CONSIDERAZIONI – Luci e ombre sul Molise: Venafro, invisibile o sparita?

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VENAFRO – Se i media nazionali fanno quasi un onore al Molise se lo nominano, ma nemmeno con frequenza nelle previsioni del tempo, quelli regionali ci rassicurano che Venafro esiste ancora non foss’altro per quella eterna nube tossica che l’attanaglia assieme a quelle ricorrenti polveri ultrasottili, per il degrado qua e là, ineluttabile come la grandine, per il misterioso miasma del torrente Rava, per la minaccia, ma ora quasi certezza, di una mega centrale alle sue porte.

Sforzandosi poi nella ricerca di qualche luce intermittente la stampa ci tiene al corrente che lo strepitoso Centro storico (strepitoso anche nel suo abbandono) “tornerà a splendere”, il Parco dell’olivo, già fiore all’occhiello del nostro territorio, è proiettato nel futuro con una serie di avveniristiche iniziative. E ci ha anche informato ultimamente che “si sta lavorando per una soluzione” riguardo a un nuovo palasport “di respiro extra cittadino”. La Palazzina Liberty, dopo un imperdonabile oblio, nella sua leggiadra unicità, ci incanta e ci distrae solo per un po’ dall’Ospedale S.S.Rosario, nobile struttura del passato, ormai lasciato a macabri balletti di scheletri. E’ una spina nel cuore di tutti. Il fatto che anche ospedali limitrofi si stiano smantellando, mattone dopo mattone, non ci è di nessun conforto. Qualche emittente, con rintocchi funebri, provvede a ricordarci (e fa bene a farlo!) il lungo, interminabile elenco di nostri politici che godono di vitalizi che una microscopica regione al collasso deve loro elargire. La visibilità televisiva e la stampa si oscurano su eventi e tradizioni che resistono all’usura del tempo e delle mode. Una “toccata e fuga” ad esempio, solo sull’inizio della processione di S.Nicandro. Sarebbe pretendere troppo se le telecamere la seguissero per tutto il lunghissimo singolare percorso! E’ una processione unica nel suo genere, per la durata, per la partecipazione dei fedeli, per l’inno che si ripete a ogni sosta sempre con lo stesso ardore (quasi un “inno nazionale” venafrano, dopo che religioso!). Non ci si sofferma un po’ nemmeno sulla rappresentazione dell’Opera sul martirio dei Santi, sulla ricca parata di luci, sul vasto parco delle giostre, una sorta di nostrana Las Vegas, sulla lunghissima fiera, sui fuochi d’artificio… Un silenzio anche sull’ultima edizione della Passione nello scenario possente degli uliveti e della Cattedrale. Anziani e impossibilitati a uscire avrebbero gradito qualche flash sulla toccante Via Crucis itinerante  per le vie della nostra città! Nemmeno i falò di San Giuseppe (che non sono più proprio rionali come una volta) riescono a farsi strada sul video.

E’ apatia, indifferenza o stanchezza, la nostra?

Vero è che Venafro rispecchia in maniera marcata, quasi masochistica la situazione generale di grande, grandissimo disagio. Però non ha nemmeno, diciamocelo francamente, l’orgoglio, l’amore, e forse la coscienza, delle cose belle che ha e che altri non si sognano nemmeno! Per non deprimerci troppo, tra un bollettino di guerra e l’altro, almeno di tanto in tanto ci piacerebbe vedere e magari rivedere, gli immensi palazzi che abbiamo dai giardini nascosti e dagli ampi cortili pavimentati da lastroni di pietra…, la Torre Merlata, l’Anfiteatro, il Castello, il Museo Civico, le numerose Lapidi Latine, commemorative di luoghi e personaggi disseminate ovunque, la centrale verde “Villa Maria”, la piscina quasi olimpionica, la deliziosa Palazzina Liberty, le bellissime chiese, veri gioielli di architettura: se passando davanti a quelle chiuse ormai da tempo, a qualche persona anziana, che da giovane le frequentò, sembrerà di sentire ancora, all’interno, lo scricchiolio di qualche cero.

Tutto questo al posto di continue prove di cuochi, stucchevoli scimmiottature di quelle nazionali, dove grandi chef che tra poco chiameranno sacerdoti, ci stanno di casa. Ognuno poi si dà le risposte che vuole, ma tutti sicuramente siamo d’accordo che una sferzata di amore, di entusiasmo per le cose belle che Venafro ha, sarebbe salutare per la città e per noi altri. Per fortuna poi che queste cose non possono fuggire via (oliveti compresi!) perché attualmente Venafro è come una forza centrifuga al contrario: fuggono i giovani in cerca di lavoro, si trasferiscono uffici, strutture… Anche le acque, abbandonate a se stesse, defluirono via… La corriera Pescara – Napoli, importante linea per universitari, pendolari, boccata di ossigeno per i commercianti locali, si dirottò dal centro di Venafro (pare per una convenzione tra regioni. Chiacchiere! Basterebbe un piccolo contributo del Comune, ha chiarito un ex sindaco, per ripristinare un servizio così utile). Il centro però resta aperto ai mezzi pesanti (e… altro colpo demolitore della stampa!) rendendo “Venafro più inquinata di Milano”.

A proposito di luci, forse la psicosi di ladri che sta caratterizzando anche questo periodo di festività, ha fatto diradare anche un po’ di luminarie. Ma questo non è un gran danno! Dopotutto c’è sempre Vicolo Parasacco che, con i suoi presepi, le sue lucette discrete, il clima caldo e familiare, quasi come una stradina di Betlemme, riscatta buio e gelo di vaste zone. E finalmente, ma solo per terminare, perché ci sarebbe, come si dice oggi, “tanto altro ancora”, perfino il pulmanino che traghettava al cimitero, un paio di volte alla settimana, “i superstiti desiderosi di amorosi sensi” con i propri defunti, si è rifugiato chissà dove. “Non funziona più. E’ vecchio e inquinava”, ha spiegato un addetto ai lavori, di passaggio, a un’anziana che lo aspettava a una fermata con dei fiori in mano. “Ma non ne avevano messo uno nuovo, bianco… dalla festa dei Morti?” – s’informava delusa e speranzosa la donna. – “Ah quello!, ma era solo un fantasma!” – le chiarisce lo spiritoso.

Rosaria Alterio

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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