REGIONE- 26 milioni di euro per le imprese, Bando secondo la Fanelli “che avvantaggia chi ha altre entrate”

Micaela Fanelli
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CAMPOBASSO –  Bandi per le imprese che hanno subito perdite nel lockdown: 26,5 milioni di euro disponibili, di cui più di 14 milioni per i rimborsi di piccola entità e oltre 12 milioni per quelli maggiori.

Dalla lettura degli avvisi, però, la consigliera regionale del Pd Micaela Fanelli rileva una serie di pericolose incongruenze.

“Se da una parte è certamente condivisibile l’aver abbandonato l’ingiusto criterio dell’ordine d’arrivo quale unico parametro di ordinamento delle domande ai fini dell’attribuzione del contributo, – osserva la Fanelli – dall’altro è stato adottato il criterio, anche questo errato, del reddito imponibile d’impresa o professionale desunto dalla Dichiarazione dei redditi.

Sia l’avviso “Sovvenzioni a fondo perduto di piccola entità alle PMI sospese o con grave calo del fatturato”, che quello “Agevolazioni per supportare le imprese e favorire la ripresa produttiva” infatti, non contemplano il reddito complessivo, cioè comprensivo di eventuale lavoro dipendente, pensioni, reddito da affitti e di ogni altra forma di introito, ma il reddito della sola impresa o professionale. In questo modo avvantaggiando chi, avendo altre entrate, ha subito meno le conseguenze della pandemia.

Per evitare questo nuovo, incomprensibile errore, ho scritto con urgenza alla Presidenza della Regione chiedendo di modificare l’art 11, punto 2, del bando per le PMI sospese o con grave calo di fatturato, e l’articolo 10, punto 1 di quello per favorire la ripresa produttiva, inserendo il parametro del “REDDITO COMPLESSIVO”. Solo così si tutelerà davvero chi ha più bisogno, senza generare ulteriori ingiustizie.

Ma c’è di più. Nella segnalazione, oltre a chiedere di sospendere la procedura e modificare i due avvisi prima che producano i suoi effetti, ho stigmatizzato anche un altro pericoloso aspetto di metodo.

Il Presidente/Assessore al ramo Toma, di fatto “ordina” ai dirigenti scelte puntualissime e, fra queste, il criterio del reddito. Un sovvertimento totale delle leggi che sovraintendono le procedure amministrative che prevedono che dagli organi politici possano venire unicamente “indirizzi”. Qui, viceversa, il vertice politico sceglie le regole tecniche e chiede ai dirigenti di attenersi, eliminando completamente la loro discrezionalità operativa.  In questo modo “blinda” anche la decisione della Giunta alla quale arriva la delibera del dirigente che in realtà è opera del Presidente. Un vero e proprio mostro giuridico che rischia di generare una mole di ricorsi, che danneggerebbero ulteriormente il settore produttivo ormai in ginocchio.

E allora, sia nel merito, che nel metodo, i due avvisi vanno non solo rettificati, ma contestualmente Toma deve smetterla, una volta per tutte, di sostituirsi agli organi tecnici, continuando a sbagliare e ad affossare le imprese più fragili.

Siamo stati, nostro malgrado, Cassandre con il click day. Speriamo, questa volta, che il Presidente ci dia ascolto, si renda conto dell’errore e provveda a porvi rimedio, prima che sia troppo tardi.”

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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