MOLISE DATI – Gianni D’Uva “Se non serve alla Regione Molise è meglio chiuderla”

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CAMPOBASSO – “Se la Molise Dati non serve alla Regione è meglio chiuderla”. E’ il senso del contenuto di una lettera che il rappresentante sindacale di Mangeritalia Gianni D’Uva ha inviato ai consiglieri regionali che quindi osserva.

“Mentre voi membri del Consiglio Regionale eravate impegnati nella doverosa attività di esaminare ed approvare il bilancio di previsione 2020, che dovrebbe consentire ai molisani di risorgere dal disastro economico, aggravato dalla pandemia da covid-19, (ma su questo, il popolo molisano nutre forti dubbi), nelle segrete stanze di via Genova si consumava l’ennesimo e probabilmente conclusivo scempio della società informatica regionale di cui la Regione Molise detiene la totalità delle azioni: la tristemente nota Molise Dati S.p.A.”

Scende in qualche particolare.

“Nell’ormai lontano dicembre 2018 è venuta a scadenza la convenzione che regola il rapporto di servizio tra la Regione e la sua partecipata Molise Dati ma, dopo una proroga di un anno del rapporto a condizioni inadeguate (come ritenuto finanche dalla precedente Giunta Frattura che ne aveva adeguato l’importo per l’anno 2018), al 31/12/2019 è scaduta anche la proroga e ad oggi vige unicamente una impropria “convenzione quadro” che, lungi dall’assicurare la sopravvivenza della società, le garantisce un contributo dichiaratamente inadeguato, di indecifrabile attuazione e, soprattutto, affetto dal grave dubbio di una illecita esenzione dal pagamento dell’IVA.”

E quindi.

“Ma tutto questo sarebbe risolvibile, se solo la Regione avesse provveduto a saldare il debito multimilionario che ha contratto negli anni con la sua società “in house”, solo parzialmente onorato nell’ultimo decennio, ma unicamente a seguito di costosissimi decreti ingiuntivi, pignoramenti presso la tesoreria regionale e addirittura un arbitrato voluto dalla Regione, perso con l’unanime condanna anche del rappresentante della Regione stessa, e mai onorato.

Ad oggi che la Molise Dati, dopo una poderosa riorganizzazione interna attuata dalla sua dirigenza, iniziata nel 2015 e completata nel 2018, è riuscita a ridurre drasticamente i costi dei servizi erogati ampiamente al di sotto dei loro valori di mercato, non resta che constatare la volontà della sua proprietaria di indurla in una procedura fallimentare, resa inevitabile dall’enorme debito accumulato, seppur inferiore al credito vantato nei confronti della Regione”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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