SANITÀ – Potenziamento Usca in basso Molise, approvata mozione della Manzo

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CAMPOBASSO – Approvata oggi in Aula una mozione riguardo al potenziamento delle Usca in basso Molise.

In particolare l’Assemblea ha approvato all’unanimità una mozione a firma dei Consiglieri Patrizia Manzo, Valerio Fontana, Andrea Greco, Fabio De Chirico, Angelo Primiani e Vittorio Nola avente ad oggetto: “Gestione domiciliare dei pazienti con infezione da Sars-Cov-2”.

Sono intervenuti per dichiarazione di voto i Consiglieri Fanelli, Cefaratti, De Chirico  e Greco.

Con la mozione l’Assise impegna il Presidente della Giunta regionale a interessare l’Unità di crisi affinché si potenzi con tempestività il numero delle USCA nel Basso Molise, coerentemente al numero di abitanti e all’incidenza della malattia. Ciò al fine di garantire un’assistenza tempestiva ai tanti positivi a domicilio. Si è rilevato infatti che, nonostante una popolazione presente con oltre 100 mila abitanti e la zona rossa decretata a 28 comuni, nel Distretto sanitario di Termoli/Larino opera una unica Unità Speciali di Comunità Assistenziali.

Sulla mozione approvata oggi in Aula riguardo al potenziamento delle Usca in basso Molise è intervenuta la portavoce del Movimento 5 Stelle in Consiglio regionale, Patrizia Manzo, che dice “Davanti alla recrudescenza della pandemia, le istituzioni devono avere il coraggio di scelte immediate e concrete, scelte che riescano a garantire la giusta assistenza a ogni singolo cittadino in maniera commisurata alla gravità del quadro clinico, perché questo vuol dire mettere in sicurezza il paziente e non affollare i pronto soccorso in maniera ingiustificata.

Seguendo questa linea, insieme ai colleghi del Movimento 5 Stelle, ho presentato una mozione a mia prima firma che chiede di potenziare le Unità speciali di Continuità assistenziale in base alla diffusione del virus e al numero di abitanti.
La mozione, approvata all’unanimità, è incentrata sulla gestione domiciliare dei pazienti con infezione da SARS-CoV-2, ma vuole avere una visione più ampia, sull’intera gestione della pandemia in Molise.

Quando parliamo di sanità, si parla sempre di ospedalizzazione, con un visione politica ospedalocentrica che tuttavia dimentica alcuni passaggi a monte.

In Molise, infatti, manca un’assistenza efficace sul territorio di supporto ai medici di medicina generale e alle comunità, mancano luoghi per pauci sintomatici, per le sub intensive, poco si sta facendo per evitare accessi impropri ai pronto soccorso. Inoltre non è chiaro come si voglia curare chi esce da una terapia intensiva, non si affronta il problema della riabilitazione e molti medici di medicina generali sono lasciati soli.
Tutte queste carenze stanno evidenziando la loro drammaticità nel basso Molise. Solo tra Termoli e Campomarino abbiamo oltre 500 positivi. Intanto in troppi casi sindaci e medici sono costretti a distribuire ai cittadini ossigeno, medicinali, finanche generi alimentari. Esempi che raccontano un territorio lasciato solo dalle istituzioni proprio nel momento delle difficoltà.

Ma c’è di più: nonostante 28 comuni in zona rossa e l’unico spoke, il San Timoteo di Termoli, in difficoltà già prima della pandemia, e nonostante una popolazione di oltre 100.000 abitanti, un terzo della regione, in basso Molise è prevista una sola Usca da quattro operatori.

Tuttavia le Unità speciali sono uno tra i tanti fattori che fanno la differenza nella gestione dell’emergenza sanitaria garantendo le cure ai malati al loro domicilio e, quindi, contribuendo a contenere il contagio. Inoltre il parametro che lega il numero di Unità speciali ai 50.000 abitanti non è vincolante ma deve tener conto del numero dei contagi.

Quindi non ci sono scuse: non c’è più tempo e dobbiamo intervenire subito, perché prima si interviene nelle cure domiciliari, prima si riesce a ridurre le ospedalizzazioni e gli ingressi nelle terapie intensive.

La mozione approvata oggi in Consiglio, per la quale ringrazio tutte le forze politiche, impegna il Presidente della Regione a interessare l’unità di crisi affinché si potenzi con tempestività il numero delle Usca nel territorio interessato, coerentemente al numero di abitanti e all’incidenza della malattia, per garantire un’assistenza tempestiva ai tanti positivi a domicilio. Toma dovrà relazionare sulle decisioni prese già al prossimo Consiglio.

Bisogna mettere in rete i Medici di Medicina generale e i Pediatri di Libera Scelta, che conoscono le comunità in termini sanitari e sociali, con il personale Usca adeguatamente formato e con eventuali unità di assistenza presenti sul territorio, perché insieme possono avere un ruolo cruciale soprattutto per individuare i soggetti a rischio contagio e segnalare i casi sospetti.

C’è un territorio lasciato solo dalle istituzioni, c’è una comunità fiera, fatta di medici, amministratori locali e cittadini, che a testa bassa lavora in ogni condizione per uscire dalla crisi. Le istituzioni hanno il dovere di chiedere scusa a tutti loro, ma deve soprattutto aiutarli subito, con soluzioni veloci ed efficaci”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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