VENAFRO – Santi Martiri, il Sindaco Ricci consegna le chiavi della città al Vescovo Cibotti

VENAFRO - Santi Martiri, il Sindaco Ricci consegna le chiavi della città al Vescovo Cibotti
Smaltimenti Sud
mama caffè bar venafro
pasta La Molisana
stampa digitale pubblicità black&barry venafro

VENAFRO – Solenne Pontificale all’insegna del rito della consegna dei ceri e delle chiavi della città da parte del sindaco Alfredo Ricci al vescovo della diocesi Mons. Camillo Cibotti.

Una celebrazione per la prima volta tenutasi all’aperto presso il piazzale antistante la Basilica dei Santi Martiri Nicandro, Marciano e Daria.

Il saluto del sindaco Alfredo Ricci

“Eccellenza Reverendissima, a nome della Città le do il benvenuto nella nostra Venafro, in questa giornata la cui solennità quest’anno assume un significato ancora più speciale per i mesi che ci siamo lasciati alle spalle e per il tempo che abbiamo davanti.

Un deferente saluto rivolgo alle Autorità Civili e Militari presenti.

Saluto i presbiteri concelebranti, in particolare i nostri Parroci, a cui mi legano sentimenti di sincero affetto e a cui voglio dire il grazie della Città per l’impegno profuso ogni giorno, e in modo particolare in questo periodo, al servizio della nostra comunità.

Un saluto caloroso va al Rettore di questa Basilica, Padre Guardiano del convento, e ai Padri Cappuccini, instancabili custodi e riferimenti delle Fede di Venafro verso i Santi Martiri, tanto più in questo delicato momento.

Saluto tutti i Venafrani oggi presenti o comunque collegati a questa celebrazione.

****

Queste giornate dedicate alla memoria dei nostri Santi Protettori quest’anno assumono un significato speciale per quello che abbiamo vissuto, che stiamo vivendo, che ci attende.

Veniamo da mesi difficili, mesi in cui abbiamo avuto paura per il nostro presente e per il nostro futuro.

In un contesto generale già precario, Venafro ha dovuto affrontare le prove legate all’emergenza epidemiologica con speciale impegno e coraggio.

Siamo stati zona rossa in un periodo in cui queste parole venivano vissute come una sorta di condanna.

In quei giorni i Venafrani sono divenuti esempio per tutta la nostra Regione:

  • esempio di coraggio, per la dignità e la determinazione avute;
  • esempio di serietà e responsabilità, per come hanno saputo rispettare le regole;
  • esempio di solidarietà, per la capacità avuta nel sostenere i concittadini in difficoltà,
  • ognuno secondo le proprie possibilità, direttamente oppure attraverso l’impegno stupendo delle Caritas parrocchiali o di questo convento, o ancora attraverso il lavoro del Comune o delle Forze dell’Ordine, o quello del personale medico e sanitario in genere; questi ultimi hanno saputo andare avanti nell’adempiere il proprio dovere, pur nella paura per sé e per le proprie famiglie; a tutti va il mio più sincero ringraziamento.

In quei giorni Papa Francesco ci spiegava che “indifferenza, egoismo, divisione, dimenticanza non sono davvero le parole che vogliamo sentire”: e i Venafrani, seguendo l’insegnamento del Santo Padre, hanno saputo essere comunità in maniera splendida.

Ma oggi voglio ricordare anche che in quelle ore, in cui tutte le certezze sembrava che stessero venendo meno, Venafro ha trovato nei Santi Martiri il proprio riferimento imprescindibile; abbiamo cantato l’inno nazionale e l’inno dei Santi Martiri; quotidianamente, grazie alla disponibilità data dai Padri Cappuccini, ci siamo uniti in comunione di preghiera con questa Basilica in cui ogni giorno, alla stessa ora, il Padre Guardiano recitava la preghiera di affidamento della Città ai Santi Martiri.

La devozione verso i Santi Martiri è stata un conforto e una speranza essenziali.

È per questo che nelle scorse settimane – talora, me ne rendo conto, forse andando anche un po’ sopra le righe – mi sono permesso di insistere con le Autorità superiori e con Sua Eccellenza affinché, dapprima in occasione del 17 maggio e poi in vista di queste giornate, le tradizioni legate alla devozione del popolo venafrano verso i Santi Martiri fossero rispettate e, per quanto possibile, mantenute pur nelle differenti modalità consentite.

E voglio ringraziare Sua Eccellenza e, con lei, i Parroci e i Padri Cappuccini per avere supportato sui tavoli istituzionali le proposte dei Venafrani portate avanti attraverso la mia persona.

Non è semplice affrontare il tema delle tradizioni legate alla devozione dei Venafrani verso i Santi Martiri in un contesto di limitazioni emergenziali.

Ma era necessario provarci e abbiamo trovato soluzioni di equilibrio tra prudenza, responsabilità e rispetto verso il sentimento religioso dei Venafrani.

Ovviamente tutto può essere fatto in modo diverso e migliore; d’altronde, soltanto chi fa può sbagliare; ma quello che si è ottenuto per questi giorni è il frutto di un dialogo complesso e attento tra le Istituzioni, che, pur nelle differenti sensibilità e ruoli, ha posto sempre al centro l’interesse generale dei cittadini.

****

Ora che lentamente ci stiamo avviando a una diversa normalità, ci domandiamo cosa ci attende.

Viviamo giorni in cui è difficile coniugare il rispetto delle regole della prudenza con il tentativo di ripresa della vita di tutti i giorni.

Il rischio concreto che come Istituzioni dobbiamo assolutamente evitare è quello dell’insorgere di tensioni e contrapposizioni tra generazioni, tra cittadini, tra diverse categorie sociali.

L’equilibrio tra regole e realtà di tutti i giorni impone a noi che ricopriamo pubblici uffici il dovere di educare i cittadini a tenere comportamenti prudenti, consapevoli che il rigorismo formale rischia di essere fine a se stesso e forse anche deleterio per l’equilibrio sociale.

Alla paura per il presente si va sostituendo una crescente paura verso il futuro.

Per molti rimanere a casa nei mesi scorsi è stata occasione per riflettere, riscoprendo il valore del necessario distinto dal superfluo; ma per molti di più ora vi è la preoccupazione per l’avvenire che si presenta incerto.

Quando è esplosa la fase più acuta dell’emergenza il tessuto socio-economico del nostro territorio appariva già fragile.

Oggi, dopo i mesi di lockdown, in un contesto generale sempre più instabile, sono proprio quelle realtà dell’Italia Meridionale, come la nostra, le più esposte ai rischi maggiori.

Il pericolo concreto che corriamo e che dobbiamo assolutamente evitare è che chi era in difficoltà si trovi ora completamente perso, e che, nel contempo, aumentino le persone in stato di disagio.

È urgente che le Istituzioni economiche nazionali e internazionali adottino le soluzioni più idonee; come amministratori locali che vivono in prima linea le difficoltà dei nostri concittadini abbiamo qualche perplessità sui tempi probabilmente eccessivi finora avuti nell’iniettare tutta la liquidità di cui il sistema socio-economico aveva bisogno e nel dare prospettive immediate e concrete di una effettiva svolta per ripartire; ma istituzionalmente attendiamo fiduciosi.

A tutti noi sta la capacità di restare uniti ora più che mai, di collaborare, di fare ciascuno la propria parte, a livello di Istituzioni e come cittadini, ancora una volta seguendo l’invito di Papa Francesco a evitare “indifferenza, egoismo, divisione, dimenticanza”.

Come Amministrazione Comunale stiamo lavorando alacremente per inventarci – sì, inventarci, perché in questi momenti l’inventiva può sopperire alla carenza di risorse e di competenze – ogni misura e azione che possa dare ossigeno o almeno supporto ai nostri concittadini.

Ma il contesto è difficile anche per gli enti locali, che rischiano di trovarsi soli e senza forze nell’affrontare le emergenze sociali che potrebbero esplodere da un momento all’altro.

L’attenzione al sociale deve costituire una priorità nelle scelte che si faranno. Sociale significa sostenere chi rischia di rimanere sempre più indietro.

Sociale significa attenzione ai temi del lavoro e delle sue condizioni, fortemente sentiti proprio in queste ore, in cui piangiamo un giovane di appena 23 anni, morto mentre stava lavorando; non compete a me evidentemente esprimermi sulla dinamica dei fatti, per questo ci sono le autorità competenti in cui ripongo fiducia; ma voglio rivolgere un pensiero affettuoso e una preghiera a Domenico, alla sua famiglia e ai suoi amici, ai suoi colleghi di lavoro, richiamando che la sicurezza sui luoghi di lavoro deve costituire una priorità da non perdere di vista neanche in questa fase emergenziale; anzi proprio nell’attuale momento ho più volte chiesto attenzione alle condizioni di sicurezza dei lavoratori, e nel periodo di lockdown ho adottato provvedimenti, come le limitazioni agli orari delle attività commerciali, che muovevano in primo luogo dall’esigenza di tutelare quei lavoratori che in quel periodo non rimanevano a casa.

Sociale significa tutela del diritto alla salute. L’Ospedale “SS. Rosario”, ora più che mai, è una priorità imprescindibile, su cui siamo impegnati da sempre, e anche in queste settimane, con la collaborazione, che auspico sincera e non maliziosa, da parte di tutti i soggetti politici, per dare un nuovo futuro alla sanità in questo territorio. Venafro ha dato tanto nella fase più acuta dell’emergenza, ed è di questi giorni la notizia che l’ultimo dei vecchietti ospiti della RSA del “SS. Rosario” è guarito. Ora è tempo di ripartire con nuovo slancio, puntando su una riorganizzazione della rete ospedaliera regionale che, superando i limiti e le fragilità mostrate in queste settimane dal sistema inadeguato (e noi lo abbiamo sempre detto) che ci hanno imposto negli ultimi decenni, ponga al centro la sanità pubblica e la salute dei cittadini attraverso nuovi investimenti efficaci al posto dei tagli indiscriminati rivelatisi pericolosi.

In vista delle sfide che abbiamo avanti l’esempio dei Santi Martiri resta centrale.

Il loro essere figli del loro tempo, capaci di “affidarsi” completamente vivendo la propria Fede fino in fondo, costituisce ancora una volta un esempio di impegno anche civile per chi vuole e deve svolgere il ruolo ricoperto, pubblico o privato, senza tentennamenti e senza sosta, in nome di un bene superiore, che è l’interesse pubblico per chi riveste uffici pubblici, la propria dimensione personale e sociale per ciascun cittadino.

Ora più che mai la odierna cerimonia di consegna delle chiavi della Città e dei ceri, con l’affidamento totale della nostra comunità alla protezione e alla intercessione dei Santi Martiri, segna un momento essenziale da cui ripartire per le sfide che attendono tutti noi.

Viva Venafro!

Viva i Santi Martiri. Grazie”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Facebooktwittergoogle_plusmail

Pubblicità »

colacem
maison Du Cafè Venafro Pasqua

resta aggiornato »

WhatsApp Molise Network

LAVORA CON NOI »

PUBBLICITA’

Pubblicità »

colacem
maison Du Cafè Venafro Pasqua

resta aggiornato »

WhatsApp Molise Network

LAVORA CON NOI »

aziende in molise »

error: