EMERGENZA CORONAVIRUS – In barba al covid19, allarme acconciatori ed estetisti abusivi: Confartigianato lancia un appello alle autorità locali

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CAMPOBASSO – In vista della graduale riapertura delle attività, Confartigianato Benessere ha elaborato un documento di proposte che ha posto all’attenzione del Governo alcune misure che potrebbero agevolare la ripresa in sicurezza delle attività di acconciatura ed estetica.

Confartigianato Benessere Molise lancia una appello anche alle autorità locali (Prefetture, Regione, Sindaci) per sottolineare con vigore la situazione di estrema difficoltà in cui versa il comparto, colpito anche dall’intensificazione delle pratiche abusive, nonché dall’esposizione a politiche commerciali aggressive da parte di produttori/fornitori, che stanno inducendo all’acquisto di prodotti e presidi che vengono indicati come utili o addirittura obbligatori al momento della riapertura.

Le misure organizzative ed igienico-sanitarie, che la categoria Benessere di Confartigianato si è proposta di aggiungere a quelle normalmente adottate, sono state valutate molto attentamente affinché risultassero sostenibili da parte delle imprese e non generassero discriminazioni tra le stesse.

“La chiusura delle attività di acconciatura ed estetica imposta con DPCM dell’11 marzo 2020, ancorchè accolta con favore delle imprese del settore nella consapevolezza della criticità della situazione sanitari” ha commentato la Presidente regionale di Confartigianato Benessere, Nicoletta Di Clemente “ha provocato con il passare delle settimane, oltre all’evidente danno economico per le imprese del settore, un disagio crescente tra i cittadini che si sono visti privati – in aggiunta alle altre misure attuate dal Governo per il contenimento dell’epidemia da Covid-19 – della possibilità di fruire di quei servizi di cura della persona utili al mantenimento dello stato di benessere psico- fisico al quale tanta importanza viene attribuita dalla comunità scientifica.”

Purtroppo gli effetti si sono resi evidenti già a pochi giorni di distanza dal sopra citato DPCM e si sono concretizzati in un inasprimento del già elevato livello di abusivismo che affligge il settore. Molte sanzioni, “ben poca cosa rispetto alla reale portata del fenomeno” afferma la Di Clemente, sono state infatti irrogate a soggetti che, approfittando dell’impennata della richiesta, hanno continuato ad erogare servizi presso il proprio domicilio o presso quello del cliente, aggravando le carenze dal punto di vista igienico-sanitario con il rischio di contagio.

Si tratta, verosimilmente, di quegli operatori che già esercitavano l’attività in forma abusiva, in assenza delle prescrizioni di legge sia sul piano formativo che igienico-sanitario e che  rappresentano ancor più in questo momento un serio rischio per la salute dei cittadini, oltre che danneggiare ulteriormente sul piano economico le aziende in regola.

Parallelamente, si è registrata un’allarmante diffusione di iniziative avviate da produttori/fornitori che, in nome dei più disparati protocolli da adottare alla riapertura, offrono prodotti e/o presidi a prezzi maggiorati fino a 10 volte il normale prezzo di vendita.

Tali situazioni devono essere contrastate con decisione attraverso un’intensificazione dei controlli ed un inasprimento delle sanzioni a carico di chi contravviene alle misure di contenimento indicate dal Governo, anche di coloro che fruiscono di servizi erogati abusivamente, ed attuando un’attenta vigilanza del mercato per evitare iniziative di sciacallaggio a danno degli operatori.

Alla luce di quanto sopra esposto ed al fine di porre un freno al dilagare di queste pericolose situazioni ad alto impatto economico-sanitario, sarebbe opportuno prevedere una riapertura dei saloni di acconciatura e dei centri estetici subordinata all’applicazione di misure di carattere igienico-sanitario che vadano ad integrare le stringenti disposizioni in materia che gli operatori già rispettano in ossequio delle leggi di settore e dei Regolamenti regionali/comunali, da individuarsi a livello nazionale onde consentirne l’applicazione omogenea su tutto il territorio. Confartigianato Benessere ritiene infatti che, ferme restando le disposizioni previste dal DPCM 11 marzo 2020 ed integrate dal Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro sottoscritto tra Governo e Parti Sociali, le imprese regolari del settore siano in condizioni di sostenere una riorganizzazione delle attività e una parziale rimodulazione delle modalità di erogazione dei servizi stessi, che consenta di operare in sicurezza, tutelando la salute dei clienti, dei dipendenti e degli stessi imprenditori.

“Confartigianato Benessere, che raggruppa in sé Acconciatori, Parruccchieri ed Estetisti” conclude la Presidente regionale “ha previsto alcune misure comuni per la riapertura delle imprese associate alla Categoria tra cui: svolgimento delle attività esclusivamente su appuntamento (telefonico, tramite app o mail), presenza di un solo cliente per volta in area reception, spogliatoi, servizi igienici, permanenza dei clienti all’interno dei locali limitatamente al tempo strettamente indispensabile all’erogazione del servizio/trattamento, adozione – per le imprese maggiormente strutturate – di orari di apertura flessibili con turnazione dei dipendenti, e per i saloni di acconciatura nello specifico, delimitazione degli spazi con applicazione sul pavimento di scotch di colore ben visibile, utilizzo di postazioni alternate sia nella zona del lavaggio che nelle zone trattamenti, distribuzione della clientela tra gli addetti in modo tale che ciascun operatore abbia in carico un massimo di due clienti contemporaneamente qualora uno dei due sia in fase di attesa tecnica (tempo di posa del colore).

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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