Insieme per il benessere, vene varicose: un  disturbo da non sottovalutare

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CAMPOBASSO – Le vene varicose sono vene gonfie e ingrossate che, di solito, si manifestano su gambe e piedi. Possono apparire di colore blu o viola scuro e, spesso, assomigliano a dei cordoni dall’andamento tortuoso. Ma non  rappresentano solo un problema estetico,  secondo recenti studi clinici, sarebbero associate a un aumento del rischio di trombosi venosa profonda, embolia polmonare e ulcere venose.

L’argomento è stato affrontato durante la tavola Insieme per il Benessere – tecniche d’avanguardia per il trattamento delle vene varicose”. quinto appuntamento del percorso insieme in salute che ha registrato una grande partecipazione:  quasi 3 mila visualizzazioni solo  su Facebook

Ne hanno discusso, rispondendo in diretta alle domande sui social,:  Celeste Condorelli, Amministratrice Delegata Gemelli Molise, Pietro Modugno, Responsabile UOSD Chirurgia Vascolare Gemelli Molise, Amelia Mascioli, Presidente Centro Sportivo M2, Denny Berardinelli, Direttore Fonte del Benessere Resort, Stefano Maggiani, Presidente Lions Club Campobasso – Consigliere dell’ Ordine degli Avvocati di Campobasso, Cristina Ratino, Auser Molise. Ha moderato l’incontro la   giornalista Tiziana Curaro.

“Le vene varicose non sono un problema meramente estetico” commenta Pietro Modugno, Responsabile UOSD della Chirurgia Vascolare  “se non curate adeguatamente  possono determinare una insufficienza venosa importante,  che può causare, nei casi più gravi,  delle ulcere varicose e trombosi venosa profonda  che può generare anche un’ embolia polmonare” conclude Modugno

Oltre al classico approccio chirurgico tradizionale,  è possibile intervenire con approccio endovascolare come la termoablazione o la radiofrequenza.  Da pochi mesi è stata sviluppata anche un nuova metodica:  l’Ablazione Endovenosa Meccano-Chimica, che  costituisce l’ultima e la più moderna tecnica di trattamento delle varici della grande e piccola safena. Il metodo ablativo meccano-chimico provoca l’occlusione venosa con una doppia modalità: un filo rotante (3500 rpm) posizionato all’interno della vena attraverso un catetere determina un danno irreversibile della parete interna della vena stessa; attraverso lo stesso catetere si effettua contemporaneamente l’infusione di un liquido sclerosante che viene “spruzzato” direttamente sulla parete venosa danneggiata, portando alla occlusione immediata della vena (verifica ecodoppler al termine della procedura). L’introduzione del catetere viene realizzata con accesso percutaneo ecoguidato (stesso metodo usato con Laser e RadioFrequenza), ma senza necessità di eseguire una anestesia tumescente lungo la coscia o lungo il polpaccio, accorciando ulteriormente i tempi di esecuzione dell’intervento.

La tecnica è sicura e si avvale di metodiche ripetibili e non invasive. I vantaggi per i pazienti sono molteplici: il trattamento è ambulatoriale, viene condotto in anestesia locale e si può associare a millimetriche incisioni alla coscia e gamba per rimuovere eventuali varici inestetiche. La mancanza di tagli chirurgici significa anche assenza di punti di sutura e di eventuali ematomi. Il paziente può muoversi immediatamente dopo il trattamento e può riprendere le normali attività quotidiane in un paio di giorni. Le differenze con l’approccio tradizionale sono enormi: la necessità di rimuovere chirurgicamente la vena malata comporta molteplici complicanze e forti dolori post operatori.

La nuova metodica prevede una unica infiltrazione di una piccolissima dose di anestetico locale nel punto di introduzione del catetere: il trattamento è pressoché indolore, l’unica sensazione avvertita sarà una sorta di “vibrazione” durante la retrazione del catetere. Al termine dell’intervento, senza incisioni né cicatrici, si può ritornare immediatamente alle proprie attività: l’unica prescrizione sarà quella di camminare per almeno 15-20 minuti appena finita la procedura, e di indossare una calza elastica per 15-20 giorni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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