
VENAFRO – Oggi abbiamo salutato e ricordato Francesco, con la semplicità che a lui era familiare.
Aveva un cuore puro Francesco, bisognoso di tuffi e rivolte, pieno di passione per le cose grandi e per gli ultimi: lontano da quell’ozio che intendeva come il primo passo verso la stupidità, vicino ad ogni sperimentare e sentire che vivificasse la coscienza.
Vedetta dell’ignoto, sentinella inquieta e vigile sulla segreta germinazione del futuro, egli amava dire di sé preferisco la frontiera, tenendo lo sguardo ad altezza d’uomo perché la volta celeste mi appare troppo lontana e troppo grande per poterla afferrare al volo.
Al volo, Francesco ha afferrato la vita, che ha colorato di bellezza, sempre nell’attesa di un avvento e nel gusto pieno degli incontri.
Egli ha amato pensare, oltrepassando la superficie delle cose, nella consapevolezza,
espressa a chiusura del suo scritto-diario Lettere e Disarmonia , che tutto pare ridursi a frammenti e incontri.
“Frammenti e incontri, che non sono altro che lettere che non bastano a se stesse. Barlumi di luminosità e coni d’ombra. Rimandano ad altro, altrove, per diventare quadro in una cornice di senso. L’armonia è un’aspirazione”.
Donata Caggiano e gli amici di Venus Verticordia
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