VENAFRO – Curiosità, dal taxi anni ’50 alla scoperta delle banane

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COSTUME E SOCIETÀ – “Prima della guerra” e “Dopo la guerra” erano, nel secolo scorso, i puntelli storici per datare approssimativamente gli avvenimenti umani. D’ora in poi forse saranno: “Prima del coronavirus” e “Dopo il coronavirus”.

Chi ha vissuto i due eventi è decisamente vecchio e ha perciò un’infinità di cose cui ripensare.

Accade però che qualcuno, rintronato dalla solitudine le rimugini tra sé, senza un briciolo di umorismo o si ritrova con la testa che vaga altrove. C’è anche chi vorrebbe “tentare” uno scambio di esperienze con qualche coetaneo superstite, ma quest’ultimo, immerso nei suoi acciacchi, lo liquida con l’” Ormai è acqua passata!” Infine c’è sempre qualche altro che non avendo un pubblico, anzi nemmeno un’anima disposti all’ascolto, qualche episodio “dell’epoca dei dinosauri”, lo affidi al vento che… (senti senti!) soffermandosi, porge garbatamente l’orecchio.

Avrà avuto nove-dieci anni Romana, appena “dopo la guerra” questa volta, che salì per la prima volta su un’auto! Era una vecchia Balilla, di quelle con le frecce a bacchetta che ora chiameremmo un po’ enfaticamente TAXI. Un TAXI degli anni Cinquanta che apparteneva al più giovane dei fratelli Viscovo. Inutile dire che era una delle pochissime auto in circolazione per Venafro che all’epoca si esauriva nel solo Centro Storico e in diverse masserie, di proprietà dei “signori” locali, sparse per la campagna. I coloni, per gli spostamenti, come gli abitanti dei paesini limitrofi, si servivano di carretti e biciclette, a seconda dei casi e solo se il calesse… era in panne, ricorrevano al noleggio per il trasporto di piccole quantità di merce.

Va detto che c’era anche un altro comodo sostegno per gli spostamenti: la corriera di Camillo Greco, ma era pressoché impossibile acciuffarla perché partiva al mattino presto per Napoli e tornava solo verso sera. “Perché – bisbigliò a sorpresa il vento – solo verso sera?” Perché traghettava qualche universitario pendolare e soprattutto commercianti e artigiani venafrani che andavano a rifornirsi dai grossisti per le loro modeste attività.

Succedeva anche che la nostra “Balilla” dovesse spingersi nella zona del Casertano per un caso urgente e quando ritornava, un po’ stremata, stazionava in quel di Portanuova in attesa della prossima chiamata; fu durante una di queste pause che la fidanzata dell’autista, una giovane amica della mamma di Romana, le chiese il permesso di portare la ragazzina con sé a fare un giro per Venafro (allora era disdicevole “farsi vedere” da sola in macchina col fidanzato). A Romana non sembrò vero di sgusciare svelta sul sedile posteriore. Sorrideva emozionata quando qualcuno li guardava. Continuava a sorridere felice anche quando il TAXI lasciò il paese per spingersi un po’ in periferia per allungare il percorso, quasi, diciamo così, per una gita fuori-programma. Desiderava ardentemente che quel giro panoramico non finisse mai. Quando, inesorabilmente, dopo aver svolto il suo ruolo di chaperon, dovette scendere dall’auto, con le gambe che le tremavano un po’, d’impeto baciò l’amica di sua madre, spaventandola anche un po’.

Fu, nello stesso periodo, anno più anno meno, che Romana assaggiò, per la prima volta, una banana. Avvenne durante uno di quei giochi sfrenati per strada che si svolgevano rumorosamente nel vicinato. Isabella, un’amichetta più piccola di lei, le offrì, dalle sue mani, una banana sbucciata per metà da morderne un po’. Se fosse stata sbucciata per intero Romana le avrebbe morso pure le dita. Riuscì a staccarne una metà e la trattenne in bocca per scoprire quel sapore nuovo e degustarla il più lentamente possibile, interrompendo perfino il gioco. La piccolina lo fece forse per assicurarsi la protezione dell’amica più grande in quelle scorribande serali, dove quest’ultima era sempre la capobanda, oppure non le andava di mangiarla tutta, o semplicemente perché era una bambina generosa e gentile.

Nel corso degli anni Romana e l’amichetta dei giochi di ragazzine non si sono mai del tutto perse di vista. Si incontrarono mesi fa, “Prima del coronavirus”, ora, quando si girovagava spensieratamente tra le bancarelle del mercato e in quel breve incontro, oltre al solito rapido saluto, Romana le chiese se ricordasse il buffo piccolo episodio. Isabella le confessò, piacevolmente sorpresa, che no, non lo ricordava. Del resto aveva ragione: per lei, fra tante altre cose, una banana, a nove-dieci anni, non era proprio un frutto proibito!

Rosaria Alterio

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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