Una favola nella calza della Befana: alla scoperta del mondo e della vita

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Anche quando possiamo constatare che tutto va più che bene nel nostro orticello ed esserne legittimamente soddisfatti, ci accorgiamo poi che, alla fine, qualcosa non quadra. Saranno, sono gli occhi impauriti, stanchi, smarriti di quel bimbo che in quel momento sta soffrendo fame, malattie, guerre… Fino a quando gli uomini di tutto il mondo non si uniranno per cancellare quella sofferenza già disperatamente rassegnata negli occhi spalancati di tanti bimbi, ma anche di uno solo, non ci potrà essere civiltà, né progresso. Non ci potrà esaltare la prospettiva che forse tra “dieci anni” si andrà su Marte a trascorrere le ferie o magari sulla Luna, per chi lo desiderasse, solo per una passeggiata fuoriporta. Per adesso possiamo solo raccontarci una favola col miraggio, ma anche con l’augurio di un lieto fine, proprio come quelle destinate solo ai bimbi.

La piccolissima non si spaventò nel buio del grembo materno perché quel battito caldo e forte che la cullava dolcemente, in continuazione… così simile a quello che le pulsava dentro, era estremamente piacevole.

Poteva durare anche per sempre. Era felice. All’improvviso invece, dopo un po’ di trambusto, si sentì catapultata altrove: pianse un pò per la sorpresa, ma la voce dolce, carezzevole che aveva sentito tutto il tempo precedente continuò a sussurrarle vicinissima, piano, paroline dolci, cantilene. Poi carezze lievi, altre voci, altri volti, l’avvolsero di nuovo in una bolla di felicità…

Passò del tempo, tanto o poco? E nel cielo azzurro scoppiò, per lei, il sole. La bimba terrorizzata si rannicchiò per terra su se stessa, si tappò le orecchie e, senza avere nemmeno la forza di chiamare la mamma o di correre a rifugiarsi in casa, chiuse con forza gli occhi e attese la catastrofe. E invece non successe nulla di spaventoso, anzi un dolce calore le avvolse il corpo e una luce quasi accecante ma meravigliosa glieli fece riaprire piano, con cautela…

La “palla di fuoco” vagò nel cielo e dopo poco, o dopo un’eternità, scomparve all’orizzonte, ma la bimba ora tutta eccitata e ancora incredula non fece in tempo a rattristarsi perché la sera nel cielo improvvisamente vellutato si accesero a una a una, o tutte insieme? Mille fiammelle, mentre un grosso disco bianco, dolce, pacifico si affacciò, per la prima volta, per lei, a curiosare sul profilo della montagna. Il grosso nodo rosso, giallo, incandescente, tornò puntualmente i giorni successivi e anche le lucette si accesero al buio tutte le sere.

Le notti successive sognò di correre tra le stelle (quando lo smog non le aveva ancora oscurate), di infilarne una collana con quelle più lucenti e appenderci la luna o anche farci un’altalena fino a terra…

Poi ci fu la scoperta dell’erba, dei fiori, degli uccelli, delle farfalle, degli alberi… del vento che le scompigliava deliziosamente i capelli, della pioggia che le bagnava il viso e la elettrizzava tutta.

E giocò nel vento, sotto la pioggia, rotolò come un cucciolo nell’erba, fece mazzetti di fiori e li sparse in giro, se li mise in testa e sulla vestina; mangiò ciliege e fragole a profusione…

L’incantesimo sconfinato, quando le apparve il mare, la fece tremare tutta! Giocò sulla sabbia disegnando le orme dei piedini, si tolse le scarpe, la sabbia allora le si infilò calda e carezzevole tra le dita, e rise.

Con un ardimento che non sapeva di avere entrò nell’acqua che azzurra, immensa e generosa la invitava ad avanzare.

Quando in autunno le foglie ormai ingiallite cominciarono a cadere, provò fitte di sconforto: gli alberi sarebbero rimasti così per sempre? Nudi, senza frutti e senza uccelli? Anche il sole si sarebbe spento? Le stelle sarebbero ritornate dietro al buio e la luna si sarebbe rifugiata definitivamente dietro al monte?

Non ci fu il tempo per la delusione e le lacrime perché sopraggiunse lo stupore della prima neve che trasformò i rami spogli in bellissimi merletti e il mondo intorno in buffe e fantastiche forme. E mentre giocava e giocava con la neve e il sole già la scioglieva, guardava di sottecchi e speranzosa di tanto in tanto i rami che rimanevano nudi e allora si rinnovava quella fitta di tristezza che dopotutto le dava anche aspettativa, ansia, trepidazione, speranza… sentimenti finora mai provati.

E quando le prime, tenere foglioline riapparvero dopo il lungo inverno, la bimba cantò, ballò e rise sotto il sole, di nuovo completamente felice.

Come dovrebbero vivere, cantare, ballare e ridere sotto il sole tutti i bimbi del mondo.

Ed essere felici!

Rosaria Alterio

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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