VENAFRO – La “bandarella”: è passata o l’ho sognata?

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VENAFRO – Forse nessun paese al mondo possiede una tradizione così singolare come la nostra “bandarella”: quella nuvola di giovanissimi che, in occasione dei festeggiamenti in onore dei santi martiri, Nicandro, Marciano e Daria, partendo dal convento a mezzanotte, percorrono a piedi, quasi di corsa, le principali vie della città, per “annunciare” con la loro musica, l’inizio delle festività.

Anche le tradizioni impallidiscono e spesso si spengono, quella della “bandarella” è inossidabile e indistruttibile ai morsi del tempo. Provvede sempre quell’energico pugno di virgulti che succedendosi e ricambiandosi nel corso di chissà quante generazioni, l’hanno resa sempre attuale (Il coronavirus ha avuto il potere, almeno quest’anno, di annullarla o almeno di mutilarla, immagino che non mancherà qualche accenno magari solo al convento!).

Sono ragazzi ancora liberi e felici che sull’onda di pochissime note traggano dai loro leggeri strumenti sempre lo stesso motivo, ripetutamente, quasi fino all’esasperazione che però ha una straordinaria piacevolezza di ascolto: forse perché arriva improvviso nella notte e passa rapido come un sogno.

E’ passata la “bandarella” o l’ho sognata? – spesso ci si chiede al mattino. Questa “cometa musicale” vaga da mezzanotte all’alba con una bella coda di simpatizzanti venafrani i quali, dicono, per incoraggiare i suonatori, ma più spesso, dicono altri, per partecipare a sicuri “spuntini” e veloci rinfreschi che parenti ed amici allestiscono sotto casa per l’occasione. I più severi commentano che i bandisti non hanno bisogno né di sostegno, né di incoraggiamenti: hanno ottime gambe ed entusiasmo da vendere! Quelli più benevoli dicono con un sorriso che vogliono divertirsi pure loro, quelli che li seguono, poi… giacché si trovano… partecipare allegramente anche, perché no? all’altro festino!

Nelle rituali esibizioni notturne piatti e qualche tamburo sono molto discreti, quasi rispettosi di flauti e ocarine ai quali lasciano più campo “limitandosi” solo, a sottolinearli, quasi a corteggiarli, senza tentare mai di sopraffarli. Quel passaggio musicale rapido e improvviso nel buio della notte, anche se così orecchiabile fa sorgere un sentimento di tristezza sull’ineluttabilità del tempo che passa in fretta, specialmente quello bello della gioventù, subito però è sopraffatto da un’emozione più dolce, allegra ed estremamente gradevole come un sogno dell’infanzia quando una folata di gnomi o puffi sorgevano dalla terra e ignari di ottoni e percussioni, correvano e suonavano la loro strana magica musica di tre o quattro note soltanto.

Rosaria Alterio

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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