Asrem, Pastore: “Una sentenza del Tribunale di Isernia riconosce le mie ragioni per quanto concerne la libertà di parola”

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ISERNIA – Nel pomeriggio di oggi, venerdì 30 aprile, il dr Lucio Pastore, dirigente medico del Pronto Soccorso dell’ospedale ‘Veneziale’ di Isernia, ha convocato una conferenza stampa per rendere nota una sentenza emessa dal Tribunale di Isernia che lo vedeva ricorrente contro l’Asrem.

I fatti si riferiscono ad un’intervista rilasciata alla stampa dal dr Pastore nella quale affermava: “La gestione familistico-clientelare che ha portato al moltiplicarsi di strutture inutili per soddisfare le esigenze di parenti e amici, senza alcuna reale necessità per la popolazione, e gli accreditamenti privati pletorici, fatti sempre in ottica clientelare per spostare fondi pubblici per profitti privati, hanno determinato una decadenza del sistema; – La classe dirigente e politica appare del tutto inadeguata a dare una risposta a questa crisi, come è evidenziato da tempo”.

Ebbene, a parere del giudice dott.ssa Elvira Puleio, tale dichiarazione, sia per la sostanza delle affermazioni che per la forma con la quale sono state espresse, non puo’ essere in alcun modo considerata lesiva dell’onore o della dignità del datore di lavoro del dr Pastore. Il tribunale, in funzione di Giudice del Lavoro, ha accolto il ricorso e annullata la sanzione disciplinare irrogata dall’Asrem al ricorrente Lucio Pastore e, per effetto, ha condannato l’Asrem alla restituzione di euro 651,27 (lordi) oltre agli interessi e al danno di svalutazione. L’azienda sanitaria regionale è stata condannata anche alla refusione delle spese processuali in favore di Pastore.

Soddisfazione è stata espressa dal dirigente medico, assistito dagli avvocati Oreste Scurti, Pietro Adamo e Marianna Salemme: “La sentenza, emessa dal Tribunale di Isernia, ha riconosciuto le mie ragioni per quanto concerne la libertà di parola – ha affermato Pastore -. Io ero stato condannato a tre giorni di sospensione dal lavoro perché avevo espresso pareri molto forti relativi sulla gestione politica della sanità – continua – che con una gestione familistico-clientelare e, con uno spostamento dei fondi sulle strutture private, stava facendo degenerare quella che era la sanità. E si è visto perché proprio in epoca Covid, ci siamo resi conto dello sfascio sanità. In una regione di 300mila abitati, ci sono stati quasi 500 morti e un indice Rt tra i più alto d’Italia, quindi qualcosa non funziona e l’avevo denunciato. L’Asrem ritenne che io non potessi parlare invece, il giudice, ha ribadito la mia facoltà di poter parlare in base all’art. 21 della Costituzione, cosa che ho sempre evidenziato, e ha condannato l’Asrem a pagare le spese più a restituire le somme che mi ha trattenuto. Questa sentenza – conclude Pastore – ha una valenza non solo locale ma anche nazionale perché c’è la volontà di mettere il bavaglio a tutto il personale sanitario che cerca di esprimere il disagio in un momento di drammatica difficoltà della sanità italiana”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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