SANITA’ – Una “torre” del Cardarelli per il Covid, Fanelli “Improponibile, Toma si confronti con gli operatori sanitari e il Consiglio regionale”

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CAMPOBASSO – L’ipotesi di una “torre” dell’ospedale Cardarelli, come annunciato dal Governatore Toma, da dedicare interamente ad un reparto Covid, non trova la condivisione né degli addetti ai lavori che al momento lavorano e dirigono i reparti del nosocomio cittadino, né della politica.

Le proposte, inoltre, che arrivano da più parti soprattutto dal territorio spingono, tra l’altro, per la riqualificazione e l’utilizzo di ospedali quasi svuotati  dove poter organizzare una separazione netta di una Divisione ospedaliera unica, attrezzata e specializzata per una patologia così particolare e delicata dal punto di vista strutturale e sanitario. Vedi Larino o Venafro.

La consigliera regionale del Pd Micaela Fanelli su tanto osserva che “Da mesi sosteniamo la necessità della separazione della gestione dei pazienti Covid/non Covid e l’inadeguatezza della soluzione promiscua praticata attualmente al Cardarelli. Apprendiamo oggi dalla stampa, e non da comunicazioni ufficiali in Consiglio regionale ovvero fornite nel tavolo Covid o nella Conferenza dei Capigruppo, di una modifica all’impostazione dell’offerta ospedaliera, probabilmente dovuta alla circostanza che il Piano verrà visionato dal Ministero della Salute, come prevede opportunamente il decreto rilancio. Da tempo, infatti, anche il Ministero chiede di separare la gestione dell’infezione da quella delle cure ordinarie.

Da noi, d’altronde, la promiscuità ha determinato evidenti situazioni di pericolo e la sostanziale paralisi dell’ordinario, che non è più sostenibile, come pure da tempo denunciamo. Ma quali siano le soluzioni puntuali prospettate non è dato sapere: che cosa significa, in maniera precisa e dettagliata, questa nuova idea della “torre” da individuare all’interno del Cardarelli, per strutturare percorsi diversificati nella cura del Coronavirus e delle patologie ordinarie?

Il Presidente fornisca i dettagli, gli studi, le prove che è possibile e sicuro. Perché, per primi gli operatori, che lavorano e conoscono bene la struttura ed i suoi limiti strutturali, non credono possa essere una soluzione perseguibile. Magari, alzando muri e istallando moduli esterni, si potranno soddisfare le esigenze di separazione all’interno del Pronto soccorso e della Rianimazione, ma come si fa, ad esempio, per il Laboratorio Analisi e la Radiologia, dove proprio gli spazi fisici non lo permettono? Per questo la domanda fondamentale è se i “Servizi ospedalieri” saranno materialmente divisi fra Covid e non Covid o se sarà solo una ridistribuzione di posti letto. E ancora, quanto tempo è necessario per realizzare questo fantomatico e nebuloso intervento e perché la si prospetta come una soluzione “temporanea”? E che ne è della soluzione principe, votata dal Consiglio regionale, per l’individuazione dell’ospedale Vietri di Larino come centro unico di riferimento?

Nel frattempo, è vero che lunedì 3 giugno, al contrario di quanto affermato dalla Asrem, non tutti gli ambulatori riprenderanno l’attività ordinaria? E mentre oltre il 75% degli interventi chirurgici ordinari sono stati rinviati, come affermato da Nomisma che a livello nazionale segnala 410mila ricoveri da riprogrammare, in Molise, dopo la fine del lock down e il conseguente aumento del numero dei politraumatizzati che necessitano di terapia intensiva no Covid, per quanto tempo sarà necessario fare la spola con il Gemelli di contrada Tappino, dove non è presente la chirurgia ortopedica?

Il problema quindi è anche di forma. Ogni decisione del Consiglio viene puntualmente bypassata. Ogni comunicazione, anche la più rilevante, la si rende fuori dalle sedi e senza confronto istituzionale. Il Consiglio regionale, ma anche l’intera comunità regionale è tenuta all’oscuro delle decisioni più importanti per la salute pubblica. Non abbiamo altresì notizie di posizioni dei Commissari al riguardo. Che ne pensano? Per questo, vorremmo capire di più. Governatore venga in Aula e spieghi!

Inoltre, mentre le altre Regioni stanno già approntando precisi piani di monitoraggio ed assistenza per i pazienti guariti dal Coronavirus che presentano un pericoloso strascico di conseguenze cliniche, cosa stanno facendo al riguardo Regione ed Asrem? Se ne occupa la “medicina territoriale”? È sufficiente? Presso le altre regioni stanno partendo i day-hospital multidisciplinari post-Covid e le evidenze raccolte sono utilizzate per impostare la ricerca su questi nuovi aspetti patologici, che colpiscono non solo i polmoni, ma numerosi altri organi. Perché in Molise non è ancora possibile offrire a coloro che hanno superato la fase critica ed infettiva un uguale percorso terapeutico post acuzie?

E allora, ancora una volta, ci appelliamo al Presidente affinché inizi ad ascoltare i suggerimenti degli operatori e venga in Consiglio regionale a confrontarsi, a spiegare, a fornire chiarimenti e soluzioni ad un argomento non più rinviabile, sul quale anche il Governo, nell’ultimo decreto, ha fissato un punto chiarissimo: non si può più procedere a vista”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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