VENAFRO – Provinciale delle Tre Torri, la strada che “parla”

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VENAFRO – Una strada che “parla”, raccontando tutto quanto vi avveniva nella prima metà del secolo scorso ai tempi del banditismo centromeridionale del primo ‘900, con azioni delittuose e sangue innocente versato.

Si sta scrivendo della provinciale delle “Tre Torri”, antica strada di collegamento tra Molise dell’ovest, Campania e Lazio, e che sino agli anni ’50 era l’unica arteria di collegamento tra la nostra regione, la Capitale ed il resto dell’Italia centrosettentrionale, prima delle realizzazione nei successivi anni ’60 della sottostante Galleria Nunziata Lunga, proprio per evitare il valico delle “Tre Torri” ed accorciare le distanze e i tempi di percorrenza.

Le “Tre Torri” è sostanzialmente ben tenuta dalle due Province interessate di Caserta ed Isernia, è relativamente trafficata, serve per lo più ai pochi residenti in cima alla collina e per i collegamenti tra le due frazioni venafrane di Ceppagna e Vallecupa. Ha però urgente bisogno di un intervento improcrastinabile per garantire l’incolumità di quanti la percorrono: la rimozione di quanto resta della pineta bruciata ed annerita in cima, prima che i tronchi morti precipitino sulla provinciale investendo chi passa a piedi o su gomma.

La provinciale delle “Tre Torri” però, nonostante la sua relativa utilizzazione attuale, è una strada che “parla”, raccontando storia, vicende anche tragiche ed umanità pregresse. Lo fa con croci e lapidi disseminate ai lati lungo i suoi chilometri. L’elenco di siffatte testimonianze storiche: sul versante molisano dell’arteria la croce all’operaio Regini, caduto nel 1958 nel corso dei lavori per la realizzazione della Galleria Nunziata Lunga ed appena restaurata essendo stata rinvenuta frantumata; quindi altra croce, questa sul versante campano della provinciale, a ricordare un ufficiale delle forze dell’ordine, Petracca, caduto probabilmente per servizio sempre in loco, ed ancora sul versante campano la lapide a testimonianza di un tragico episodio rimasto nella storia locale del secolo scorso, ossia l’uccisione di persone per mano dei banditi che all’epoca -anni ’40- imperversavano in zona, assaltando ed assalendo quanti transitavano per derubarli, arrivando anche ad ucciderli. Il testo della lapide: “In questo luogo, il 20/10/1944, furono brutalmente assassinati a scopo di rapina Teodolinda Vallerotonda di anni 35 e madre di cinque teneri bambini, Antonietta Petrucci di anni 38 e Mario Mascio di anni 24, nel mentre facevano ritorno alle proprie case dopo duro lavoro ed esemplari sacrifici sostenuti per l’onesta conquista del pane. Una prece”.

“Le Tre Torri” di Ceppagna, strada che parla e fa storia mentre il tempo continua a volar via, senza cancellare quanto avvenuto.

Tonino Atella

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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