LAVORO – I giovani scappano dal Molise, rapporto Svimez impietoso: per loro nessuna speranza. Lettera di un genitore

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CAMPOBASSO – I giovani scappano dall’Italia e quindi dal Molise che non offrono lavoro, sicurezza sociale e non presentano un ambiente dove elaborare una vita serena di interazioni professionali e di sana partecipazione civile a quelle che sono le aspettative per il futuro.

Un cittadino del Molise ci scrive e si rammarica come tanti altri genitori che continuano ad “allevare” con tutti gli oneri che comportano, figlioli laureati o qualificati ad una professione o a un lavoro che non ci sono e che nessuno si preoccupa di disegnare tracciare presentare per dare almeno una speranza di dignità o la possibilità di arricchire il proprio territorio con quelle competenze formatesi anche in loco capaci di poter riconfigurare lo scatto d’orgoglio di una regione che negli ultimi anni ha perso tutto e che ha bisogno soprattutto dei suoi giovani soprattutto quelli qualificati e capaci, per mettere ordine alla sua immagine e ricucirsi un nuovo vestito politico e sociale frutto di un lavoro alle radici che ripianifichi i settori amministrativi finanziari e tecnici di tutti gli apparati locali e da qui riprogettare con la passione di sentirsi molisani e solidali senza la spinta di altre passioni e interessi e soprattutto valorizzando quanto il territorio offre per rimettersi in gioco. E’ un compito difficile ma proviamo a individuare e formare i nostri colletti bianchi del futuro nelle strutture di qualità che abbiano come l’Unimol e altre, quelli che dovranno guidare ad un nuovo processo di crescita questa regione se è vero come è vero che deve continuare a conservarsi la propria autonoma. Una svolta necessaria che la politica deve capire di condurre: cambiamo metodo, scegliamo il meglio dei laureati che abbiamo, privilegiamo il merito, mettiamo loro a disposizione  una vera scuola di vita e tutto quello che serve per arrivare ad un tagliando totem di ottima qualità professionale capace di coprire qualsiasi asperità di governance. Saranno felici tutti, i cittadini, i giovani, la Comunità che non perde le sue forze migliori e soprattutto, perché no, tanti genitori.

Caro cittadino, caro Vittorio, io condivido con la morte nel cuore la tua amarezza e sono triste quanto lei. Anch’io ho due giovani figlie con laurea magistrale quasi con il massino dei voti e mentre i suoi figli  hanno trovato un lavoro all’estero le mie sono disoccupate a casa in preda  allo sconforto, a dibattersi con domande concorsi tutti i giorni. Perché questa regione non ha offerto loro nulla, neppure un luogo, neppure per un lavoro a tempo, dove misurarsi insieme agli altri e quindi provare se sono brave o meno. Non voglio andare oltre ogni considerazione risulterebbe vana perché qui nessuno ti ascolta. Oggi scoppia il problema, si fanno polemiche, interviste, ognuno dice la sua solo per apparire, domani è tutto dimenticato e tutto come prima e i giovani scappano via stanchi di assistere a questo teatro!

Intanto ci fa piacere accogliere la sua lettera, la sua amarezza di genitore che solo chi è un papà o una mamma può capire in questi casi

“Dal recente rapporto Svimez 2019 si evidenzia come la vera emergenza del Sud è l’emigrazione. Dal 2002 al 2017 oltre 2 milioni di persone se ne sono andate dalle regioni meridionali di cui 132mila nel solo 2017: di queste più della metà sono giovani – 66mila – di cui 22mila laureati. E la storia continua: anche dal Molise molti giovani sono costretti a trovare altrove fortuna!

La nostra cara Regione è riuscita a farne andare via un altro, oggi, nel 2020, non nel primo dopoguerra!

Prima ancora uno dei miei figli, adesso anche un secondo. Uno dei miei pochi punti di riferimento andrà a vivere ad oltre 1.400 km da me!

E mi ritornano in mente i tristi momenti del distacco, quando anch’io 40 anni fa dovetti lasciare la mia Terra, i miei affetti, per approdare al Nord per motivi di lavoro. E oggi di nuovo mi piange il cuore!

La nostra amata Regione continua a perdere forza di lavoro giovane, le sue ricchezze non riusciranno a rendere meno tristi le partenze e meno dolorose le mancanze.

Tra qualche anno il Molise sarà popolato sempre più da meno giovani, potrà contare unicamente sui pochi immigrati disposti a fermarsi qui, oltre ai fortunati che riusciranno ad arrivare alla pensione, come me.

Anche mio figlio è Molisano nel cuore e nel sangue e non avrebbe mai voluto lasciare la sua terra. Ci ha provato in tutti i modi, ma, purtroppo, alla fine ha ceduto, è stato costretto dalle circostanze che non gli hanno fatto intravedere un possibile futuro in Molise per assenza di lavoro.

C’è una cosa che per noi Molisani viene prima di tutto: l’orgoglio! E quando c’è da sacrificarsi siamo così forti da riuscire letteralmente a spezzarci in due: il cuore in Molise, la mente e le mani altrove, sul posto di lavoro. Qualsiasi lavoro: operaio, cameriere, cuoco, lavapiatti è comunque più dignitoso di quelli che può offrirci la nostra cara Regione.

Non importa se si parte per Francoforte, come mio figlio, Londra, o Chiasso (come il mio primo figlio), non importa se quel lavoro lo si trova in Germania, in Inghilterra o in Svizzera, per noi Molisani si tratterà sempre e solo di andare a “vivere al Nord”, dove, però, il lavoro riesce a farci sentire tutti più dignitosi, più orgogliosi.

Difficile spiegare il mio stato d’animo, ora. Nessuna parola sarebbe mai in grado di spiegare che cosa prova un padre a veder partire un proprio figlio e sentirsi, ogni volta, un pezzo di cuore in meno che se ne va.

Che tristezza per me! Un’altra parte di me va via, ancor più lontano! Francoforte dista praticamente il doppio di Chiasso. L’unica amara consolazione é sapere che mio figlio sia convinto di questa sua scelta. Spero che trovi ciò che desidera e che non ha trovato in Molise e che le sue soddisfazioni possano compensare ampiamente il mio dolore e il mio rammarico per non essere stato capace di aiutarlo a rimanere qui!”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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