PARCO MATESE – La Consulta delle Associazioni dice no alla perimetrazione fatta dalla Regione

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CAMPOBASSO – Molte delle 73 Associazioni della Consulta del Matese presenti ieri alla riunione a tema tenutasi a Bojano hanno detto no alla perimetrazione del Parco nazionale del Matese versante molisano fatta dalla Regione.

Essa di fatto non tiene in alcun modo conto delle indicazioni e dei criteri richiesti dal MATTM (Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare) e dall’ISPRA, sia riguardo l’inclusione delle valenze ambientali e naturalistiche, sia riguardo la chiara leggibilità e coerenza dei confini del Parco Nazionale. Incongruenze e manchevolezze, secondo la Consulta, che rendono la proposta della Regione Molise del tutto inaccettabile.

“Quanto deliberato dalla Giunta Regionale del Molise, tra l’altro, è in palese contrasto con la proposta della struttura tecnica della stessa Regione Molise, mentre incomprensibilmente si appiattisce sulle richieste presentate da alcuni Comuni, ed esclude, all’opposto, altri Comuni, invece inclusi dal Ministero nella sua proposta di perimetrazione: questi ultimi non sono stati neanche invitati all’incontro tenutosi in Regione Molise il 20 dicembre scorso. Detta riunione ha evidenziato, inoltre, la totale assenza di qualsivoglia proposta, da parte di Comuni e Regione, circa i contenuti su un “Disciplinare di tutela del Parco Nazionale” e relativo alle “norme provvisorie di salvaguardia” da sviluppare, a partire dalla Bozza già trasmessa dal Ministero dell’Ambiente nello scorso mese di Settembre.

Si prende atto – continua la Consulta – , con estremo disappunto, della inopportunità con cui le Istituzioni coinvolte nella Delibera in questione, non siano entrate in una visione propositiva circa le suscettività di sviluppo e crescita socio-economica delle aree interne, con conseguente perdita di vantaggi e risorse ottenibili per tutte le progettazioni, in particolare nel campo della imprenditoria rurale. Si constata la mancata occasione, da parte della Regione Molise, di lanciare la valorizzazione degli affascinanti borghi antichi e delle prestigiose aree archeologiche che fanno corona al Matese (Altilia-Sepino, Civita di Bojano), oltre al “Tratturo” che ne segna il perimetro, proprio mentre la “Transumanza” viene riconosciuta dall’UNESCO patrimonio culturale immateriale dell’Umanità.

Tutte realtà che la delibera in questione ignora ed esclude! In merito al versante del Matese ricadente nella giurisdizione della Regione Campania, le Associazioni sono preoccupate del temporeggiare che proietta a meri interessi elettorali, distraendo l’interesse reale verso le finalità dell’istituzione di un Parco. Per questo saranno solerti a sollecitare le forze politiche, anche di questa Regione, a voler prendere immediatamente una posizione ed esprimersi per quanto di competenza, nel momento del “sentito” presso il MATTM”.

Le Associazioni, riunite nella “Consulta del Matese”, in una prospettiva collaborativa, “sollecitano i Comuni e i portatori di interesse ad impegnarsi nella condivisione di un disciplinare elaborato in modo confacente alla realtà locale. Anche partendo dalla sopra citate linee guida proposte dal Ministero dell’Ambiente come “canovaccio” per poter redigere una “norma di salvaguardia provvisoria” appropriata e calzante su misura per il Matese. In conclusione, le Associazioni della “Consulta del Matese” ribadiscono che:

➢ la “Perimetrazione” del Parco Nazionale del Matese deve:

  • basarsi sulle “valenze ambientali” già tracciate da ISPRA e presentate dal MATTM alle Comunità;
  • evitare tutte le aree condizionanti e detrattive nei confronti di un’Area Naturale Protetta ma includendo assolutamente le aree da rinaturalizzare in corso di sviluppo, deturpate dall’intervento antropico ma comunque di enorme valore naturalistico, culturale e socio-economico.
  • Tener conto, per le linee di confine, ogni elemento inequivocabile quale importanti corsi d’acqua o vie di comunicazione e non linee tracciate a convenienza dell’uno o dell’altro singolo (o lobbistico) “portatore di interesse”.

“La “zonizzazione” deve derivare innanzitutto dall’esigenza delle valenze naturalistiche ma tenendo fortemente conto delle esigenze tradizionali delle popolazioni indigene, basandosi esclusivamente sulle attività economiche e sociali “sostenibili” per tali aree.

➢ Le “norme provvisorie di salvaguardia” devono essere supportate da “regolamenti” specifici per le attività da svolgersi, in rapporto a quanto previsto dall’art.11 della L. 394/1991. Le Associazioni si ripromettono di rappresentare le proprie considerazioni in un incontro già richiesto da tenersi presso il Ministero”

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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