COSTUME E SOCIETA’ – “Gente di montagna” (ma vicino casa nostra), personaggi e ricordi della maestra Rosaria Alterio

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VENAFRO – Il boscaiolo arrivò nel pomeriggio inoltrato alla casa di campagna di Filippo, suo giovane amico, per abbattere il gigantesco noce. Era un po’ tardi per tale operazione, ma era l’unico tempo che poteva sottrarre alla sua giornata lavorativa.

Scese dalla robusta jeep assieme a un ragazzino di dodici, tredici anni che lo aiutò a tirare fuori dal mezzo varie attrezzature. L’uomo era alto e robusto, il viso abbronzato, barba e capelli appena brizzolati. Poteva essere il padre del ragazzo un po’ paffuto, roseo e sorridente: invece era il nonno.
Senza perdere tempo in convenevoli con l’amico che lo stava aspettando, estrasse un segmento della pesante scala, l’appoggiò al massiccio tronco e con una mano impegnata con una maneggevole sega cominciò a salire con la stessa disinvoltura con la quale saliva sicuramente le scale di casa. L’aria tranquilla del tramonto fu scossa dal rumore della sega e i primi grossi rami, simili a piccoli tronchi essi stessi, cominciarono a rovinare giù con schianti e tonfi. Questi i preliminari, stabilii dentro di me, per agevolare la caduta definitiva della pianta. Oltre ai tre addetti ai lavori, ero l’unica spettatrice, un bel po’ distante dal noce. Un po’ in apprensione per l’incolumità del boscaiolo tra il groviglio dei rami, un po’ anche sgomenta per le cose che ineluttabilmente hanno fatto il loro tempo. Il lavoro procedeva con estrema calma e competenza. Ora l’uomo aveva lasciato la scala e, mentre si infilava, come un grosso scoiattolo, tra un ramo e l’altro, il ragazzo giù a seguirlo con lo sguardo, quasi a proteggerlo senza mai girarsi intorno. Non lo distrasse nemmeno lo squillo del cellulare che lui o il nonno, in precedenza, avevano appoggiato su uno sgabello. Quando la sega taceva per qualche istante il ragazzo, irrigidito impercettibilmente, con voce ancora infantile, gli lanciava qualche segnalazione che al nonno lassù poteva sfuggire.
Al vecchio boscaiolo non sfuggiva nulla e lo rassicurava con due dita. Mentre continuava a “innalzarsi” sull’albero, mi vennero in mente, guardando il nipote, palesemente in trepidazione, i versi dell’antica poesia di Pascoli:

S’inalza e i piedi trepidi e l’anelo

petto del bimbo e l’avida pupilla

e il viso e il cuore porta tutto in cielo.

Percepii il viso e il cuore del bambino, proprio come seguendo un aquilone, lassù in alto, col nonno.
Il boscaiolo gridò a Filippo di lanciargli la corda per legarla alla base della chioma che si accingeva a recidere. Avvertì anche il nipote di spostare la jeep. Il ragazzino si precipitò ad ubbidire e con sorpresa lo vidi al volante con una manovra rapida e perfetta come un pilota di “Formula Uno”. La parte superiore dell’albero, con il rumore di una tromba d’aria, si abbatté tutt’intorno. La mossa successiva, senza porre tempo in mezzo, fu l’abbattimento del tronco. Anche questa volta, provvide Filippo a tenere e tirare poi la corda al lato opposto al suo amico; quest’ultimo inginocchiato alla base dell’albero, come in atto di preghiera, mise in moto la sega… che lavorò ininterrottamente per un bel pezzo.
Non si parlò di compenso in termini seri: quando Filippo glielo chiese, un po’ forse scherzando, ma un po’ suppongo anche sul serio, l’amico, solo scherzando, gli rispose che “se proprio insisteva poteva passare dalla sua segretaria…”
“Ne avrai per un pezzo – aggiunse – a sistemarti questa montagna di legna – ma per questo non contare su di me” – lo avvertì tornando a scherzare.
“Al massimo potrò prestarti la sega per un’ultima regolata se la tua è fuori uso. Fallo però alla svelta – gli consigliò infine – non aspettare che l’erba la sommerga -. “Quanti quintali saranno? – chiese Filippo a mezza voce. L’amico, intento a scuotersi la segatura di dosso, non lo udì, ma una vocina in falsetto dietro di lui “stimò” che potevano essere “più di cento”?!
“E’ una domanda o una risposta?” – volle indagare Filippo.
“Boh!” rispose il ragazzo.
Non vollero accettare nulla, né un caffè, né altro perché cominciava a imbrunire. “Sarà per la prossima volta – promise il nonno – quando non ci sarà nessun albero da abbattere”. Il ragazzo arrossendo solo un po’ prese due pezzi di cioccolata.
Quando gli chiesi a bassa voce, confidenzialmente, cosa facesse quando non doveva studiare o seguire il nonno, mi confidò amabilmente, imitandomi a bassa voce e con una mano davanti alla bocca, che suonava l’organetto.

Rosaria Alterio

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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