CIPE riguardanti le infrastrutture viarie e non solo a partire dal completamento di quelle già esistenti. Possiamo pensare ad un piano straordinario di messa in sicurezza e monitoraggio del territorio?

Vi è una assenza di programmazione che ha espletato i suoi effetti anche sul Contratto Istituzionale di Sviluppo, dove non si è riusciti a convogliare le risorse annunciate su opere veramente strategiche e condivise per il Molise, lasciando la decisione finale sulla scelta dei progetti al Governo centrale. Abbiamo subito una sorta di commissariamento, così come lo abbiano nel settore della sanità e in parte sulla ricostruzione post sisma. A questo punto, in quale ambito di indirizzo politico questa Regione può dire la sua in piena autonomia?”

Corretto utilizzo delle risorse disponibili

“Come noto il bilancio regionale è già ampiamente vincolato, le risorse a libera destinazione sono irrisorie per i fabbisogni, per questa ragione non possiamo permetterci un errato utilizzo delle risorse extra regionali. Siamo preoccupati anche del ritardo sulla programmazione dei fondi europei, in quanto è prioritario per un territorio che vive quasi esclusivamente di risorse non proprie, chiudere bene la programmazione pregressa e avviare già una discussione su come investire i prossimi fondi e per farci cosa, pur nei paletti individuati a livello Europeo. Il rientro del Molise nel famigerato Obiettivo 1, ovvero tra le regioni più povere d’Europa, non può significare un’ulteriore incapacità di programmazione che sprechi anche questa occasione per creare le condizioni di sviluppo necessario a partire dalle infrastrutture viarie e tecnologiche. Nessuna azienda o cittadino deciderà di restare, tornare o trasferirsi in Molise se non siamo in grado di creare le condizioni di fondo. Non serve appostare risorse su misure economiche se non ci sono gli attori economici. Occorre ridisegnare un nuovo sistema Molise, dalla viabilità al trasporto, ai nuclei industriali, alla sanità, al sistema scolastico, al rilancio delle aree interne, creando le condizioni minime per ripartire. La classe dirigente deve assumersi la responsabilità di decidere cosa fare e in fretta.”

Politiche attive

“Nel mentre però si discute di futuro, occorre pensare ai tanti disoccupati ed ex lavoratori che sono senza tutele e senza reddito – conclude Spina –  Ed allora, è indispensabile discutere e finalmente comprendere quali sono le politiche attive, quante risorse ci sono e come si possono impegnare. Vorremmo conoscere il livello di spesa delle misure già individuate dalla stessa regione nel piano di riqualificazione e riconversione industriale. La questione annosa della mobilità in deroga la si affronta definitivamente? Il tema dei precari regionali, della riorganizzazione istituzionale dei CPL e della Protezione Civile, nonché delle politiche a sostegno della povertà sono una reale priorità?

Di proposte le organizzazioni sindacali ne hanno fatte tante in passato, pur consapevoli che ciascuno debba svolgere il proprio compito e senza la presunzione di volersi sostituire ad altri, ma adesso è il tempo che ciascuno si assuma le proprie responsabilità. Servono risposte concrete per tutte le vertenze aperte, non dimenticando che oltre al lavoro, l’impoverimento del Molise passa anche attraverso l’impossibilità di garantire adeguati diritti essenziali come la mobilità viaria e tecnologica, l’istruzione, la sanità, le infrastrutture, senza le quali questa Regione è destinata a perdere la propria autonomia.

Il consiglio regionale del 7 agosto è stato solo un primo appuntamento dopo l’ennesimo periodo di approfondimento, ma ora servono risposte concrete. Noi siamo e rimarremo vigili e attenti”.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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