COVID19 – “I giovani, la rinascita del futuro”, le parole di Monsignor Cibotti

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ISERNIAMonsignor Cibotti, vescovo della diocesi di Isernia-Venafro, ha deciso di dedicare in questo difficile periodo di pandemia una lettera ai giovani, “la rinascita del futuro”. La alleghiamo di seguito.

In questo mese di dicembre, mentre siamo sommersi dai “bollettini di guerra” di questa pandemia, sembra che passi in sordina l’evento che tradizionalmente segna ogni anno della nostra vita e ha da sempre un posto particolare nel nostro calendario: il Natale.

Torna il tempo in cui riapriamo il nostro bagaglio ricco di tradizioni, sentimenti, immagini e ricordi che ci immergono nostalgicamente e magicamente nel passato e ci ripropongono luoghi e circostanze che riempiono il cuore. Questo tempo fa rinascere il desiderio della famiglia di ritrovarsi insieme e rimanere vicini. È il tempo dell’amore autentico, purificato dalle scorie del consumismo e delle situazioni di facciata. Natale è il tempo dell’autenticità, della verità, della fraternità, dell’amore, della pace.

Questo ci rassicura: nel nostro mondo c’è ancora posto per la tenerezza, per quel calore che solo le nostre famiglie sono capaci di profondere. C’è ancora posto per luci autentiche e non artificiali che emergono dai cuori che si incontrano e che custodiscono, come scrigni, ricordi e sentimenti sempre vivi. Queste stesse luci risplendono negli esempi di questi giorni: nella solidarietà verso gli anziani ammalati e soli nel letto del contagio; nella tenerezza espressa nel salvaguardare le famiglie sole o con problemi di natura economica e sociale.

Per quanto lontani cronologicamente dalla notte vissuta a Greccio da S. Francesco, nel Natale del 1223, siamo vicini a quel modo di pensare e sentire dentro di sé il momento della nascita di Gesù: la precarietà e la povertà dei luoghi e dei mezzi non possono impedire e nascondere la bellezza di un evento che ha segnato la storia di ogni uomo e che continua a risplendere nell’animo dei piccoli e dei grandi. È questa bellezza che apre alla speranza, è questa luce che sovrasta le tenebre.

Questa è la speranza che vince il pessimismo e che fa intravvedere la novità del domani. Il Natale è l’abbraccio di un Dio dal volto umano che riscalda i nostri volti tristi e illumina la nostra umanità ferita dandole nuova luce di splendore e forza per rinascere. Proprio ora, mentre questa pandemia sembra rubarci la normalità degli sguardi e dei rapporti familiari, ci rendiamo conto di ciò che abbiamo dato per scontato: è un bene prezioso persino il poter rimanere a casa, stare con i propri affetti, riannodare i legami e renderli sempre più autentici. Che sia questo l’inizio di una autentica rinascita?

Per noi adulti, ogni rinascita ha il vostro volto, cari giovani. Questa certezza non viene mai meno: ci basta guardare a voi nei momenti di svago, di spensieratezza e di festa che sono propri della vostra età e che sono importanti occasioni di crescita. Proprio per questo, mi rivolgo ancora a voi giovani: non lasciatevi rubare la vita, come più volte ha detto Papa Francesco. Non lasciatevi rubare i sogni. Non smettete di sognare.

Anzi, proprio in questo frangente, assaporate il gusto profondo della vostra esistenza, ripartendo dall’essenziale, come base per creare una società nuova, un’umanità nuova, dove non potranno prevalere “imprevisti ed emergenze” ma “le fondamenta ed i fondamentali”: la gioia di vivere, che sorpassa ogni condizionamento ed ogni crisi e che ci proietta verso un nuovo futuro.

È vero che non ci sono più spazi di confronto e di aggregazione, ma, mentre questi si sono ridotti, il mondo virtuale è diventato la piazza dell’incontro e dello scambio di opinioni e idee, il laboratorio del mondo da ricostruire.

L’orizzonte si è allargato a dismisura: non possiamo più guardare solo al nostro quartiere, al nostro paesino arroccato sulle montagne, ma a tutto il mondo. Che bello pensare che siamo parte importante di questo nostro universo! La tecnologia non è più finalizzata a rubare le menti ed i cuori al “virus dello sballo”, ma è diventata l’Areopago di menti che respirano la speranza e credono nella libertà. In questo luogo virtuale gli incontri acquistano caratteristiche del reale: le persone non si lasciano più dominare dalle mode passeggere, ma sono capaci di dedicarsi alla costruzione della mondialità, intesa come spazio autentico dove godere e sperimentare la convivenza sociale, abbattendo barriere di razza e di culture, inseriti nell’unico filone che sorregge la società civile e moderna. Allora, carissimi, sento anch’io la necessità di uscire e camminare, “navigare” per così dire, dentro questa piazza mediatica e immettermi nel vortice delle molteplici e sconfinate relazioni, per non perdere il gusto del confronto e del dialogo, in un’interlocuzione aperta al confronto sui diversi interrogativi che il quotidiano ci riserva. È difficile, voi giovani lo sapete bene, rimanere fermi, inattivi, nell’attesa che questa situazione si risolva. Per questo ho pensato che, attraverso diversi social network e piattaforme digitali (in modo specifico Zoom), possiamo metterci in discussione, trovare spazio e tempo per riflessioni da condividere, idee da confrontare, progetti da condividere. Ciò che in questo momento mettiamo in cantiere, se voi vorrete, domani potremo provare a realizzarlo insieme, così che, al termine di questa pandemia, il ritorno alla dinamicità esterna non ci trovi impreparati, arrugginiti e incapaci di ripartire. Volentieri, quindi, insieme ai miei collaboratori della Pastorale Giovanile ed Universitaria, dell’Ufficio della Pastorale Vocazionale e Familiare, dell’Ufficio Scuola, desidero mettermi in gioco ed aprire la nostra Chiesa locale al mondo virtuale. Sento di dover condividere questo “nuovo inizio” con tutti coloro che ci vorranno seguire e che sentiranno il desiderio di un dialogo leale e pacato, senza presunzione di dover prevale o dettare legge. Lasciamoci guidare, ancora una volta, dall’esempio e dalle parole del Santo Padre: “Il dialogo nasce da un atteggiamento di rispetto verso un’altra persona, dalla convinzione che l’altro abbia qualcosa di buono da dire; presuppone fare spazio, nel nostro cuore, al suo punto di vista, alla sua opinione e alle sue proposte. Dialogare significa un’accoglienza cordiale e non una condanna preventiva. Per dialogare bisogna sapere abbassare le difese, aprire le porte di casa e offrire calore umano” (Papa Francesco).

Un’ultima cosa: colgo questa opportunità per augurare a voi e alle vostre famiglie un Santo Natale e, nella speranza ritrovata, un felice anno nuovo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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