UNILEVER – Vogliamo verità! Vogliamo rispetto!

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POZZILLI – Dopo alcuni articoli in merito alle sorti dello stabilimento Unilever di Pozzilli apparsi di recente sulla stampa nazionale, la FIALC – CISAL MOLISE si sente in dovere di richiamare l’attenzione dei lavoratori sui “fatti concreti” per evitare che, oltre al danno, subiscano anche la beffa.

“Qualche giorno fa – dice Antonio Martone – su un giornale lombardo è apparso un articolo che testualmente riporta: “Unilever pronta a cedere Pozzilli: Casalpusterlengo respira”. E ancora: “La scelta di cedere Pozzilli ha ricadute dirette su Casalpusterlengo, perché una parte delle produzioni molisane potrebbero anche arrivare nel Lodigiano, quindi con una prospettiva di crescita dei volumi.”.

I Lavoratori di Pozzilli, abituati a vedere le slides dei direttori di stabilimento che da sempre dicevano loro che Pozzilli era lo stabilimento più produttivo ed efficiente d’Europa, stanno subendo una umiliazione che non meritano. Proprio loro che con professionalità e dedizione hanno consentito alla Unilever di acquisire quote di mercato importanti nel campo dei detergenti liquidi. Proprio loro che hanno fatto la storia di un marchio come Svelto, prodotto quasi in esclusiva per 40 anni.

A Pozzilli è stato possibile raggiungere modelli organizzativi importanti, sotto l’aspetto della flessibilità, tali da essere considerati un riferimento per tutto il network Unilever, Casalpusterlengo compresa.

Eppure il quotidiano del Lodigiano recita testualmente: “Unilever va verso la cessione dello stabilimento di Pozzilli, Casalpusterlengo resterà l’unico sito produttivo italiano per i detersivi della multinazionale.

Siamo di fronte al paradosso: chiude Pozzilli, che ha macinato record su record, che ha da sempre i costi più bassi e la produttività più alta del network. E i volumi vanno a Casale che, viceversa, ha sempre arrancato sulla produttività, sulla efficienza, sui costi.

E tutto questo per fare spazio al riciclaggio della plastica: “Nei giorni scorsi la multinazionale anglo-olandese ha comunicato al Ministero dello Sviluppo Economico l’andamento della procedura per la cessione dello stabilimento di Pozzilli in Molise, dove lavorano 170 addetti. Sono state sette le proposte di reindustrializzazione arrivate a Unilever, e tra quelle ne sono state selezionate due, entrambe nel settore del riciclo della plastica, entrambe che garantirebbero la tenuta dei livelli occupazionali, priorità per i sindacati, ma anche per il Ministero e di conseguenza per la stessa multinazionale. I sindacati sono divisi tra quelli che guardano con attenzione e di buon occhio la possibilità di una riconversione della fabbrica e chi invece ancora fa ostruzionismo (la Cisal).

Ebbene sì, il giornale del Lodigiano dice che la Cisal Molise fa ostruzionismo. E noi non possiamo che confermare: abbiamo fatto ostruzionismo facendo scoprire a tutti che c’era un disegno segreto di chiusura (ricordate che ancora a gennaio l’azienda negava?); abbiamo fatto ostruzionismo quando ci raccontavano le illusorie potenzialità occupazionali nel riciclaggio della plastica e delle batterie cercando di comprare il consenso dei lavoratori offrendo sogni di plastica. E facciamo ostruzionismo oggi, di fronte a coloro che, parlando dei progetti presentati per salvare lo stabilimento della chiusura, parlano genericamente di “avventurieri”, ma non dicono nulla dei progetti bocciati (da loro).

E in cosa consiste questo nostro ostruzionismo?

Ancora una volta nel cercare risposte semplici a domande legittime, volte a dare tranquillità e certezze ai Lavoratori e al territorio:

  1. La fabbrica chiude (certezza) ma nessun progetto e nessun piano industriale a distanza di un anno è stato presentato… come mai?
  2. Perché Unilever, dopo aver dato appuntamento al Mise per il mese di ottobre, ha preferito fare riunioni solo con una parte del sindacato (cgil-cisl-uil), per poi, dopo la diffida da parte della Cisal che rivendicava diritti contro la condotta antisindacale, convocare una riunione con Assindustria Molise per dare notizie già diffuse da tempo nello stabilimento?
  3. Come mai non è stato fornito alcun dettaglio sui progetti delle aziende interessate a dare continuità alla produzione di detergenti liquidi, limitandosi l’azienda a dire che si trattava di progetti di “avventurieri”?
  4. Quale il vero impatto di questa presunta conversione industriale su Lavoratori, fornitori e indotto?

Perché non si risponde mai alle domande semplici e si continua a prendere (o perdere) tempo (in attesa di marzo 2021?) colpendo così i Lavoratori che viceversa meritano chiarezza sul loro futuro?

Sappiamo, noi “ostruzionisti” della CISAL, che le risposte a queste domande non arriveranno mai.

Ma non ci rassegniamo e diamo voce ai fatti:

  • I dati e gli studi di fattibilità sugli impianti di riciclaggio della plastica in Italia e in Europa confermano che l’attuale perimetro occupazionale non potrà essere garantito (e infatti l’azienda non fa mistero di voler incentivare le uscite individuali);
  • Il tanto decantato processo chimico che porterebbe al soffiaggio dei flaconi non può avere una sostenibilità economica di lungo termine: il soffiaggio ha ragione di esistere laddove ci fossero aziende clienti nel raggio di 150/200km. Unilever ha sempre affermato che le bottiglie si fanno vicino all’utilizzatore. Per conferma vedere le caratteristiche di tutti gli stabilimenti Unilever di imbottigliamento: hanno tutti un ‘hole in the wall’ (Casale, Port Sunlight) oppure un fornitore a poche centinaia di metri (Serioplast a Pozzilli). Il costo del trasporto dei flaconi vuoti (aria) è eccessivo per le marginalità del prodotto detersivo liquido;
  • Se mai l’attuale sito Unilever Pozzilli diventasse produttore di flaconi per gli altri siti Unilever in Europa, Serioplast Pozzilli che fine farebbe?
  • La sovracapacità produttiva di cui Unilever parla senza fornire dato alcuno su volumi e costi degli altri siti del network europeo nel quinquiennio 2015-2020 è il risultato di investimenti fatti in altri siti per chiudere Pozzilli.

Vogliamo verità! Vogliamo rispetto! Non vogliamo assistere ad un processo speculativo – già vissuto nel Molise – che prevede un percorso per accompagnare quanti più lavoratori alla pensione e poi chiudere tutto per anti-economicità del “sogno di plastica”.

Noi, già tacciati di ostruzionismo da chi riceverà gratis i nostri volumi, vogliamo onorare il ruolo che è proprio del sindacato: non semplici portavoce di presunti strateghi del riciclaggio della plastica, ma rappresentanti degli interessi dei Lavoratori.

Rigettiamo al mittente altisonanti quanto infondate strategie di “GREENWASHING” e continuiamo a fare “OSTRUZIONISMO” contro i patetici tentativi dell’azienda di presentare quella che è una cinica strategia di uscita con drammatiche conseguenze per i Lavoratori come un intervento di riqualificazione e di conversione industriale.

E ai colleghi delle altre sigle che credono ossequiosamente a queste favole,  – conclude Martone – chiediamo perché fin dall’inizio della crisi non hanno voluto sostenere l’unica vera strategia per salvaguardare occupazione e dignità: la continuità della produzione di detergenti liquidi”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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