AMBIENTE – Usb Molise “Con il Recovery Fund priorità alla manutenzione del territorio”

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CAMPOBASSO – Recovery Fund, sviluppo sostenibile e riequilibrio sociale e strutturale tra Nord e Sud e soprattutto une vera politica e programmazione green attraverso la bonifica il riassetto del territorio e una nuova programmazione del paesaggio e delle sue principali componenti.

L’Unione sindacale di base settore Forestali detta le sue idee “Abbiamo la grande possibilità – dice Giuseppe Pavone di Usb Forestali -, per promuovere la crescita economica del Meridione e riallinearne l’economia alle altre regioni italiane ed europee, affinché il Sud torni a contribuire allo sviluppo del Paese. E’ fondamentale arrestare il crescente divario infrastrutturale tra regioni meridionali e settentrionali d’Italia: colmare il deficit di reti stradali, ferrovie veloci, infrastrutture portuali e autostrade del mare, è essenziale per mettere a sistema un territorio oggi frantumato con aree costiere e aree interne reciprocamente inaccessibili. Tra gli obiettivi economico-sociali di lungo termine che l’Italia dovrebbe perseguire vi è quello di elevare gli indicatori di benessere, equità e sostenibilità ambientale, il raddoppio del tasso di crescita del Pil, dallo 0,8% dell’ultimo decennio all’1,6%, e l’aumento di 10 punti percentuali del tasso di occupazione. Per il raggiungimento di tali obbiettivi fondamentale il processo di Digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo. Particolarmente fondamentale la realizzazione dell’Alta velocità ferroviaria al Sud, la revisione delle concessioni autostradali al fine di garantire maggiore trasparenza e competitività nonché il costante miglioramento del servizio per gli utenti, prestare attenzione all’equità sociale, di genere e territoriale mediante la creazione di posti di lavoro e tutela del reddito, oltre a politiche attive anche a favore dell’occupazione giovanile, dal contrasto al lavoro sommerso all’«empowerment femminile» con percorsi di formazione, occupabilità e autoimprenditorialità a favore delle donne, la riforma dell’Irpef e l’attuazione del Piano Sud 2030. Particolare attenzione alla macroarea ‘salute’ che necessita di progetti volti a migliorare la qualità ricettiva degli ospedali, compresi i letti in terapia intensiva, la digitalizzazione dell’assistenza medica, promuovendo la
diffusione del fascicolo sanitario elettronico e la telemedicina, la diffusione delle strutture del SSN, il sostegno alla ricerca medica, immunologica e farmaceutica, le cure a domicilio per superare le attuali carenze del sistema delle Rsa.

Ammodernamento anche del sistema scuola con il cablaggio con fibra ottica delle infrastrutture scolastiche e universitarie da riqualificare anche in chiave di efficienza energetica e antisismica. il potenziamento degli asili e i nidi tra zero e sei anni. il potenziamento della ricerca, la riqualificazione e formazione del personale docente, la digitalizzazione dei processi e degli strumenti di apprendimento.
Necessari interventi infrastrutturali, di sistema, per far emergere dalla condizione di marginalità le aree interne. C’è necessità di una caratterizzazione territoriale degli interventi. un “Piano Italia” che, partendo dalla trasformazione dei sistemi economici territoriali, sviluppasse una prospettiva economica globale. “Transizione digitale” e “transizione verde” sono due meravigliosi propositi, ma rimangono due titoli. Per riempirli di significati è necessario capire come si declinano sia a livello territoriale sia, trasversalmente, all’interno dei singoli sistemi economici del Paese. Le riforme strutturali che accompagneranno il Recovery Plan dovranno essere dotate -ciascuna e nel loro
complesso di una declinazione in chiave meridionalista. Il Recovery Fund è l’appuntamento per sottolineare l’importanza anche di una gestione forestale sostenibile nella transizione verde europea e per il contrasto alla crisi climatica, elevando gli indicatori di benessere, equità e sostenibilità ambientale.

La questione ambientale è una delle sfide più importanti che l’Unione Europea, ed in particolare l’Italia, si trova ad affrontare. La Commissione europea, ai fini della redazione dei Piani Nazionali di Rilancio e Resilienza, ha dettato alcune direttrici comuni tra le quali, oltre a resilienza e sostenibilità sociale, transazione digitale, innovazione e competitività, vi è la promozione della transizione ambientale. Il PNRR italiano prevede tra i Cluster di intervento di attuare una “Rivoluzione verde e transizione ecologica” e di promuovere una mobilità pubblica e privata a impatto ambientale sostenibile. Il PNRR evidenzia, infatti, come in Italia sia necessario investire nella produzione di energia da fonti rinnovabili e promuovere l’economia circolare. L’inquinamento dei centri urbani assieme ad un importante inquinamento del suolo e delle acque, richiedono un intervento tempestivo. Per realizzare questo “storico” cambiamento in chiave green, è necessaria l’adozione di piani urbani e regionali per il miglioramento della qualità dell’aria e la forestazione urbana, la riconversione della produzione e del trasporto di energia in chiave sostenibile, l’adozione di criteri ambientali minimi.

Ingenti risorse saranno destinate a programmi di rigenerazione urbana diffusa con milioni di alberi per il rimboschimento qualificato di tante aree verdi. Prevedere infrastrutture per una graduale de-carbonizzazione nei trasporti, piani di forestazione urbana e anche rimboschimenti per limitare i rischi idrogeologici; investimenti in economia circolare partendo da rifiuti e fonti rinnovabili; gestione integrata del ciclo delle acque; fiscalità di vantaggio per le imprese sostenibili; sostegno alla transizione ecologica per l’agricoltura, l’industria e la siderurgia. Fondamentale anche contribuire all’innovazione tecnologica del settore in maniera capillare e diffusa nei territori rurali, nonché all’ampliamento della pianificazione forestale per la definizione dei territori boscati e delle loro specifiche vocazioni. Affinché il patrimonio forestale italiano venga valorizzato servono anche una sostanziale riduzione delle imposte che renda possibile la ricomposizione fondiaria dei terreni agricoli abbandonati, strumenti di assicurazione per il settore forestale, per poter affrontare la sfida delle minacce alle foreste legate al cambiamento climatico. la transizione annunciata non può essere una lista di provvedimenti di quello che non si è potuto realizzare negli scorsi decenni, opere che possono produrre effetti potenzialmente deleteri sugli ecosistemi e sui paesaggi italiani. I progetti,
se realizzati senza tener conto di una strategia comune di riferimento, oltre che a produrre effetti negativi sulla funzionalità delle reti degli ecosistemi e sui valori dei paesaggi culturali urbani, possono arricchire le tante “cattedrali nel deserto”. Prioritari nell’impiego delle risorse del Recovery Fund quei progetti che rispettino una visione d’insieme coerente, una nuova strategia per la difesa della biodiversità del prossimo decennio.

Un piano nazionale e regionale per la manutenzione del territorio, il suo riassetto idrogeologico e la sua messa in sicurezza; un piano straordinario per la tutela dei beni culturali ;un piano nazionale e regionale di tutela del paesaggio; potenziare la politica sui parchi; contrastare il consumo di suolo, per far fronte alla crisi climatica, per migliorare la stessa capacità di resilienza delle città, il potenziamento della forestazione urbana e forestale; abbattimento delle emissioni di gas serra ; potenziare la politica sui parchi; contrastare il consumo di
suolo, per far fronte alla crisi climatica, per migliorare la stessa capacità di resilienza delle città, senza trascurare il miglioramento delle “reti ecologiche” e dei servizi ecosistemici, il rafforzamento della biodiversità, il potenziamento della forestazione urbana e forestale; prevedere incentivi fiscali (defiscalizzazione totale degli interventi di recupero immobiliare, abbattimento delle aliquote IRPEF e IRAP per chi si trasferisca in aree al di sotto di una certa soglia di PIL medio p/c italiano);collegare gli stessi bonus derivanti dal Recovery Plan ad un obbligo di permanenza nelle località che hanno attratto quei fondi, o in capo ai nuclei familiari titolari del beneficio; sviluppare progetti di mobilità rispettosi della fragilità delle aree collocate spesso proprio nelle aree interne: quindi privilegiare l’ampiamento degli assi viari già esistenti più che lo stravolgimento del territorio con investimenti devastanti; Delocalizzare università e centri di ricerca verso aree a rischio di sparizione Attuare quella “rivoluzione verde e transizione ecologica” che il governo ha inserito tra le linee guida del Recovery Plan prevedendo investimenti finalizzati a conseguire gli obiettivi dell’European Green Deal. Queste risorse possono e devono segnare la rinascita del Sud come secondo-motore del Paese. Fondamentale la struttura di governo sulla definizione del livello territoriale di programmazione e attuazione e sulle linee di intervento. Il Piano dovrebbe definire come integrare le specificità territoriali con le necessarie linee di intervento nazionali, riconoscendo un peso differente di intervento in quelle aree che hanno maggiore necessità di trasformazione. Non è una mera
difesa degli interessi meridionali ma non può esserci sviluppo senza un riequilibrio del Paese, soprattutto in merito alle infrastrutture materiali e immateriali. In questo contesto, per realizzare davvero una rivoluzione verde e una reale transizione ecologica, riteniamo fondamentale e imprescindibile il ruolo dell’operatore idraulico forestale fin ora invisibile e sistematicamente posto ai margini della programmazione di questa Regione. Noi come USB ci batteremo convinti che questo è il momento giusto per far emergere i lavoratori forestali dalla annosa e dannosa precarietà. L’Europa ci misura non sui “sogni politici” ma sulla capacità reale di realizzare le cose. Senza un adeguato piano di riforme è impossibile spendere una massa economica assolutamente fuori scala rispetto a qualsiasi intervento straordinario mai realizzato nel nostro Paese. La riforma del sistema amministrativo, la revisione del codice degli appalti e la riforma della giustizia civile – conclude Pavone – rappresentano la base su cui misurarci e hanno rappresentato il principale fallimento dei vari governi precedenti. Sono le precondizioni necessarie per rendere realizzabile il Pnrr e trasformarlo da “libro dei sogni” in un’opportunità per il Paese. Queste le condizioni minime, ma si può e si deve essere più ambiziosi.”

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