COSTUME E SOCIETA’ – Lo sapevate che esisteva anche la “Giornata della Felicità”?

Giornata della Felicità
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VENAFRO – Lo sapevate che esisteva anche la “Giornata della Felicità”?

Questa volta, per chi avesse voluto, in qualche modo, festeggiarla nel suo giorno, il venti marzo scorso, se ne è dimenticato, perché, dopo settantacinque anni di pace, ci siamo ritrovati di nuovo in guerra.

Una guerra senza voli sinistri di aerei, né agghiaccianti urli di sirene, scoppi e boati di bombe, crolli di case e nemmeno un nemico visibile in un territorio, in un certo senso, circoscritto. In comune, con le guerre del passato il coronavirus non ha le armi, dalle baionette a quelle chimiche, ma solo i morti, tanti morti in un silenzio e una solitudine glaciali. Un’ecatombe! E, in comune con quelle del passato, avrà un dopoguerra che ci aspetta che durerà decenni e sarà denso di sacrifici. Altro che felicità! Appena (mentre ancora terrore e timoroso sollievo si dibattono in noi) il nemico giacerà stremato e inizierà l’imminente ripresa economica, ricomincerà anche la “caccia alla felicità”, come la Fallaci definiva questo sentimento. E’ nella natura dell’uomo e non c’è nulla di peccaminoso! Solo che, se è vero, come si dice, che dopo tutto cambierà non ci dovremo sforzare nella ricerca di questa chimera perché sarà poter stringere una mano, uscire di casa senza timore di commettere un reato, accompagnare i figli a scuola, entrare in una chiesa, non dover misurare col centimetro la distanza da un tuo simile, sostare beati in una gelateria… Eravamo felici, nella normalità della vita, e non lo sapevamo! In questo tempo ancora “sospeso” e una solitudine cui non eravamo abituati, si raccontano o si affidano a un foglio pensieri peregrini sul passato, ma anche sul presente. A proposito di “Giornate” ricordo, tra quelle più antiche, quella del Risparmio. Sul libriccino “preistorico” c’era il bambino col suo salvadanaio di terracotta stretto sul petto e, quando aveva il permesso di frantumarlo, quasi sempre in prossimità dell’inverno, quelle monetine servivano per un ombrellino, un paio di guantini… (In seguito è subentrata quella del Risparmio energetico). C’era e c’è quella della Festa della Mamma e del Papà (per favore, “dopo il coronavirus”, aboliamole: perché far confondere e soffrire tanti bambini anche e già sui banchi della scuola per l’assenza, l’indifferenza, l’inaffettività di un genitore?). Più di settanta anni fa si cominciò a festeggiare la “Donna” con tavolate al ristorante e mimose seppellite poi nel corso del tempo da violenze inaudite. E’passata anch’essa quasi sotto silenzio: un silenzio che forse ha favorito qualche meditazione. Facciamo nostro il recente messaggio della Maraini di educare ai sentimenti fin da bambini e gli adulti alla convinzione che il possesso dell’una o dell’altro non esiste. Non dovrebbero poi abbattersi calamità per far sentire gli uomini più uniti! C’era una volta anche la Festa degli Alberi, scomparsa misteriosamente dal calendario scolastico per un certo numero di anni, poi ripristinata col nome “Giornata Nazionale dell’Albero”. C’è qualcuno che ricorda ancora il tema del giorno dopo? (Quello della prima edizione) dove i piccoli scolari, quasi in coro elogiavano gli alberi, amici dell’uomo, al quale non chiedono nulla, solo un po’ di rispetto e danno tutto: una varietà infinita di frutti, riparo agli uccellini “nella brutta stagione”, “l’ombra al viandante” e legno per tanti usi: dal tavolo di cucina alla nave… dalla culla alla bara… fino a consumarsi nel camino per riscaldare e rallegrare la casa… E via di questo passo. La Giornata sacrosanta della Memoria scolpita sulla pietra e nei nostri cuori, ci sarà per l’eternità. Ne sono sopraggiunte a raffica tante altre: quella del Dialetto, della Televisione, dell’Acqua, del Libro, degli studenti, della Legalità della Famiglia… Quella dolcissima dei nonni, radici della vita, senza le quali saremmo davvero sterpaglia. A febbraio si è ricordato che esiste anche la gentilezza. Ne avevamo proprio bisogno! E abbiamo fatto appena in tempo a sorridere al profumo di quel fiore… Con celebrazioni ridotte e video dello struggente “Bella Ciao” si è ricordata ultimamente la Giornata Storica della Liberazione. Ben vengano queste giornate, alcune piacevoli per un verso o per l’altro, ma sempre volte a spronare e a far rinverdire valori, abitudini sane, all’amore, alla solidarietà, a tener vivi i ricordi perché la raccapricciante moviola della violenza non si rimetta in moto. Avremo anche quella del “Giorno… del Mese… dell’Anno… del coronavirus”. Non sarà certo piacevole, ma ci renderà orgogliosi di essere stati determinanti e coraggiosi oltre ogni limite. Tutti partigiani contro un unico nemico comune e all’insegna di una generosità e anche (perché no?) di una fantasia che solo gli italiani sanno possedere.

Rosaria Alterio

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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