REGIONE – Concorso dirigenti e problema precari, il Consiglio non decide nulla. Tutto come prima. La Fanelli preannuncia battaglia

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CAMPOBASSO –  Senza un documento condiviso nè sulle procedure per il concorso di Dirigenti in Regione, nè sui lavoratori di vari enti che aspettano risposte prima di partire.

Negata a colpi di maggioranza senza le quali potrebbero andare a casa alla fine dell’anno circa 600 impiegati precari negli Enti amministrati dalla Regione, il Consiglio di palazzo D’Aimmo si è chiuso ieri sera con forti polemiche tra le fila dell’opposizione con distinguo molto duri anche nella maggioranza.

Vedi Aida Romagnuolo Calenda e Iorio. Sei atti presentati di indirizzo presentati dal centrosinistra su questi argomenti sono stati bocciati all’origine grazie al voto di Di Lucente che pure aveva avuto tanto da dire sul Concorso per dirigenti aprendo un vero e proprio caso sul prossimo provvedimento che va a Bando Ma la consigliera del Piddi Micaela Fanelli comunica, comunque, che la partita non è finita qui e in caso non si proceda alle modifiche richieste sono pronti decine di ricorsi.

“Rispetto delle regole, trasparenza e certezze per i giovani che vogliono accedere ai concorsi, valorizzazione delle professionalità che da decenni lavorano al servizio della Regione Molise, chiarezza organizzativa, innovazione, formazione. Insomma, una chiara visione di come riordinare la macchina regionale per essere all’altezza del futuro.

Da mesi, il Gruppo consiliare del Partito Democratico si sta battendo in difesa di tutto questo. In particolare, di quei lavoratori che attendono di sapere quale sarà il loro destino.

Lo abbiamo fatto in occasione del consiglio monotematico dello scorso 8 agosto, lo abbiamo ribadito, con sei distinti atti, nel corso della seduta di ieri pomeriggio dedicata alle procedure concorsuali in atto.

Un’occasione da non vanificare, nell’interesse di tutti i partecipanti, anche di chi, nel corso degli anni, ha lavorato al servizio della Regione, maturando i necessari requisiti per poter sperare di poter beneficiare della Legge Madia sul precariato storico o comunque di un riconoscimento del lavoro svolto. Che nel sistema regionale molisano, interno ed esterno, interessa oltre 600 persone e le relative famiglie e per i quali il gruppo Pd ha riproposto – in seconda battuta dopo l’8 agosto – una specifica mozione.

Anche per i dipendenti delle Comunità montane in liquidazione, per i precari dell’Agenzia di Protezione Civile, per l’Agenzia Molise Lavoro, la cooperazione territoriale, il personale dei Centri dell’Impiego, i concorsi per i dirigenti, abbiamo presentato le nostre soluzioni, contenute in precise proposte sottoposte all’attenzione dell’Aula, sulle quali, però, il Presidente Toma e una parte della sua maggioranza non si sono voluti confrontare. Con il Consiglio che, in tarda serata, si è chiuso in assenza di un deliberato condiviso e di indirizzo.

Mai successo! Tra l’altro, mettendo in luce, ancora una volta, una maggioranza ormai inesistente, che più di una volta non ha avuto i numeri in Aula, ma che pervicacemente ha continuato a non decidere, a non assumersi le necessarie responsabilità, finendo molto spesso sotto sui singoli atti per 8 voti a favore e 12 contro.

Senza tralasciare l’impasse nella quale la Giunta regionale ha catapultato la Sanità e sulla quale abbiamo già annunciato atti e azioni tesi ad evitare il tracollo del sistema, che si ritrova senza dirigenza e con molti, troppi dubbi ancora da chiarire sulla nomina del nuovo Commissario straordinario e che rischia di compromettere anche le procedure per il personale sanitario, attualmente in corso.

E ancora dubbi emergono sugli atti finanziari a partire dalle notazioni della Corte dei Conti sulle parifiche, su cui pure non ci sono state date risposte in Consiglio. Toma non ha ascoltato tutte le argomentazioni portate in aula, ad esempio in replica alla relazione sul bando dirigenti, letta da lui lo scorso martedì e in riferimento alla quale abbiamo portato le controsservazioni, e ha risposto a interrogazioni non presentare. E con questo approccio distratto o conflittuale ha determinato il primo consiglio monotematico senza una decisione.

In conclusione, auspichiamo che, dopo aver evidenziato diversi dubbi sulla legittimità delle procedure concorsuali in atto, la Regione voglia ravvedersi e “aggiustare il tiro”, anche per non incorrere nei ricorsi amministrativi già annunciati.

Noi, come Gruppo del Partito Democratico, non demorderemo sulla strada della trasparenza e del rispetto delle regole, torneremo a pretendere di discutere le nostre proposte e non permetteremo a questa maggioranza sgangherata di cancellare speranze e aspettative. Dopo decenni, non ci possiamo permettere di sbagliare”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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