ARCHEOLOGIA – La PrHomo fa chiarezza sulla vicenda del cartoon sul Paleolitico

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ISERNIA – Continua il botta e risposta tra la PrHOmo, l’amministrazione comunale di Isernia e la Direzione Generale Musei. Pomo della discordia, il cartoon sul bambino del Paleolitico.

Qualche giorno fa la proposta: un cartoon che ritrae il bambino del paleolitico di Isernia chiamato Janka Janka. il progetto è stato proposto dall’associazione PrHomo di Isernia. Ma il risultato è stato quello di vedere il Comune di Isernia e la direzione Generale Musei del Molise, prendere le distanze e non approvare il cartoon.

Non si fa attendere la replica alle due istituzioni da parte dell’associazione che in una lunga nota fa chiarezza su quello che è successo. Senza nascondere la propria delusione.

Nel riscontrare la nota in oggetto, l’associazione di promozione sociale PrHomo (senza scopo di lucro) si presenta come espressione genuina e indipendente della comunità, essa intende affiancare e sostenere le istituzioni locali nella promozione della coesione e dello sviluppo, esercitando il proprio diritto alla libertà di espressione nelle sue varie declinazioni in conformità con il dettato della Costituzione (art. 21) e della Convenzione europea dei Diritti dell’uomo (art. 10).

Diversamente opinando rispetto alla Vs. del 9 u.s., ritengo che le prospettazioni ivi contenute siano il frutto di un grave travisamento dei fatti e di un frettoloso esame degli intendimenti dell’Associazione, unicamente finalizzati alla valorizzazione del nostro comune patrimonio storico-culturale, che non può certamente considerarsi monopolio esclusivo di chicchessia. La condotta dell’A.P.S. Prhomo è improntata alla leale e fattiva collaborazione con i soggetti pubblici e privati rappresentativi del nostro territorio, in ossequio al principio di sussidiarietà di cui alla nostra Carta costituzionale e al diritto eurounitario.

L’attività dell’associazione fonda su solide competenze e su un robusto comitato tecnico-scientifico, atteso che “la Repubblica favorisce e sostiene la partecipazione dei soggetti privati, singoli o associati, alla valorizzazione del patrimonio culturale” (art. 6.3 Codice Beni culturali), mentre gli artt. 20 e 34 del DPCM 171/’14 definiscono le funzioni delle strutture periferiche del MIBACT per darvi attuazione incoraggiando la “partecipazione attiva”. Essa riporta l’argomento al dettato costituzionale nel Comma 2 Articolo 3, nella speranza di <<rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese>>. I percorsi culturali utili a dare ampia attuazione al dettato costituzionale sono molteplici e liberali e devono rispondere alle ultime acquisizioni offerte dalle neuroscienze e dalle metodologie, lì dove lo sviluppo può essere marcatamente garantito dalla incidenza del fattore creativo. La proposta inviata al Comune di Isernia risponde al dettato costituzionale e fa specie che questo aspetto venga contrastato da chi quel principio dovrebbe difendere.

In tal caso ci sentiremo liberi da obblighi morali verso le istituzioni locali, stanti le statistiche che rivelano come e quanto i risultati migliori i molisani li conseguono fuori dalla loro terra di appartenenza. L’associazione pertanto interpreta i tali termini quanto il MIBACT chiede alla Direzione, di “avviare forme di partenariato tra istituzioni e imprese pubbliche e private del territorio per la costituzione di reti e/o modelli gestionali innovativi e sostenibili finalizzate allo sviluppo della cultura in forte sinergia con le policy di sviluppo locale” (policy che il Comune di Isernia ha esplicitamente formalizzato in diversi atti pubblici). Ciò detto, l’APS PrHomo prende atto delle doglianze della Direzione e fa presente che il comunicato stampa diffuso non cita assolutamente “sarà la mascotte del sito archeologico” (Molise Tabloid), né tantomeno “il bimbo preistorico vissuto a Isernia 660 mila anni fa ora ha un volto”( Primo Piano Molise) deduzioni giornalistiche inserite in buona fede, per le quali l’associazione chiede di rettificare gli articoli attenendosi al testo del comunicato.

Peraltro, dal comunicato stampa emanato dall’associazione non si rileva affatto l’assegnazione del nome Janka alla ricostruzione tridimensionale commissionata da codesta Direzione, che non è mai stata obiettivo presente nelle corde dell’associazione. Stanti i suddetti chiarimenti, è palese che il personaggio creato dall’associazione non interferisce con le attività scientifiche; anzi, vuole distanziarsene nettamente. Janka è cartoon e personaggio a sé stante; è una produzione della fantasia creativa (art. 27 LG Convenzione internazionale sui Diritti umani) nei termini dettati dalla tradizione cartoon, traendo libera ispirazione dal ritrovamento, e sviluppandolo nei termini della libera creatività, e a tal proposito intende con questa nota ribadire il diritto del cittadino alla immaginazione. Il canone che genera Janka è eminentemente retorico e dunque metaforico.

Del resto il disegno dichiara apertamente questo concetto, essendo sviluppato proprio in termini liberi da riferimenti specifici e non presentando, per intenzionale ed autorevole scelta autoriale, nessuna caratteristica fisiognomica che possa in alcun modo richiamare lo specifico del bambino heidelbergensis, tantomeno l’abbigliamento vuole corrispondere ad alcun dato scientifico, posto invece per un gusto appena cedevole al divertissement, ancora, come qui ricordato, tratto tipico del cartoon.

D’altra parte, e lo si afferma per ribadire il dettato costituzionale e la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo a cui l’associazione Prhomo si riporta, il sito La Pineta, peraltro mai citato, e l’insediamento ivi insistente è luogo di memorie collettive, parte dell’immaginario e della storia di questo popolo. In questo senso la scoperta di un reperto che testimonia la presenza di un bambino è fenomeno che genera nell’immaginario una serie di fantasie che permettono alla comunità di riconoscersi liberamente nella propria appartenenza ad un territorio, partendo da una località lambita dal Tratturo, spina dorsale di complesse memorie ancestrali.

Janka, dunque, sottende a possibili operazioni di marketing e di incoming finalizzate allo sviluppo locale ed in sostanza estranee alle competenze ministeriali, non riservate alle sole competenze degli enti territoriali che, per le stesse, ben possono collaborare con l’associazionismo volontaristico privato (art. 18, 19 e 27 Linee guida Conv. Diritti umani – art. 21 Cost. – art. 112 Codice BB.CC.). Il coinvolgimento del Comune di Isernia (ad oggi solo una proposta) va esattamente in questa direzione. Codesta Direzione redige delle osservazioni puntualmente enumerate, alle quali l’APS PrHomo deve le

seguenti spiegazioni:

1. l’associazione non ha in nessun modo voluto interagire con il processo scientifico della riproduzione tridimensionale del bambino da parte del MIBACT, non avrebbe senso,

2. l’associazione ha notizia dell’operazione scientifica e non ha mai inteso inserirsi in qualsiasi modo lungo i percorsi di essa. Tuttavia, la nota riporta un virgolettato “costruzione di una rinnovata identità culturale” difforme dall’articolo e dal comunicato (dove si legge “costruzione di una rinnovata identità territoriale”), deviandone sostanzialmente il significato e rivelando una sostanziale incomprensione dell’operazione messa in atto dall’associazione;

3. come sopra detto, l’associazione non ha citato la “mascotte”; ma sottolinea pure, con rispettosa e necessaria fermezza, che nel comunicato stampa non vi è nessun riferimento a un “interesse privato” e non ha scopo di lucro, il riferimento del Polo pertanto sembra voler sollevare un tipico fumus denigratorio nei rispetti di una associazione qualificatasi nei termini ben noti come <<senza scopo di lucro>>;

4. sembra di capire che il nome sia stato già individuato dall’Università di Ferrara (“non può prescindere dai necessari riferimenti scientifici …”), ma poi emerge che lo si voglia far scegliere nell’ambito di un concorso scolastico coinvolgendo scolaresche e famiglie; poi c’è una commissione e poi la Consulta del territorio. Francamente il p. 4 non interessa l’associazione, che comunque ad ogni buon fine rileva la contraddittorietà potenziale e le discrasie degli argomenti messi in campo dalla nota;

5. nessuno ha detto che “l’immagine … in modo del tutto arbitrario si vuole identificare con l’Homo heidelbergensis di Isernia”, nè che il cartoon abbia pretesa di scientificità (addirittura i Flintstones si spostano in auto, senza scandalizzare nessuno). Per esattezza storiografica si ricorda a codesta direzione che il Molise ha dato patria a Benito Jacovitti che ha inventato il celebre personaggio Cocco Bill, quella operazione sta al West come Janka sta al Paleolitico: nessuno ha mai immaginato che l’eroe ideato dal termolese volesse legarsi a ricerche storiche dedicate a Wyatt Berry Stapp Earp o a William Frederick Cody o a Christopher Carson, ovvero volesse generare un sincretismo narrativo tra di essi, e si ricorderà che nessuno ha vietato a Jacovitti di riferirsi a fatti storici che alludono alla famosa conquista.

Per quanto argomentato, il personaggio creato dall’associazione non ha alcuna “sovrapposizione” – è assurdo ipotizzarlo per effetto a colpo d’occhio – con la ricostruzione tridimensionale di codesta Direzione e rifiuta radicalmente di poterla avere in alcun modo perché in tal caso l’effetto contraddirebbe alla logica creativa che sta a monte dell’operazione, si precisa che il personaggio in termini pirandelliani – riferimento alle pagine introduttive dei Sei Personaggi -, è ispirato dal sito La Pineta e dall’intrigante ritrovamento del dentino, generato come fossimo stati in situazione collettiva estatica, neanche fa affatto riferimento puntuale al sito de La Pineta.

E’ necessario nostro malgrado esprimere meraviglie per la dettagliata precisazione e critica che il direttore del Polo fa in pubblica intervista, rimarcata da una incomprensibile presa di distanza del sindaco che evidentemente deve – sopra le righe – sollevare pubblico disprezzo verso un atto determinato da senso civico, ostando in certo modo alla vigenza dell’articolo 3 comma 2 Costituzione, testo delle interviste che dunque non può essere frutto di libere e legittime interpretazioni dei giornalisti: le interviste rivelano la radicale incomprensione e non conoscenza dei principi che regolano la creatività nei fumetti: questo proprio mentre il Ministero sta utilizzando gli stessi come metodica per avvicinare la cultura e la conservazione ai cittadini e mentre le metodologie didattiche stanno applicando la robotica alle strategie cognitive attraverso l’uso del fumetto.

Circa le smentite richieste da codesta Direzione, l’associazione si accinge a chiedere a Molise Tabloid e a Primo Piano Molise di rettificare gli articoli, conformandoli al testo del comunicato ricevuto, che non presenta rifermento al sito di Isernia La Pineta e in particolar modo non presenta affatto riferimento alla individuazione di Janka quale mascotte del Paleolitico in argomento.

Janka troverebbe in tale ipotesi, che si rigetta come negativa e assurda, una limitazione esiziale alla sua libera vita e alla creatività che deve sostenerla. Si conclude rilevando il ruolo civico svolto nella contingenza dal bimbo Janka, ruolo che riporta al Pasolini degli Scritti Corsari, Janka, figura figlia della libertà creativa e dell’ironia: ha avuto la funzione di smascherare ragioni nascoste intrise di gelosia, preclusione, preconcetto, supponenza che ben corrispondono ai dati statistici relativi al turismo e alla fruibilità dei beni culturali nel Molise: le obiezioni prive di ragioni e con ampia dose di mistificazione che prelevano una notizia infondata senza verificarla e amplificandola, quelle obiezioni profuse con tanta dovizia, non rivelano soltanto una incapacità ermeneutica messa in atto nelle dichiarazioni ma rivelano una volontà di escludere a priori dalla collaborazione chi si presenta munito di competenze scientifiche esterne a quelle in gioco nei lavori del Polo e non sottomettibili ad esso.

Ci si riserva ogni diritto per la tutela delle ragioni dell’Associazione in ogni opportuna sede”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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