VENAFRO – 17 giugno, San Nicandro: giornata “principe” dell’anno

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VENAFRO – La città si appresta a celebrare la propria giornata “principe”, la più importante dell’anno per ciascun venafrano.

17 giugno, ricorrenza del Patrono San Nicandro, Protettore dell’intera Diocesi d’Isernia/Venafro, e la città si ferma per ricordare, pregare e celebrare, non importa se causa covid quest’anno le festività patronali avverranno in maniera assai più contenuta rispetto a storia e tradizione. C’è da ribadire la fede verso Il Martire, rinnovando alla Sua memoria la riconoscenza per quanto posto in essere 1.717 anni orsono, e tutto il resto passa in second’ordine! Si era nel 303 d.C. e, mentre a Roma regnava l’Imperatore Diocleziano, il giovane ufficiale dell’esercito romano venne destinato assieme al fratello Marciano, anch’egli graduato della milizia romana, ed alle loro rispettive famiglie a raggiungere Venaphrum, importante provincia della Gens Julia, per riportare la popolazione venafrana dell’epoca al paganesimo, essendosi convertita in toto al Cristianesimo. Nicandro e Marciano avevano tale preciso dovere/compito e alla testa delle loro truppe raggiunsero la ricca provincia dell’antica Roma per porre in essere gli ordini ricevuti. Giunti però a Venaphrum ed accostatisi alle idee del tempo, ne rimasero a tal punto presi che si convertirono a loro volta al Cristianesimo sino ad affrontare in tutta convinzione la lama del boia pagano pur di non sacrificare agli dei pagani e non rinnegare il nuovo credo, il Cristianesimo appunto. Tutto questo costò loro l’estremo sacrificio ed il 303 d.C. vennero decapitati dinanzi all’attuale Basilica del Santo Patrono, eretta secoli dopo dai cristiani del tempo. Secondo opinione diffusa, l’estremo sacrificio dei due fratelli avvenne là dove oggi è eretta una colonna in pietra sormontata da una Croce, sempre sul piazzale della Basilica, e i loro resti sepolti nell’attiguo cimitero militare della zona, dove Nicandro e Marciano in quanto militari ebbero diritto ad essere interrati. Stessa sorte ma con metodi diversi e nei giorni a seguire toccò a Santa Daria, moglie di Nicandro, anch’essa convertitasi al Cristianesimo. Non così Aldina, moglie di Marciano, rimasta saldamente ancorata alle ide pagane. Siffatta epopea ultramillenaria continua a fare splendida presa sui venafrani del terzo millennio, assolutamente vicini a sacrifici di tal fatta in forza di una fede indistruttibile. E la conferma, puntuale, si avrà nella mattinata di mercoledì 17 in Basilica con l’offerta di Ceri e Chiavi della città al Vescovo Diocesano a significare la piena dedizione dei venafrani ai loro Martiri, Nicandro, Marciano e Daria, perché li proteggano nella crescita socio/umanitaria e nella devozione. Cerimonia storica che avverrà nel corso del solenne Pontificale, presenti popolo ed autorità. Sarà così che Venafro nella giornata dedicata al Patrono Nicandro celebrerà i propri Santi, non importa se il resto delle ricorrenze patronali non avverrà come da storia consolidata per non alimentare il pericolo di contagi e salvaguardare la salute di tutti.

Tonino Atella

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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