CRISI IDRICA – Acqua, un bagno amaro

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CAMPOBASSO –  Crisi idrica, è bastata la prima vera siccità stagionale e tutti in fila a recitare il de profundis su una situazione che dura ormai da decenni e che ha visto protagonisti nelle istituzioni nelle vesti di amministratori di comando anche quelli che ora si strappano le vesti su questo problema di cui sistematicamente e inevitabilmente se ne parla, ognuno per accaparrarsi, crediamo, un po’ di “applausi”.

Il problema acque in Molise nessuno lo ha gestito al meglio anzi affatto, basti pensare al deficit dell’azienda di via De Petris che pare superi i 50 milioni di euro in aggiunta ai mancati vantaggi o meglio guadagni che potevano derivare dal suo sfruttamento.

Nessuno può pensare che si svenda l’acqua agli enti locali per pochi centesimi, acqua che quest’ultimi rivendono all’utenza sei sette volte tanto, nessuno può pensare di andare avanti con reti comunali colabrodo che registrano dispersioni record in Italia al 60-70% anche 80%  in alcuni casi, nessuno può pensare di andare avanti vendendo acqua alle Regioni limitrofe senza alcun ristoro, vedi Occhito, o di essere soddisfatti di quello arrivato dalla Campania dopo anni di contrasti legali, debito che da qualche anno pare venga regolarmente onorato, nessuno può pensare di pagare un sacco di centinai di migliaia di euro per l’energia elettrica necessaria a sollevare acqua per poi distribuirla, nessuno può pensare di non sfruttare l’immensa capacità di energia dell’acqua del Molise una risorsa aggiuntiva rilevantissima per gli usi industriali e domestici.

Il gruppo del Pd al Consiglio regionale nella sua nota stampa che riportiamo in altra parte del giornale, parla della diga di Arcichiaro, ma lo sapete che quell’invaso  sorge in mezzo al Matese senza alcun sbocco a valle. Il volume captato non viene utilizzato né per il potabile né per l’energetico. Circa 14 milioni di metri cubi di acqua ma potrebbero essere molto di più se ben raccolti, stagnanti in un grande pantano. che non ha alcun collegamento dai mille metri di altitudine dove è ubicato ai 400 metri a valle della pianura di Campochiaro. Al momento mantiene in piccola misura il flusso di acqua nel vallone delle gole del Quirino  di Guardiaregia.

Ma di cosa vogliamo parlare, nessuno in questi anni ha presentato un progetto obbligato responsabile né in Consiglio regionale né in Giunta per rimettere ordine a un tale sistema geomorfologico connesso a un programma strutturale per il recupero di una risorsa grandiosa e copiosa offerta dalla natura a questa regione. A Guardiaregia per la diga di Arcichiaro dove già esistono delle strutture ex Erim per il controllo delle acque della diga e dei tanti pozzi e sorgenti che si trovano ai piedi del Monte Mutria è necessario uno studio per il recupero la regimentazione la raccolta di tanto e per migliorare la capacità di un invaso che messo a sistema servirebbe per usi irrigui per una nuova agricoltura nella piana di Bojano, per usi energetici  sfruttando la caduta dell’acqua dai mille ai 400 metri della Piana di Campochiaro e per uso potabile creando un collegamento con il Molise centrale distante qualche chilometro fino a Bojano.

Il tema dell’invaso di Piana dei Limiti, della diga pensata ai confini delle Puglie che dovrebbe essere alimentata attraverso un’adduzione al Liscione appartiene al futuro, ora sono chiacchiere, ci si concentri , invece, quanto è rimediabile realizziamo progetti immediati, questa è l’unica risorsa vera che il Molise ha dopo lo smantellamento dell’agroalimentare del tessile e in parte della metalmeccanica. Ma ci vogliono amministratori che hanno passione del territorio e del suo riscatto attraverso un coinvolgimento della sua gente che lo studino che lo percorrano per conoscerne le sue caratteristiche le sue voci e le sue offerte che ne conoscano la storia amministrativa legata ai suoi ritardi e ai perché di quest’ultimi, che lo approfondiscano da capo a piedi, ho l’impressione che spesso si parli in maniera accademica anzi strumentale tanto per  rispondere a questo o a quello e continuare a fare.. politica! Non serve, la comunità comincia a documentarsi e si fa un’idea precisa di cose e persone, distingue quanto si dice da quanto è.

il direttore

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