Il Giappone prova a limitare il consumo di plastica tassando i sacchetti in plastica

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Il Giappone prova a limitare il consumo di plastica tassando i sacchetti in plastica

Il nostro pianeta non può più sopportare e sostenere i ritmi frenetici con cui il sistema odierno tende a produrre ed ammassare i rifiuti.

La plastica è sicuramente la regina dei materiali di scarto che stanno creando, ormai da decenni, grossi problemi all’ambiente, andando ad alterare i normali cicli vitali presenti in natura. Grossi accumuli di plastica e microplastica si sono formati e continuano a formarsi in molte zone del pianeta, senza risparmiare mari e montagne, un tempo incontaminati.

Consapevole di tutto ciò, il Giappone ha provato a imprimere una netta sterzata alla diffusione di questo materiale. Il Paese era infatti, fino al 2018, il secondo produttore mondiale per tonnellate di rifiuti di plastica.

Un impegno globale per provare a ridurre i sacchetti di plastica

Per provare a invertire questo trend, il Giappone ha recentemente introdotto una tassa sulla cosiddetta plastica “usa e getta”, come per esempio i sacchetti, largamente impiegati sul territorio. Si tratta di un passo importante, soprattutto se si considera che storicamente il Paese del Sol Levante è sempre stato uno dei più attivi nel creare prodotti imballati nella plastica. Un provvedimento che dovrà essere accompagnato da una parallela produzione di sacchetti realizzati in materiali ecologici, per risultare pienamente efficace.

Nei prossimi anni il Giappone dovrà dunque adottare politiche ambientali con cui si stanno confrontando molte nazioni, nel panorama globale. Emblematico il caso dell’Unione Europea, in cui la decisione presa di vietare il consumo di plastica monouso a partire dal 2021 sta portando molte realtà imprenditoriali a muoversi in anticipo, affidandosi sempre più ad aziende in grado di assicurare loro un packaging ecosostenibile.

In Italia, per esempio, è possibile valutare le proposte di un sacchettificio come Sacchetti di Tessuto, azienda che da sempre guarda all’ambiente, proponendo al tempo stesso soluzioni personalizzare e made in Italy.

Inquinamento da plastica: un problema che nasce da lontano

Sin dal secondo dopo guerra si è affermata la convinzione, e il Giappone rappresenta un caso emblematico, che l’imballaggio in plastica potesse conferire un miglioramento nell’immagine del prodotto.

In una fase successiva gli esperti hanno ipotizzato che il conseguente problema provocato dall’inquinamento da plastica potesse essere almeno in parte risolto grazie ai termo-valorizzatori. Si tratta di un concetto di compensazione: bilanciare l’inquinamento prodotto attraverso la generazione di calore da utilizzare per il riscaldamento termico delle abitazioni.

L’esperienza ha però insegnato chiaramente che anche queste strutture inquinano notevolmente, immettendo nell’aria emissioni di anidride carbonica molto dannose. Di conseguenza, anche questa alternativa non può essere considerata un reale riciclo positivo per l’ambiente.

Con l’adozione di questa importante tassa sui sacchetti in plastica, quindi, il Giappone ha avuto anche la forza di sovvertire una strategia di marketing che veniva adottata ormai da molti anni. Ciò è sicuramente molto positivo, ma è evidente che sarà necessario ancora del tempo per cambiare a livello globale una mentalità ormai strettamente radicata.

Inoltre, alcune associazioni di categoria hanno segnalato che la tassa introdotta potrebbe essere troppo bassa per essere l’incentivo necessario a passare ad una società plastic-free. La strada da percorrere è quindi quella dell’utilizzo di imballaggi e sacchetti eco-sostenibili e compatibili. Sono anche i consumatori, quindi, a dover imporre una netta sterzata alla produzione di plastica, attraverso l’utilizzo di questi materiali alternativi privi di impatto per l’ambiente.

Packaging eco-sostenibile: la situazione in Italia

Oggi è quindi più che mai evidente che per interrompere il ciclo dannoso degli agenti inquinanti sarebbe necessario cambiare filosofia a livello aziendale e comportamenti in ambito privato. Oltre a sostituire i sacchetti in plastica sarà altrettanto importante creare un’intera gamma di packaging sostenibile, che vada a sostituire gli imballaggi tradizionali ma inquinanti.

In Italia sono presenti realtà virtuose, come Sacchetti di Tessuto, che hanno dimostrato che questo è davvero possibile, progettando e realizzando imballaggi su misura per ogni azienda e in modo completamente eco-friendly.

Questi vengono prodotti in modo molto rapido, anche in piccole quantità, così da poter soddisfare le numerose esigenze delle imprese che vi fanno ricorso. In questo modo, le singole aziende utilizzatrici possono anche trasmettere l’immagine di un gruppo al passo con i tempi, attento alla tematiche dell’inquinamento globale e, di conseguenza, più vicino al consumatore.

Oltre ad apportare quindi un beneficio per la collettività, simili pratiche migliorano l’immagine dell’azienda che ne fa uso e giocano un ruolo primario nella sensibilizzazione dell’opinione pubblica. Per raccogliere risultati positivi, quindi, è necessario che l’intera filiera produttiva e commerciale viri presto con decisione verso imballaggi sostenibili, in cotonecanapa oppure realizzati con altri materiali bio-compatibili.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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