REGIONE – Terzo settore, Manzo (M5s) “Il Molise adegui la norma per un nuovo impulso”

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CAMPOBASSO – La pandemia ha spazzato via la candida illusione ottimistica di vivere nel migliore dei mondi possibili, travolgendo come uno tsunami l’intera società. L’ultimo rapporto sulla povertà della Caritas è chiaro: con l’emergenza Covid l’incidenza dei “nuovi poveri” passa dal 31% al 45%, colpendo in particolare le famiglie con minori, le donne, i giovani e le persone in età lavorativa.

È a rischio la tenuta dell’intero tessuto sociale. Le necessità conseguenti all’emergenza hanno però trovato una risposta impressionante nello sforzo profuso da tantissime organizzazioni del Terzo settore e da un esercito di volontari, impegnati sia nelle attività sanitarie che in quelle sociali.

Questa azione fondamentale è stata premiata dal governo nazionale con un incremento dei fondi per il settore rispetto a quelli già previsti per il triennio 2019-2021. Per il Molise, nel 2020, si concretizza con un aumento di 494.538 euro rispetto ai già previsti 507.182. Tra gli altri punti di rilievo, il rifinanziamento della cassa integrazione, anche a favore dei lavoratori degli Ets, il prolungamento della durata dei prestiti garantiti dal fondo per le pmi, la riduzione del 50% della tassazione sui dividendi per le fondazioni di origine bancaria, interventi per le Rsa e Rsd, i centri per minori, per la salute mentale, per le dipendenze e per persone senza fissa dimora.

“Con il decreto legislativo 117 del 2017 (Codice del Terzo settore), era stata già operata una revisione organica della disciplina speciale. In conformità con tali disposizioni, – afferma in una nota la portavoce M5S in Consiglio regionale Patrizia Manzo – ho ritenuto necessario e non più procrastinabile presentare una proposta di legge regionale per promuovere e sostenere gli enti del Terzo settore e le altre formazioni sociali. Con la proposta intendo definire le modalità del loro coinvolgimento attivo nell’esercizio delle funzioni regionali di programmazione, indirizzo e coordinamento e nella realizzazione di specifici progetti di servizio o di intervento, diretti a soddisfare i bisogni della comunità regionale.

La nuova disciplina del Terzo settore si pone l’obiettivo di riorganizzare l’intero settore no profit, puntando decisamente sul coinvolgimento delle organizzazioni sociali che operano sul territorio regionale, grazie all’istituzione della Consulta regionale del terzo settore. Forti dell’inestimabile esperienza accumulata, saranno proprio le varie organizzazioni ad esprimere pareri, promuovere ricerche, studi e iniziative alla Giunta regionale e al Consiglio regionale in materia di Terzo settore, in favore di tutti quegli utenti che usufruiscono dei servizi sociali.

In questa nuova dialettica – dice la consigliera pentastellata – saranno centrali i temi della co-programmazione e della co-progettazione, ispirate al principio di collaborazione tra enti pubblici e Terzo settore. La co-programmazione è finalizzata all’individuazione dei bisogni da soddisfare, degli interventi necessari, delle modalità di realizzazione degli stessi e delle risorse disponibili. È questo il momento in cui il Terzo settore può partecipare a pieno titolo alla formazione delle politiche pubbliche. La co-progettazione, invece, è diretta alla definizione ed alla realizzazione di specifici progetti di servizio o di intervento finalizzati a soddisfare bisogni definiti.

Il dialogo in entrambe queste fasi permetterebbe agli enti pubblici e al Terzo settore di operare insieme, per perseguire uno scopo condiviso nell’interesse generale. Per il buon esito di questo processo, il compito della Regione sarà quello di tutelare la trasparenza e l’uniformità di trattamento, attraverso l’indizione di bandi pubblici per definire chi siano gli enti del Terzo settore ammessi a contribuire alle politiche pubbliche per co-programmazione, co-progettazione e conseguente gestione. Tuttavia, per fare ciò sarà necessaria la volontà di cambiare passo da parte degli enti pubblici chiamati a suscitare, integrare e coordinare un insieme differenziato di risorse, anziché a gestirle in proprio o attraverso fornitori.

Pur vivendo una drammatica transizione socio-politica ed economica, – conclude la Manzo – la nostra società deve avere la forza di ripartire da un’esplicita e solida cultura dei valori. Prendendo come fulgido esempio il Terzo settore, le cui ricadute sul territorio spaziano dalla lotta alla povertà, alla valorizzazione di progetti in ambito di agricoltura sociale, al benessere, al diritto allo studio, al diritto all’acqua, all’uguaglianza, alla cittadinanza attiva, fino alla promozione di azioni volte a combattere i cambiamenti climatici.

Dunque, riprendendo le parole di Papa Francesco, il Terzo settore rappresenta bene quel Noi e non l’io sul quale puntare per uscire dalla pandemia come persone migliori”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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