
VENAFRO – Decenni addietro, mancando l’acqua corrente nelle case venafrane, si andava per acqua alla fonte pubblica “Le Quattro Cannelle” per ogni necessità domestica, ossia cucinare, lavarsi, bere ect.
La preziosa risorsa idrica veniva portata nelle tipiche ed indimenticabili tine di rame poggiate in testa dalle donne di ogni età che ben volentieri si prestavano alla bisogna, sobbarcandosi i cinque/dieci litri d’acqua poggiati sul capo – previo fazzoletto arrotolato in testa per attutire l’impatto del corpo metallico ricolmo d’acqua – per portarli sino a casa. Si partiva dal rione Ciaraffella e si attraversavano con le tine in testa ricolme d’acqua i diversi quartieri del centro storico, oltretutto in salita. Una faticaccia di non poco conto che però le donne venafrane accettavano col sorriso sul volto al fine di soddisfare ogni necessità di mariti, figli ed anziani in casa. E spesso i viaggi d’acqua verso “Le Quattro Cannelle” e ritorno a casa erano più di uno in una stessa giornata! Tutto questo per dire della primaria importanza di siffatto impegno femminile dei decenni andati e della rilevanza sociale di quanto le donne venafrane all’epoca facevano. Tanto importante, significativo ed indelebile che a distanza di decenni c’è chi ha ritenuto di dar vita ad un lavoro pittorico particolare al fine di esaltare il ricordo della “Popolana venafrana con la tina”.
Vi ha pensato infatti Nicandro Senerchia, oggi pensionato dopo essere stato apprezzato lavoratore del settore edile, che ha realizzato un suggestivo quadro che ben volentieri mostra a vicini di casa e a quanti transitano per le Manganelle, il rione venafrano più a nord dell’abitato e che prende il nome dall’antica porta omonima situata in zona, ossia Porta delle Manganelle, storica ed importante quanto si vuole ma che versa in totale abbandono e decadenza. Ebbene il buon Nicandro, munitosi di materiale su cui lavorare e di colla, colori e pietre da attaccare, ha prima disegnato sul pannello la figura della popolana venafrana con la tina in testa e in abiti del tempo andato, dopodiché ha attaccato centinaia di pietre di ogni dimensione e le ha colorate con scrupolosa accortezza per dar vita a popolana, tina, abbigliamento e ambiente circostante. Alla fine ecco venir fuori l’originale mosaico de “La popolana venafrana con la tina”, lavoro quanto mai suggestivo, particolare ed apprezzato da tutti, quale momento indimenticabile della vita delle generazioni trascorse!
Perciò “Chapeau” Nicandro per il tuo quadro, segno evidente di amore per la città.
Tonino Atella
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